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August 19 CONTINUANO A MENTIRCI! GUERRA IN GEORGIA : CONTINUANO A MASCHERARE LA VERITA' Guardate bene queste foto dell’agenzia Reuters, che mostrano alcune “vittime dei bombardamenti russi”. In realtà, il ragazzo “morto” nella prima foto, è lo stesso ragazzo che il padre amoroso abbraccia gridando e piangendo nella seconda foto. ![]() Questo padre amoroso è lo stesso personaggio che appare nella prima foto in camicia nera. S’è tolto la camicia per il secondo ciak. ![]() Lo stesso padre amoroso appare in solitario mentre continua a gridare fra le maceria. S’è cambiato un’altra volta. Adesso ha una T-shirt sotto la camicia nera di prima. ![]() Tutto falso, da teatro di posa. COSA CI NASCONDONO. La storia inizia quando l’Ossezia del sud, una regione della Georgia, reclama la propria indipendenza. La Russia sta a guardare ammiccando, anche perché fa molto comodo avere all’interno di uno “Stato nemico”, comprato dalle due potenze atomiche Usa e Israele, un satellite che crea destabilizzazione. La Georgia (totalmente filo israelostatunitense) non ci sta e bombarda nella notte e alle prima ore dell’alba dell’8 agosto la Repubblica dell’Ossezia.[1] La Russia a questo punto non sta più a guardare, e forse era proprio quello che aspettava: invia l’aviazione e inizia lo scontro armato. Si parla già di oltre 2000 morti, ma le cifre come sempre accade in questi casi, sono destinate a salire. In maniera sincronica, come sempre accade in questi casi, parte la propaganda mediatica, e le immagini che circolano nei telegiornali di Regime sono esclusivamente le immagini di distruzione e morte provocate dall’aviazione russa in Georgia. Ma non arrivano invece le immagini del fuoco georgiano che avrebbe provocato nelle sole prime ore 1600 morti e pesanti devastazioni.[2] Come mai le foto e i video si
concentrano sulle vittime della controffensiva russa a Gori o in altre
città maggiori georgiane, quando almeno tre quarti dei 40.000 profughi
censiti dalla Croce Rossa risultano essere osseti?[3]
Fin dall’inizio, sul sito www.debkafile.com molto vicino al Mossad
israeliano, si evince che anche in questo scontro armato il piccolo
stato di Sion gioca un ruolo importante, naturalmente oltre a
l’onnipresente America.
Nulla di nuovo all’orizzonte: il democratico stato d’Israele, possessore di centinaia di testate atomiche, vende armi e fornisce consulenza d’intelligence e militare a tutti paesi considerati “amici” o semplicemente “utili” per qualche scopo…
Ricorda molto da vicino la triste vicenda dell’Afghanistan, quando i talebani erano finanziati, addestrati e armati dall’intelligence militare USA per combattere l’invasione delle truppe sovietiche al confine. Tutto ha iniziato a incrinarsi non a seguito della false-flag dell’11 settembre, ma quando gli “studenti del Corano” hanno iniziato a mettere i bastoni tra le ruote alla costruzione dell’oleodotto (da 1 milione di barili di petrolio al giorno) della statunitense Unocal che doveva passare proprio per il loro Paese. Risultato: i talebani, assieme a decine di migliaia di civili innocenti, sono stati massacrati e le città e i villaggi, rasi al suolo!
