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IL BLOG DI ICARUS

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July 23

IDOSE : CYBER-DROGA

idose

Cyber-droghe: dalla siringa alle cuffie

http://idose.net/images/Products/idose.png


Nel 1981 esce nelle sale cinematografiche il film “Brainstorm: generazione elettronica”, interpretato da Christopher WalkenNatalie Wood.
La storia racconta della scoperta sensazionale fatta da una importante industria: una macchina in grado di registrare immagini, sensazioni ed emozioni e trasmetterle da una mente all'altra. I servizi segreti statunitensi ne intuiscono subito le potenzialità applicative in ambito bellico e di controllo mentale.
L’attrice Natalie Wood muore prematuramente prima che fossero terminate le riprese…
La sua morte è tuttora avvolta in un alone di mistero: caduta durante la notte dal suo yacht Splendor, sul quale era in compagnia del marito e dell'attore Christopher Walken, il suo corpo è stato trovato al largo dell'isola di Santa Catalina.

Nel 1995 esce “Strange Days” il film prodotto e scritto da James Cameron.
La storia in questo caso si svolge durante gli ultimi giorni del 1999 in una Los Angeles trepidante nell’attesa del Nuovo Millennio. Le droghe, in questa visione futurista molto “noire”, si chiamano “wire-trip clips”: in pratica delle “registrazioni di esperienze” digitali. Attraverso un congegno chiamato Squid, vengono registrate dalla corteccia cerebrale delle persone che vivono una esperienza particolare (violenza, stupro, rapina, ecc.) tutte le sensazioni, emozioni, suoni e trasferite poi dentro un minidisk.
Con un lettore apposito chiunque può rivivere quelle esperienze, come se fossero reali.


In luglio 2008 il Gat, il “Nucleo speciale frodi telematiche” della Guardia di Finanza scopre su internet un traffico di “cyber-droghe”, in pratica “brani musicali”, “sequenze sonore” che riescono avere sulla psiche delle persone che le ascoltano, effetti simili alle droghe tradizionali.
Purtroppo non si tratta di un film di fantascienza ma è l’ennesimo caso in cui la realtà supera la più fervida immaginazione.
Questi brani o sequenze, utilizzano frequenze infrasonore (dai 3 ai 30 Hz) che agiscono direttamente nel sistema nervoso centrale provocando reazioni che vanno dall’eccitazione al rilassamento.
I nomi di questi “file” venduti in rete, sono gli stessi delle medesime droghe: “Marijuana”, “Cocaina”, “Acid-QH”, “Hand of God”, “Trip”, “Peyote”, “Out of body”, “Ecstasy”, ecc.


Attualmente le “i-dose” (i-pod, i-phone, ecc.), cioè le “dosi virtuali”, vengono cedute a prezzo simbolico, ma a differenza delle droghe classiche, queste possono essere consumate (ascoltate in cuffia) e poi passate agli amici.
La prima “dose” è gratuita, come fanno i veri pusher, e poi il cliente si affeziona (diventa dipendente) e alla fine le paga.
Il colonnello della Guardia di Finanza Umberto Rapetto, durante una intervista alla giornalista Emanuela Falcetti su Radio Rai, specifica che “questi suoni non sono udibili, le mischiano (droghe). Le mischiano o alla musica o, immagino, anche a dei messaggi di voce, eccetera, che possono arrivare agli adulti.”
“Il nostro cervello reagisce e può avere degli impulsi che possono portare ad un’euforia incredibile oppure a rilassarci in maniera strepitosa. (…) È un cosa che è stata rilevata in termini scientifici e noi ce ne siamo preoccupati sotto quest’ottica, di sicurezza sociale”
Ecco la conferma che anche la scienza ufficiale è a conoscenza della possibilità che alcune “vibrazioni”, “frequenze” sonore possono interagire direttamente nel cervello!