August 10 GUERRA RUSSIA - GEORGIA : IL PERCHE'GUERRA RUSSIA - GEORGIA : IL PERCHE' La guerra coincide con le richieste d’ingresso nella Nato. Non è un caso che la situazione in Georgia si è scaldata proprio alla vigilia
del vertice Nato di Bucarest (2-4 aprile), dove gli Stati Uniti hanno cercato di
vincere le resistenze degli alleati europei – soprattutto Germania e Francia –
all’ingresso nell’Alleanza atlantica delle ex repubbliche sovietiche di Georgia
e Ucraina. Una sfida aperta alla Russia, pronta a qualsiasi compromesso pur di contenere l’espansionismo a est della Nato. Un obiettivo vitale per il
regime georgiano del nazionalista Mikheil Saakashvili, che vuole il sostegno della
Nato per riconquistare militarmente le regioni separatiste di Ossezia del Sud
e Abkhazia, protettorati russi che gli Usa hanno ‘barattato’ con Mosca in cambio
dell’indipendenza del Kosovo. Saakashvili lo sa bene e non si fa scrupoli a minacciare
la stabilità della strategica regione caucasisca per ricattare l’Occidente.Le risposte di Mosca al progressivo surriscaldarsi delle relazioni con Stati Uniti e Occidente sono state, nel tempo, improntate a un nostalgico sfoggio di potenza: sospensione del Trattato per la limitazione delle armi non convenzionali, esercitazioni militari dei bombardieri a lungo raggio sull'Atlantico, minaccia di puntare i propri missili su Ucraina ed Europa. Ma la ritorsione più efficace, se le sollecitazioni di Bush avranno buon gioco sull'apertura del Map per Ucraina e Georgia, potrebbe avere pesanti conseguenze anche per i Paesi europei: la chiusura dei rubinetti di gas naturale a Kiev causerebbe un contraccolpo su tutta l'Europa occidentale, dipendente da Mosca nell'approvigionamento di gas e petrolio. Proprio la carta energetica potrebbe essere l'arma migliore che il Cremlino ha a disposizione per allontanare il più possibile un incubo: di trovarsi a Kiev, nucleo radiante della storia e del popolo russo, le armi e gli uomini dell'Alleanza Atlantica. GUERRA RUSSIA-GEORGIA
Georgia e Russia sono ormai in guerra per l'Ossezia del sud. Dopo l'offensiva
ieri all'alba da parte di Tbilisi contro la capitale sud-osseta Tskhinvali, semidistrutta
dai tank georgiani, carri armati russi sono intervenuti a sostegno dei separatisti,
e questa mattina raid aerei di Mosca hanno "completamente devastato" il porto
georgiano di Poti, oltre ad aver colpito postazioni militari nella città di Gori.
![]() Centinaia di morti. Secondo fonti sud-ossete, i morti provocati dal raid georgiano sarebbero 1.600: poco prima, il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov aveva parlato di 1.500 morti, mentre il vicepremier susso Sergey Sobianin ha affermato che i profughi sud-osseti sono circa 30mila. Da parte georgiana, invece, il bilancio degli scontri non supera le 30 vittime. Secondo fonti militari moscovite, almeno 15 peacekeepers russi sono morti e una trentina di altri sono rimasti feriti. Nel primo pomeriggio anche l'Abkhazia, l'altra repubblica georgiana di fatto separata da Tbilisi e appoggiata da Mosca, ha dato al via un'offensiva contro i georgiani, aprendo un nuovo fronte nel conflitto. La Georgia, intanto, ha annunciato il ritiro del suo contingente in Iraq (duemila uomini) per ripiegare sul fronte apertosi in patria. Mentre gli Usa, alleati della Georgia, hanno chiesto inutilmente un cessate il
fuoco e Bush si dice "profondamente preoccupato" per la situazione, a New York
ieri il Consiglio di sicurezza dell'Onu - dove la Russia ha potere di veto - non
è riuscito per due volte a trovare l'accordo su una dichiarazione congiunta per
la tregua. Oggi il Consiglio sarà convocato nuovamente.
Confronto. L'escalation è cominciata venerdì 8 agosto all'alba. Dopo l'annuncio del giorno
prima da parte del presidente georgiano Michail Saakashvili di un immediato cessate
il fuoco, durante il quale era stata rilanciata ai ribelli la proposta di un "avvio
immediato dei colloqui" e una "piena autonomia" della regione separatista, la
situazione è inspiegabilmente precipitata: le forze georgiane hanno bombardato alcuni
villaggi e carri armati sono penetrati nella capitale Tskhinvali, distruggendo
l'ospedale e l'università.La dichiarazione del presidente georgiano era arrivata in serata, dopo una giornata
di scontri e bombardamenti che giovedì hanno provocato decine di feriti e costretto
la popolazione osseta a nuovi sfollamenti. Le accuse sono, come sempre, reciproche:
Tbilisi dichiara di aver reagito al fuoco dei ribelli, che sostiene essere appoggiati
e armati da Mosca. La tregua è stata rotta solo poche ore dopo l'annuncio di Saakashvili,
che ha promesso di 'restaurare l'ordine costituzionale'. Da quel momento gli eventi
si sono succeduti in maniera frenetica.
Botta e risposta. I georgiani erano accusati da giorni di ammassare migliaia di truppe e mezzi
blindati al confine per sferrare un attacco su larga scala. Così Mosca qualche
giorno fa: "La Georgia sta preparandosi per la guerra", recitava un comunicato
del ministero degli Esteri russo. Pronta, come da copione, la risposta del presidente
georgiano Michail Saakashvili: "Non vogliamo la guerra. Non è nel nostro interesse",
seguito a ruota dal ministro georgiano per la riunificazione, Temur Iakobashvili:
"La Russia sta orchestrando un tentativo di creare l'illusione della guerra".
Le relazioni tra Mosca e Tbilisi sono tese da mesi a causa delle ambizioni georgiane
di diventare membro della Nato. Centinaia di truppe di peacekeeper russi sono
presenti sul territorio sud-osseto come forza-cuscinetto.Ieri all'alba è scattata l'offensiva, giustificata dal fatto che "stanno giungendo
in loco reparti di volontari dalla Russia e siamo stati costretti a ristabilire
l'ordine costituzionale", ha detto il primo ministro georgiano, Vladimir Gurghenidze. Otto
villaggi osseti a maggioranza georgiana sono stati occupati dall'esercito georgiano, penetrato
coi tank nella capitale. Secondo il Cremlino, alcuni peacekeeper russi sarebbero
morti nel blitz georgiano. Le 'ritorsioni' promesse da Putin nel primo pomeriggio
si sono concretizzate con raid aerei russi contro una base militare a 25 chilometri
da Tbilisi e con l'ingresso di carri armati nella capitale sud-osseta Tskhinvali,
semi-distrutta dai georgiani. Le forze sud-ossete hanno ripreso il controllo della
capitale. Russia e Georgia sono 'molto vicine alla guerra, se già di guerra non
si tratta', ha detto un militare del Consiglio georgiano per la sicurezza nazionale.
Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha parlato di "informazioni in
nostro possesso che testimoniano l'attuazione di una pulizia etnica nei villaggi
sud-osseti, di un aumento esponenziale dei rifugiati e del panico delle popolazioni
in fuga dalle zone colpite".
Negoziati. E' fallito così ogni tentativo di mediazione che le diplomazie della regione
stavano faticosamente tentando di raggiungere. Il rappresentante russo, Yury Popov,
si era recato tre giorni fa in visita a Tbilisi con l'intenzione di incontrare
Iakobashvili a Tskhinvali. Il presidente sud-osseto, Eduard Kokoity aveva tuttavia
avvertito Popov che una visita alla capitale dell'Ossezia del sud sarebbe stata 'pericolosa'
a causa dei bombardamenti georgiani, e che le forze sud-ossete avrebbero attaccato
le postazioni al confine, se le operazioni fossero continuate. Separatismi. A complicare le cose, oggi è intervenuta anche l'Abkazia, altra repubblica georgiana
separatista e filo-russa, che ha annunciato l'inizio di un'offensiva per liberare
la gola di Kodori dalle truppe georgiane, che la occupano dal 2006 e vi hanno
stabilito un governo fantoccio. Dalla capitale Sokhumi, già giorni fa le autorità
abkaze avevano fatto sapere di non voler prendere parte all'eventuale tavolo negoziale.
Come l'Ossezia del Sud, anche l'Abkhazia è formalmente nel territorio georgiano
ma sostanzialmente autonoma dal crollo dell'Unione Sovietica nel 1991. Una guerra
di due anni, nel 1993, ha portato all'esodo di massa della popolazione georgiana.