Alla domanda della Falcetti in merito alle istruzioni per l’uso, il colonnello risponde che purtroppo non si tratta di una bufala “perché è tecnicamente possibile”.
La tecnica esiste eccome: le ingerenze esterne mediante frequenze sonore, onde elettromagnetiche, sono un dato di fatto: i messaggi subliminali (a sfondo sessuale e/o satanico) inseriti nella musica, i vari progetti di controllo mentale come l’Mk-Ultra, ne sono la prova, e purtroppo la punta dell’iceberg.

Quello che dovrebbe far pensare è che la tecnica usata nelle cyber-droghe, è molto versatile: una frequenza sub-sonica, non si percepisce, e quindi può essere inserita nei messaggi vocali, nelle suonerie dei cellulari (distribuite gratuitamente o acquistabili per pochissimi euro!), nei brani musicali, mischiata all’audio televisivo, ecc.
Lo sa molto bene anche la “radionica”: la tecnica di riequilibrio energetico che nasce agli inizi del secolo scorso.
Il grande pioniere britannico George de la Warr , la definiva come: “la scienza che studia l’azione della mente sulla materia e l’unione di tutte le cose”.[1]
In questo caso però non si tratta dell’azione del pensiero sulla materia, ma delle vibrazioni sonore (frequenze, suoni) sulla materia fisica organica.
La Fisica speciale afferma da oltre un secolo che tutto è energia; la Fisica quantistica va oltre spiegando che tutto è collegato e che lo spazio vuoto non esiste.

Diversi ricercatori del secolo scorso, soprattutto russi, sono riusciti a stabilire le frequenze specifiche di ogni organo umano (visto che la materia è energia). Questo significa che il fegato, il cuore e tutti gli apparati hanno una loro frequenza specifica. Conoscendo queste frequenze è possibile inviare delle vibrazioni specifiche che possono interagire direttamente con l’organo corrispondente.
Sapete questo cosa implica? Una frequenza corretta può sostenere la funzionalità (salute), mentre un’altra vibrazione potrebbe comprometterla (malattia).
Nel caso specifico delle cyber-droghe, si è riusciti per caso a decodificare la frequenza di lavoro di alcune funzioni del sistema nervoso centrale? Ecco un esempio per capire: il principio farmacologico della cocaina blocca il recupero della dopamina (neurotrasmettitore o neuro-ormone rilasciato dall’ipotalamo), provocando un aumento della dopamina stessa, con i risultati psicofisici che tutti purtroppo conosciamo.
Se un messaggio infrasonoro (frequenza specifica), riesce per esempio a bloccare nella stessa maniera il recupero della dopamina nel sistema nervoso centrale, si otterrà lo stesso effetto fisiologico della cocaina? Rispondere a questa domanda non è facile, ma stando agli ultimi sviluppi sembrerebbe proprio di sì.


sito idoser.com


July 03

VIVERE

VIVERE
ALEXANDER POPE

Ci si affanna ad esistere,ci si affanna a capire, a spiegare. Si vive senza vivere,
si pensa senza pensare.

Nulla è + vuoto di una riflessione esistenziale. Sai perchè? perchè non siamo...nulla.

Bella considerazione, peccato che non abbia senso, visto che è solo una
riflessione esistenziale che come ho detto non vale nulla.

Si lo so ma c'è bisogno anche di riflettere sul nulla se non altro per elevare la
nostra piccola mente verso pensieri cosmici e astratte percezioni che inebriano
la nostra esistenza poco nobile.

Una vita saggia è una nobile vita...NO! una vita saggia è una vita sprecata.
Anche una vita indecorosa e superficiale è una vita sprecata.

Come è una vita perfetta? ancora non lo so. Ne ho un'idea,ci sto lavorando su
no non è vero attendo solo, sperando che la teoria della vita senza attesa sia esatta.

Vivere senza attese ne pretese,vivere perchè per morire c'è tutta la vita.


July 01

QUESTA TRISTE DERIVA...

QUESTA TRISTE DERIVA...
  Di Luca Trinchieri
http://locali.data.kataweb.it/kpm2glocx/field/image/kpmimage/1369947       http://www.meltingpot.org/IMG/cache-225x165/arton935-225x165.jpg      
 Roma - C´è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana
 si diverte a Trastevere il venerdì sera. L´ora dell´aperitivo. Le vie
 attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di
 venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini
 alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa.
 Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha
 tutta l´impressione di dover essere riempita. È la prima operazione
 contro i venditori ambulanti dopo l´entrata in vigore del decreto
 sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine
 pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la mia. È un istinto di controllo.
 I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta
 sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un
 indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la
 paura, la rassegnazione, fuorché l´istinto di scappare. È ammutolito. Un
 donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende
 quando l´agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano
 appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «fammi mettere nella
 borsa, almeno!» dice all´agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco
 il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? - dice - non
 stavo facendo nulla di male». All´agente scappa un sorriso, forse un po´
 amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge.
 Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare
 questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall´agente, che se ne va
 e lascia il
 posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice
 senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo
 stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione econ le mani occupate dice
 «dove andiamo, di qua?», mascherando con l´orgoglio la
 paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l´ironia però,
 quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli,
 vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si
 toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».
 Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in
 tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma
 gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le
 braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che
 avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare
 nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un

 agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di
 Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli
 lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in
 borghese che è lì a dirigere l´intera operazione. «Dottò, Capitano,
 Maresciallo, giuro che non lo farò mai più...». Si sbraccia, sembra un
 bambino appena messo in punizione dalla mamma. L´uomo in borghese si
 mostra irremovibile, ma si capisce
subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati - 7
 persone, tutte straniere - non sono più a vista, lo lascia andare.
 A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento,
 «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli
 stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via,
 identificatelo, e controllate - aggiunge guardandomi negli occhi -
 perché ha l´alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo
 prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per
 fortuna non è ancora reato, comunque.
 Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri,
 tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima,
 ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell´elenco
 dei fermati» dice l´uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un
 collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato.
 «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L´uomo con la
 polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se -
 dice - non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle,
 ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di
 soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta
 veritiera. «Certo che non avevi proprio nient´altro di meglio da fare»,
 dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una
 risposta». L´uomo in rosa, che ha la mia carta d´identità e sta
 scandendo il mio nome
 per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto
 pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e
 infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a
 me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione».
 Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l´uomo in
 borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere
 identificarsi. Un altro poliziotto - ma quanti ne ho attorno, quattro,
 cinque? - mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza,
 è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente,
 chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi
mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si
 farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe
 la discussione l´uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di
 andare da lui. «Vuoi andare?»
 «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito - si
 spiega - hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono
 stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi
 accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l´uomo
 che comanda l´operazione, quello dell´alito puzzolente. Mi chiedo se
 tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il
 suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l´operazione
 concludersi, fino all´istante i cui gli immigrati vengono caricati sul
 furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c´è altro da
 fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa
 triste deriva, quest´inverno italiano che avanza. Oggi inizia l´estate.
 Evviva.
June 27

ESERCITI IN C ITTA'


GLI ESERCITI NELLE CITTA' DEL FUTURO


Ecco cosa riporta il “Rapporto Urban Operations in the Year 2020 redatto dalla RTO (Studies Analysis and Simulation Panel Group, SAS-030).
La RTO, l’Organizzazione per la Ricerca e la Tecnologia della NATO è il centro di convergenza delle attività di ricerche/tecnologiche (R&T) per la difesa in seno della NATO.
L’Operazione Terrestre o Operazione Urbana (UO-2020) all’orizzonte dell’anno 2020 è uno studio che esamina la natura probabile dei campi di battaglia, i tipi di forze terrestri le loro caratteristiche e capacità.
Lo studio ipotizza l’andamento della popolazione mondiale entro l’anno 2020. Entro questa data il 70% della popolazione mondiale vivrà all’interno di zone urbane.
Il numero delle persone nel mondo supererà i 7,5 miliardi e ciò sarà causa di una spaventosa crescita demografica nelle città e/o metropoli incrementando l’urbanizzazione, provocando povertà, scontri e tensioni sociali.
La necessità di una presenza (militare) massiccia e dominante, tanto morale quanto psicologica, spesso su periodi di tempo prolungati, resterà una caratteristica unica e persistente delle Operazioni Urbane. Questa necessità entrerà nel conflitto attraverso la domanda pressante da parte del mondo politico e del grande pubblico per azioni rapide, decisive e chirurgiche…