Si stima che tra i 3mila e i 10mila cittadini georgiani furono uccisi nell'ambito
di quella che molti hanno definito come un'operazione di 'pulizia etnica'.August 04 CANADA : KILLER DECAPITA E MANGIA LA VITTIMACanada: un uomo decapita un passeggero di un bus e poi si nutre d'essoDopo avergli dato 40-50 coltellate, gli ha tagliato la testa ed è sceso reggendola per i capelli. Su internet, poi rimosso, un audio della polizia: «Sta mangiando dei pezzi»PORTAGE-LA-PRAIRIE (Manitoba) - Orribile delitto in Canada. Tim McLean, 22 anni, è stato accoltellato e decapitato mentre si trovava a bordo di un pullman di linea della Greyhound tra Edmonton a Winnipeg. Secondo alcuni dei 36 passeggeri che si trovavano a bordo, l’assassino avrebbe agito senza una ragione apparente. Dopo essersi accanito sul corpo del giovane con quaranta coltellate, l’uomo gli ha tagliato la testa. La polizia ha fermato il mezzo nei pressi di Portage-la-Prairie e ha arrestato l’assassino: Vince Weiguang Li, 40 anni.
CON LA TESTA SULLA
PORTA - Gli inquirenti non sono ancora in
grado di spiegare le circostanze che hanno spinto l’omicida a agire
con tale violenza. Uno dei testimoni ha raccontato che dopo che tutti
i passeggeri sono scesi dall’autobus, l’uomo si è
presentato alla porta del veicolo con la testa del giovane in mano.
«Abbiamo sentito un grido e ci siamo girati. Abbiamo visto un
uomo in piedi che pugnalava un passeggero, con almeno 40-50
coltellate». L’autobus si è allora fermato e i
passeggeri sono scesi precipitosamente mentre l’uomo ha cominciato
a tagliare la testa al giovane. «Mentre infilava il pugnale nel
corpo della vittima, l’uomo era calmo, sembrava un automa».
Secondo un'altra testimonianza, invece, la vittima stava dormendo.
L'assassino «ha cominciato a colpirlo fino a staccargli di
netto la testa». Dopo aver percorso il corridoio e averla
lanciata a terra, è poi tornato tranquillamente a sedersi in
fondo al pullman, dove è rimasto fino all'arrivo della polizia
nella prima piazzola di emergenza. E' UN
CANNIBALE - Si aggiungono dettagli
raccapriccianti sulla vicenda dell’uomo che nei giorni scorsi ha
ucciso e decapitato un passeggero su un bus canadese. Il killer,
Vince Weiguang Li, sarebbe un cannibile. Il particolare emerge da una
comunicazione radio della polizia finita su internet e poi rimossa.
«Badger (ndr nome in codice
dell'omicida) è nel retro del bus, sta
tagliando dei pezzi e li sta mangiando» si sente nella
comunicazione che dura circa 80 secondi e viene ripresa da numerosi
media canadesi.
PERIZIA PSICHIATRICA - Vince Weiguang Li, senza avvocato, è
costantemente monitorato nel carcere di Winnipeg, capitale del
Manitoba. Il pubblico ministero ha chiesto una perizia psichiatrica ma
il giudice ha rinviato la questione alla prossima udienza, martedì
prossimo, in attesa che l’imputato abbia rappresentanza legale. «Come
molti canadesi, provo orrore di fronte a quanto accaduto» ha detto il
ministro federale della Pubblica sicurezza, Stockwell Day. August 03 GLI EDIFICI + STRANI DEL MONDO
Una compilation di edifici e strane architetture in giro per il mondo.
August 01 AFGHANISTAN: Rimpatriati per non aver ucciso AFGHANISTAN : DUE ELICOTTERISTI RIMPATRIATI PER NON AVER UCCISO.I due piloti decisero di non sparare, nonostante fossero aggrediti da 'fuoco ostile', per la presenza di civili nelle case da dove partivano colpi .Ora vengono accusati di essere sotto stress. Cosa sia accaduto il 9 luglio nei cieli afgani di Shiwashan, sette chilometri da Herat, da oggi non sarà più un mistero. Perché attraverso una fonte militare arrivano i dettagli di quella sera, i fatti come sono descritti da chi era lì e decise di non sparare, nonostante fosse aggredito da 'fuoco ostile', per la presenza di civili nelle case da dove partivano colpi di armi leggere. Domenico Leggiero, responsabile del
comparto Difesa dell'Osservatorio militare, è noto per le sue
battaglie a favore dei militari affetti da patologie legate
all'esposizione all'uranio impoverito in teatri di guerra. Leggiero è
in grado di riportare la versione dei due piloti di elicottero,
protagonisti della notte del 9 luglio, che dopo aver passato alcuni
giorni all'ospedale militare romano del Celio, sono stati rispediti
nella base del 7° Reggimento Aviazione ‘Vega’ dell’Esercito,
a Rimini.