Ricapitolando:
-         le guerre future saranno all’interno delle città;
-         avremo eserciti lungo le strade (NATO o forze militari preposte);
-         dal punto di vista psicologico sarà normalissimo avere militari armati in città;
-         politici e cittadini richiederanno l’intervento dell’esercito;
-         le forze militari utilizzeranno ogni sorta di arma (letale e “non-letale” ad alta energia);
-         sommosse, scontri sociali, manifestazioni potranno essere sedate dall’esercito…
-         stiamo andando verso la costituzione di uno “Stato militarizzato”.  

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Esercito a pattugliare le strade delle grandi città.
Ma solo per pochi mesi?
Antonio Camuso – Osservatorio sui Balcani – 25 giugno 2008

Manovra propagandistica del governo Berlusconi o naturale conseguenza di piani decisi da oltre dieci anni da alcuni paesi della NATO?

Questa affermazione non è l'ennesimo tentativo maldestro di voler accollare a carico dell'Alleanza militare occidentale oscuri disegni di militarizzazione della nostra società, bensì il frutto di nostre ricerche su alcuni progetti, condotti sotto la guida del Pentagono e riguardanti l'uso degli eserciti nelle megalopoli del futuro.
Si tratta del lavoro di esperti NATO UO 2020 nel gruppo di studio SAS 30 Urban Operation in the year 2020 , al quale partecipano dal 1998 esperti di sette Nazioni della NATO ( Italia, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Stati Uniti d'America ) e che ha gettato le basi per l'evoluzione dell'impiego dello strumento militare nello scenario più probabile del prossimo futuro.

Lo studio NATO U.O. (Urban Operations) 2020
Questo studio, ultimato negli ultimi mesi del 2002 e reso pubblico nei primi mesi del 2003, prima della guerra in Iraq, rende esplicito come in maniera omogenea il nocciolo duro del militarismo mondiale ritiene più che probabile le città del futuro come campo della Battaglia Finale, quella per la sopravvivenza del sistema capitalista e che il ruolo dello strumento militare avrà un carattere dominante anche in quelle che sembrerebbero essere normali operazioni di polizia urbana.
E' l'ambiente urbanizzato che si qualifica come il contesto nel quale l'Umanità del ventunesimo secolo condurrà una difficile vita: le sterminate megalopoli abitate da decine, se non centinaia, di milioni di esseri umani concentreranno nel loro interno tutte le contraddizioni della società capitalista allo stadio supremo.

Differenze di classe e azzeramento dei servizi sociali capaci di attutire il senso diffuso di ingiustizia, degradamento delle complesse regole di interazione tra diversi strati della popolazione, scarsità di cibo e di lavoro genereranno forti conflitti tra diversi strati sociali,coinvolgendo il sistema statale locale e/o organismi e attività multinazionali
In questo contesto che le normali forze di polizia non saranno in grado di condurre operazioni tra folle "ostili" o semplicemente "complici" dei nemici da colpire e neutralizzare senza il rischio di forti perdite o addirittura ritirate catastrofiche da banlieus in fiamme. Rischi di effetto domino su scala mondiale con scene di folle tumultuanti, affamate e disperate che assaltano centri commerciali, quartieri dell'alta borghesia e centri di potere provocherebbe il panico nell'intero sistema capitalistico. L'invio dell'esercito condotto con armi tradizionali e all'ultimo momento potrebbe essere addirittura controproducente scatenando ancor più le folle e i partiti di opposizione.
Per questo motivo nello studio UO2020 si consiglia così di iniziare gradatamente in base alle necessità ad utilizzare l'esercito in funzione di ordine pubblico man mano che la crisi mondiale quella che è ipotizzata per il 2020, si avvicina.

Piccoli interventi crescono.
Nel frattempo ogni paese aderente a questo gruppo compresa l'Italia deve finalizzare reparti appositi che si specializzino per condurre le operazioni di contenimento delle folle e di controllo del territorio compresi i rastrellamenti a caccia di sovversivi ed agitatori nei quartieri.

Il ruolo italiano nella costituzione dell'esercito internazionale antisommossa 
L'Italia in questo campo ha proposto la possibilità di sviluppare nuove specializzazioni e di preparare personale addestrato a muoversi e combattere negli ambienti urbani ove occorre isolare quartieri, edifici, abitazioni, ma anche padroneggiare gli impianti di comunicazioni e distribuzione dell'energia e dell'acqua.
In effetti l'Italia è considerata da USA e Gran Bretagna come uno di migliori fornitori di personale addestrato ad operazioni antisommossa a partire dai reparti dei Carabinieri che sono inquadrati, principalmente nell'area balcanica nelle MSU.

Da quando l'Italia si è impegnata a fornire personale nelle guerre umanitarie, aree militari sono state attrezzate per ricostruire ambienti urbani e rurali dove si addestrano carabinieri, parà, assaltatori e bersaglieri che vanno ad operare all'estero, mentre gli stessi reparti di polizia militare sono addestrati realmente, nell'ambiente metropolitano, con l'impiego di ordine pubblico quotidiano sul territorio nazionale e sono gli stessi che presto grazie al nuovo decreto sulla sicurezza del governo berlusconi vedremo operare nelle grandi città e a guardia di siti di rilevanza nazionale: discariche centrali nucleari in costruzione, termovalorizzatori ecc.
Addestramenti sul territorio nazionale sono stati condotti da tempo come per esempio quello del 28 febbraio 2003 che si concludeva presso il Centro di Addestramento alle CRO (Crises Response Operation/Operazioni di risposta alle crisi) di Cesano con la certificazione del 2° Corso per Istruttori della Forza Armata di "Controllo della folla" .
Corso svolto alle porte della capitale dal 17 al 28 febbraio condotto da istruttori della 2a Brigata mobile dei Carabinieri a cui hanno preso parte 7 Ufficiali, 19 Sottufficiali e 3 Vfb. E in cui a far da comparse nel ruolo dei sovversivi tumultuanti c'erano 50 Volontari in Ferma annuale del 7° Reggimento Bersaglieri.
La ricerca ossessiva di sistemi di controllo della popolazione ha nello studio NATO UO2020 alcune parziali risposte di natura tecnologica.

Il Reparto Logistico - Progetto tecnologie avanzate.
Nello Stato Maggiore dell'Esercito Italiano è il Reparto Logistico- Progetto tecnologie avanzate che sta curando l'applicazione di quanto appreso nel Gruppo di lavoro NATO Urban operations 2020.
Lo Scenario URBAN WARFARE coniugato alla lotta al terrorismo globale, ovvero a tutto ciò che potrebbe essere pericoloso all'Impero Globale è affrontato su tutti i suoi aspetti, fuorchè le motivazioni che potrebbero essere le radici di forme di contestazione "estreme" , quale anche quella del passaggio dalla opposizione politica a quella armata.

I ROBOCOP imperiali.
Il futuro soldato che l'Esercito Italiano impiegherà per le operazioni urbane sarà dotato oltre che da armi convenzionali ultratecnologiche, come già spiegato nel paragrafo "il sistema soldato", anche di sistemi d'arma bivalenti letali /non letali. E' un esigenza che nasce dalle numerose operazioni di "guerra umanitaria" nelle quali il nostro esercito da oltre un decennio è pienamente coinvolto con le operazioni all'estero, ma anche dall'esperienza di operazioni di polizia ed ordine pubblico interno nelle quali esso si è trovato a collaborare con altre forze di polizia ( es. Vespri siciliani) o operare autonomamente (operazioni antimmigrazioni controllo coste del Salento)od infine in occasione di summit internazionali (es. Genova 2001 o Pratica di Mare 2003).