Erano due i Mangusta, in appoggio a
un'operazione medevac (evacuazione medica), con un elicottero
spagnolo che era intervenuto dopo un'imboscata in cui erano rimasti
intrappolati due blindati italiani “Lince”. Le uniche notizie
diffuse riguardavano il rifiuto di uno dei due Mangusta di aprire il
fuoco, con il conseguente ricovero dei piloti per sindrome da stress
post-traumatico.
Una lucida decisione. Secondo la
versione dei protagonisti – riportata da Leggiero – quella sera
l'intervento riguardò la copertura dell'elicottero medico che
evacuò due soldati italiani. Ma dopo l'imboscata, avvenuta
all’estrema periferia di Herat, e durante l’operazione di
evacuazione medica dei nostri feriti – il tenente Gabriele Rame e
l’aviere Francesco Manco – da un palazzo abitato della zona
vennero esplosi numerosi colpi di armi leggere. Il timone di coda
dell'eliambulanza venne 'sviolinato', graffiato, senza far danni. È
proprio a quel punto che i due piloti italiani, ognuno alla cloche di
un Mangusta, hanno valutato che rispondere al fuoco con i potenti
cannoncini rotanti da 20 millimetri avrebbe significato distruggere
l’edificio provocando sicuramente pesanti perdite tra i civili.
Quindi hanno optato per una manovra di disimpegno e hanno fatto
ritorno alla base. Il comando spagnolo non gradì. Di lì
la lamentela con il comandante italiano ad Herat per la mancata
copertura di fuoco da parte dei Mangusta. I due piloti, convocati dal
comandante per chiarimenti, hanno spiegato di aver lucidamente preso
la decisione di non rispondere al fuoco in accordo con le regole
d’ingaggio di una missione ufficialmente di pace, non di guerra, che consentono
di sparare se attaccati, ma solo se c’è la ragionevole
certezza di non provocare vittime civili. Contro i due piloti non è stata
avviata alcuna procedura disciplinare: i comandi hanno preferito
rimpatriarli e ricoverarli per alcuni giorni all’ospedale militare
del Celio, dando in pasto alla stampa la storia dello stress.
Nessuno stress. La questione,
come si evince dalle differenze con le versioni ufficiali diffuse
fino a oggi, è quanto mai delicata. I due Mangusta, e non solo
uno, optarono per la manovra di disimpegno senza aprire il fuoco. E
non lo fecero degli equipaggi ‘stressati’, ma consapevoli di fare
una precisa scelta, nonostante le raffiche dirette verso di loro. “La
loro decisione – afferma Leggiero – è stata un atto di
alto profilo etico e morale, che come pilota mi sento di condividere
al cento per cento”.Il secondo punto delicato riguarda
direttamente la politica e la propaganda dello Stato Maggiore
italiano. L'immagine dei due piloti circolata sui mezzi di
informazione è quella di due traumatizzati, quindi colpiti da
una sindrome che viene affiancata al fatto stesso di non aver voluto
aprire il fuoco. Sono più o meno sottili accostamenti che
sortiscono un effetto immediato nella ricezione di una notizia. Dai
resoconti diretti, invece, la situazione appare ben diversa, con una
scelta che poco ha a che spartire con il logoramento psico-fisico. Ma
che risponde, invece, a una presa di coscienza nella difficile
decisione di aprire o meno il fuoco su un palazzo abitato.
Per di più il nostro ordinamento
militare, aggiungono le nostre fonti in ambito militare e
giudiziario, non ha previsto figure di aiuto psicologico direttamente
sul teatro di guerra.
Cosa succederà adesso ai due
piloti, ormai rientrati alla base in Italia, passando per il Celio? L'unica certezza
delle nostre fonti è
che non li attende un roseo avvenire: in campo militare – ci dicono
– queste scelte si pagano. E la vendetta è un piatto che, in
quel mondo, viene servito freddo. July 31 inedito dantesco
Ahi, dolorose e miserabil vite
e regna imperituro il virtuale". per cui 'l mio duca: "Quegli è Veltruscone, di mali e strazio allo popolo bue. Poscia ch'io ebbi il mio dottore udito Diverse lingue, orribili favelle "Potere al popolo! Morte al comunista! Parole oscure, non capivo un cazzo. a guisa di montoni innanzi a biade. "Attento!", fece il duca, "quaggiù è pieno le suole imbrotti e caschi a ruzzoloni!" l'un sotto al piè mancino, l'altro al destro!". tuona con ira, furia e gran rimbombo brancolano e barcollan gli elzeviri. graffia il Veltrone, iscuoia e disquatra; Io vidi allor dell'anime diafàne mentre che per lo passo andava giù. disse Virgilio, "e per ti spavente Quegli laggiù è il feroce Bin Làde, havvi di fianco il bieco pedòfilo antisemita! E il Global Riscaldamento! Ecco il nazista che torna di notte e altri fantasmi, di cui l'aere è pregno. Giunti che fummo a' piedi d'una rampa "Salva l'ossa! E' il vibrante editoriale neppur nel più cazzaro dei tigì!". colma d'atra di Mieli e di D'Avanzo! lordo di puttanate del Corriere. imprecava, coverto di lordura! e Serra, uom di Cuore e di cervello schivando un Feltri, andai a cercare aiuto, Ed ecco verso noi venir per nave E' Scalfari dimòn, che terra e cielo "O voi che tra le bufale pacchiane a questo loco e move a tanto chiasso?". Virgilio mio in una pozza è caduto E quei con voce profonda e pacata: Magari un termovalorizzatore che colleghi l'Inferno con Milano... assegnato in appalto all'Impregilo? La mente di sudore ancor mi bagna torte complicazion di ciò ch'è chiaro. di frase che ragione hanno smarrita?" Non ti crucciar! Tranquillo! Torno presto!". e quindi uscimmo a riveder le stelle.
* (Manoscritto inedito reperito da Gianluca Freda) July 23 IDOSE : CYBER-DROGAidose Cyber-droghe: dalla siringa alle cuffie ![]() Nel 1981
esce nelle sale cinematografiche il film “Brainstorm: generazione elettronica”, interpretato da Christopher
Walken e Natalie
Wood.
Nel 1995
esce “Strange Days” il
film prodotto e scritto da James Cameron.
In luglio
2008 il Gat, il “Nucleo speciale frodi telematiche” della Guardia di
Finanza scopre su internet un traffico di “cyber-droghe”, in pratica
“brani musicali”, “sequenze sonore” che riescono avere sulla
psiche delle persone che le ascoltano, effetti simili alle droghe
tradizionali.
Alla domanda
della Falcetti in merito alle istruzioni per l’uso, il colonnello
risponde che purtroppo non si tratta di una bufala “perché è tecnicamente possibile”.
Quello che
dovrebbe far pensare è che la tecnica usata nelle cyber-droghe, è
molto versatile: una frequenza sub-sonica, non si percepisce, e quindi
può essere inserita nei messaggi vocali, nelle suonerie dei cellulari
(distribuite gratuitamente o acquistabili per pochissimi euro!), nei
brani musicali, mischiata all’audio televisivo, ecc.
Diversi
ricercatori del secolo scorso, soprattutto russi, sono riusciti a
stabilire le frequenze specifiche di ogni organo umano (visto che la
materia è energia). Questo significa che il fegato, il cuore e tutti
gli apparati hanno una loro frequenza specifica. Conoscendo queste
frequenze è possibile inviare delle vibrazioni specifiche che possono
interagire direttamente con l’organo corrispondente.