Il programma armi non letali.
Nel programma "non lethal weapons" redatto dallo Stato Maggiore Esercito sono previste le forniture ai reparti di una nuova famiglia di bombolette spray al peperoncino di diverse dimensioni e portata, tali da essere utilizzate efficacemente contro gruppi composti da numerose persone o contro singoli. Queste bombolette diventeranno così una dotazione base montata sui mezzi dell'esercito, blindati, carri armati, jeep ma anche come "arma da fianco" per ogni singolo soldato impiegato in "operazioni umanitarie".
Con queste specifiche l'esercito italiano sta finanziando piani di ricerca e sviluppo in collaborazione con le industrie interessate sia italiane che estere.

Per le operazioni antisommossa e di controllo urbano lo stato maggiore dell'esercito italiano sta definendo un programma di sviluppo di armi letali/non letali, in particolare fucili automatici dotati di puntamento ottico, che farebbero uso di "proiettili ad alta deformabilità e ad energia cinetica costante.”
A causa di problemi di bilancio solo poche risorse finanziarie sono state potute esser destinate a questi avveniristici progetti, ma ora che con il plauso del parlamento e dell'opinione pubblica spaventata da clandestini e microcriminalità, vedremo i blindati dell'esercito aggirarsi per i nostri quartieri, le richieste di migliori e più consone dotazioni si faranno pressanti.

Grandi affari quindi per le industrie che con molta discrezione da 10 anni (con l'assenso di governi di centro sinistra e centrodestra succedutisi alternativamente) a questa parte stanno tessendo una lunga rete trasversale di simpatie e di interessi e che non vedono l'ora di mostrare l'efficacia dei nuovi prodotti sui corpi di clandestini, accattoni, prostitute, drogati e scippatori, prima o poi su sovversivi contestatori di una società che produrrà miliardi di diseredati e un pugno di nababbi, infine sull'umanità sofferente del terzo millennio. Antonio Camuso
OSSERVATORIO SUI BALCANI DI BRINDISI
Stralcio e integrazione di uno studio sulla militarizzazione nelle megalopoli del futuro, ad opera dello stesso autore

June 20

DNA PER DEPURARE L'ACQUA

Nuova tecnica possibile per la depurazione dell’acqua potabile

Link ufficiale:
www.physorg.com/news131712320.html

Uno strumento genetico utilizzato da ricercatori medici potrebbe essere applicato per la rimozione di microbi dannosi e virus presenti nell’acqua potabile.

Da una serie di esperimenti basati su semplici concezioni, gli ingegneri della Duke University hanno dimostrato che un breve tratto di materiale genetico potrebbe bloccare la ripetizione di un importante gene presente in un comune fungo trovato nell’acqua e interromperne l’azione.
Perfezionando questo nuovo metodo, i ricercatori credono che si potrebbe costituire la base  necessaria per un nuovo dispositivo che aiuterebbe a risolvere il problema dell’acqua potabile nei Paesi del Terzo Mondo, dove non esistono impianti di depurazione. La tecnologia, relativamente nuova, conosciuta come interferenza dell’RNA (iRNA o micro-RNA) fa uso di brevi frammenti di materiale genetico che combacia – come una chiave nella serratura – ad un segmento di gene presente all’interno di un target predefinito. Quando questi frammenti entrano in una cellula e si attaccano al segmento corrispondente, posso inibire o bloccare l’azione del gene target. L’impiego di questo metodo è in aumento, quale strumento nella ricerca bio-medica, ma finora non è mai stato applicato per scopi ambientali. 