July 03 VIVERE VIVERE ALEXANDER POPE Ci si affanna ad esistere,ci si affanna a capire, a spiegare. Si vive senza vivere, si pensa senza pensare. Nulla è + vuoto di una riflessione esistenziale. Sai perchè? perchè non siamo...nulla. Bella considerazione, peccato che non abbia senso, visto che è solo una riflessione esistenziale che come ho detto non vale nulla. Si lo so ma c'è bisogno anche di riflettere sul nulla se non altro per elevare la nostra piccola mente verso pensieri cosmici e astratte percezioni che inebriano la nostra esistenza poco nobile. Una vita saggia è una nobile vita...NO! una vita saggia è una vita sprecata. Anche una vita indecorosa e superficiale è una vita sprecata. Come è una vita perfetta? ancora non lo so. Ne ho un'idea,ci sto lavorando su no non è vero attendo solo, sperando che la teoria della vita senza attesa sia esatta. Vivere senza attese ne pretese,vivere perchè per morire c'è tutta la vita. July 01 QUESTA TRISTE DERIVA...QUESTA TRISTE DERIVA... Di Luca Trinchieri Roma - C´è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L´ora dell´aperitivo. Le vie attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa. Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha tutta l´impressione di dover essere riempita. È la prima operazione contro i venditori ambulanti dopo l´entrata in vigore del decreto sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la mia. È un istinto di controllo. I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la paura, la rassegnazione, fuorché l´istinto di scappare. È ammutolito. Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende quando l´agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «fammi mettere nella borsa, almeno!» dice all´agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? - dice - non stavo facendo nulla di male». All´agente scappa un sorriso, forse un po´ amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge. Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall´agente, che se ne va e lascia il posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione econ le mani occupate dice «dove andiamo, di qua?», mascherando con l´orgoglio la paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l´ironia però, quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli, vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera». Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in borghese che è lì a dirigere l´intera operazione. «Dottò, Capitano, Maresciallo, giuro che non lo farò mai più...». Si sbraccia, sembra un bambino appena messo in punizione dalla mamma. L´uomo in borghese si mostra irremovibile, ma si capisce subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati - 7 persone, tutte straniere - non sono più a vista, lo lascia andare. A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via, identificatelo, e controllate - aggiunge guardandomi negli occhi - perché ha l´alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per fortuna non è ancora reato, comunque. Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri, tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima, ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell´elenco dei fermati» dice l´uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato. «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L´uomo con la polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se - dice - non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle, ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta veritiera. «Certo che non avevi proprio nient´altro di meglio da fare», dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una risposta». L´uomo in rosa, che ha la mia carta d´identità e sta scandendo il mio nome per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione». Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l´uomo in borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere identificarsi. Un altro poliziotto - ma quanti ne ho attorno, quattro, cinque? - mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza, è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente, chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe la discussione l´uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di andare da lui. «Vuoi andare?» «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito - si spiega - hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l´uomo che comanda l´operazione, quello dell´alito puzzolente. Mi chiedo se tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l´operazione concludersi, fino all´istante i cui gli immigrati vengono caricati sul furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c´è altro da fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa triste deriva, quest´inverno italiano che avanza. Oggi inizia l´estate. Evviva. June 27 ESERCITI IN C ITTA'GLI ESERCITI NELLE CITTA' DEL FUTURO
Ecco cosa riporta il “Rapporto
Urban Operations in the Year
2020”
redatto dalla RTO (Studies Analysis and Simulation Panel Group, SAS-030). Ricapitolando:
-------------------- Questa affermazione non è l'ennesimo tentativo maldestro
di voler accollare a carico dell'Alleanza militare occidentale oscuri
disegni di militarizzazione della nostra società, bensì il frutto di
nostre ricerche su alcuni progetti, condotti sotto la guida del
Pentagono e riguardanti l'uso degli eserciti nelle megalopoli del
futuro. Lo
studio NATO U.O.
(Urban Operations) 2020
Differenze di classe e azzeramento dei servizi sociali
capaci di attutire il senso diffuso di ingiustizia, degradamento delle
complesse regole di interazione tra diversi strati della popolazione,
scarsità di cibo e di lavoro genereranno forti conflitti tra diversi
strati sociali,coinvolgendo il sistema statale locale e/o organismi e
attività multinazionali
Piccoli
interventi crescono.
Il ruolo
italiano nella costituzione dell'esercito internazionale
antisommossa | ||||||||||||||||||