Gli elementi patogeni, sia di natura batterica che virale, rappresenta una delle maggiori minacce per l’acqua potabile tanto nei Paesi sottosviluppati quanto nei Paesi sviluppati,” dice Sara Morey, responsabile del progetto Ph.D. nel laboratorio di Claudia Gunsch, assistente alla cattedra di ingegneria civile presso la Duke ’s Pratt School of Engineering. “Abbiamo raccolto dati che possono mettere a tacere l’azione uno specifico gene presente in un fungo dell’acqua, che ci porta a credere che la micro-RNA sia una promessa nella creazione di un eventuale strumento per la distruzione di questo gene, per l’impedimento della proliferazione di batteri e virus che si formano nell’acqua”.
La Morey presenta i risultati del suo esperimento il 3 Giugno 2008, durante il meeting annuale dell’ American Society of Microbiology in Boston (Società Americane di Microbiologia, Boston).

Oltre a contribuire alla risoluzione dei problemi legati all’acqua potabile nei Paesi sottosviluppati, questo nuovo metodo potrebbe rappresentare una soluzione anche per i Paesi più avanzati, dice la Morey. L ’impiego dei metodi finora utilizzati per il trattamento dell’acqua – cloro e raggi ultravioletti (UV) – può risultare costoso e il risultato del trattamento stesso potrebbe interferire con il sapore e l’odore dell’acqua.
Nonostante questi metodi siano stati applicati per anni, nel momento in cui l’acqua viene introdotta nel sistema di distribuzione alcuni problemi si possono ripresentare: qui, infatti, può venire a contatto con altri elementi patogeni. Per questa ragione, all’acqua vengono aggiunte quantità di cloro superiori al necessario: è necessario assicurarsi che durante il passaggio nelle tubature ne contenga una concentrazione tale da poter neutralizzare tutti gli elementi patogeni che incontrerà. Questo spiega perché chi vive nei pressi degli impianti di depurazione dell’acqua sente maggiormente il sapore e l’odore di composti chimici, rispetto a chi vive più lontano, dicono i ricercatori. Inoltre, il cloro può fare reazione con altri elementi organici presenti nel sistema di distribuzione, causando dannosi effetti collaterali.

Se all’interno dell’impianto i raggi ultravioletti sono molto efficaci per la neutralizzazione degli elementi patogeni, non hanno effetto una volta che l’acqua è stata pompata. La Gunsch dice che molti elementi patogeni stanno sviluppando una propria resistenza agli effetti del cloro e dei raggi UV, quindi si necessitano nuove opzioni.
Noi ci immaginiamo un sistema basato sulla tecnologia iRNA che funzioni dall’esterno, proprio come i filtri comunemente usati.“ dice la Gunsch. “Questo metodo potrebbe riscuotere maggiore successo nei Paesi meno industrializzati, dove non esistono impianti di depurazione dell’acqua. Questa strategia mira a permettere a quei Paesi di ottenere acqua salubre senza dover sostenere i costi legati alle infrastrutture per la depurazione dell’acqua”. 
I primi prototipi prevedono un filtro intriso di micro-RNA che eliminerebbe gli elementi patogeni al passaggio dell’acqua. Questi filtri dovrebbero venire sostituiti regolarmente, dice la Gunsch , aggiungendo che, secondo lei, sarebbe possibile creare un sistema vitalizio o auto-purificante, che non richiederebbe di essere sostituito.
Attualmente i ricercatori stanno svolgendo ulteriori esperimenti prendendo come target altre regioni attaccate dal genoma di questo fungo. Per provare il concetto dei loro esperimenti, hanno testato l’iRNA su un gene non primario, ma facile da monitorare. Ora stanno testando questo metodo per silenziare o bloccare i geni più implicati nell’azione nociva di questi patogeni.
Stanno pensando di testare questo metodo anche in quelle acque in cui sono contenuti contemporaneamente numerosi elementi patogeni di diversa natura,  e vogliono determinare la concentrazione di iRNA ottimale per un buon esito dell’esperimento.

Fonte: Duke University

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