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August 19

CONTINUANO A MENTIRCI!

GUERRA IN GEORGIA : CONTINUANO A MASCHERARE LA VERITA'

Guardate bene queste foto dell’agenzia Reuters, che mostrano alcune “vittime dei bombardamenti russi”.

In realtà, il ragazzo “morto” nella prima foto, è lo stesso ragazzo che il padre amoroso abbraccia gridando e piangendo nella seconda foto.


reuters1.jpg

Questo padre amoroso è lo stesso personaggio che appare nella prima foto in camicia nera. S’è tolto la camicia per il secondo ciak.

reuters3.jpg

Lo stesso padre amoroso appare in solitario mentre continua a gridare fra le maceria. S’è cambiato un’altra volta. Adesso ha una T-shirt sotto la camicia nera di prima.

reuters2.jpg

Tutto falso, da teatro di posa.


COSA CI NASCONDONO.

La storia inizia quando l’Ossezia del sud, una regione della Georgia, reclama la propria indipendenza.
La Russia sta a guardare ammiccando, anche perché fa molto comodo avere all’interno di uno “Stato nemico”, comprato dalle due potenze atomiche Usa e Israele, un satellite che crea destabilizzazione.
La Georgia (totalmente filo israelostatunitense) non ci sta e bombarda nella notte e alle prima ore dell’alba dell’8 agosto la Repubblica dell’Ossezia.[1]
La Russia a questo punto non sta più a guardare, e forse era proprio quello che aspettava: invia l’aviazione e inizia lo scontro armato.
Si parla già di oltre 2000 morti, ma le cifre come sempre accade in questi casi, sono destinate a salire.

In maniera sincronica, come sempre accade in questi casi, parte la propaganda mediatica, e le immagini che circolano nei telegiornali di Regime sono esclusivamente le immagini di distruzione e morte provocate dall’aviazione russa in Georgia. Ma non arrivano invece le immagini del fuoco georgiano che avrebbe provocato nelle sole prime ore 1600 morti e pesanti devastazioni.[2]

Come mai le foto e i video si concentrano sulle vittime della controffensiva russa a Gori o in altre città maggiori georgiane, quando almeno tre quarti dei 40.000 profughi censiti dalla Croce Rossa risultano essere osseti?[3]
Chi ha il potere di controllare i media occidentali? Per quale motivo si fa passare solo una parte della verità amplificandola ad hoc? Domande retoriche, la cui risposta è presto detta, tanto più quando si viene a sapere chi c’è dietro l’affaire

Fin dall’inizio, sul sito www.debkafile.com molto vicino al Mossad israeliano, si evince che anche in questo scontro armato il piccolo stato di Sion gioca un ruolo importante, naturalmente oltre a l’onnipresente America.
L'anno scorso – scrive il Mossad - il presidente georgiano ha assoldato da aziende di sicurezza private israeliane varie centinaia di consulenti militari, circa un migliaio, per addestrare le forze armate georgiane in tattiche di combattimento (commando, aria, mare, mezzi armati e artiglieria). Hanno inoltre offerto al regime centrale istruzioni sull'intelligence militare e la sicurezza. Tbilisi ha acquistato anche armi, intelligence e sistemi elettronici per la pianificazione dei combattimenti da Israele. Questi consulenti sono di sicuro profondamente coinvolti nella preparazione dell'esercito georgiano alla conquista della capitale osseta di questo venerdì.

Nulla di nuovo all’orizzonte: il democratico stato d’Israele, possessore di centinaia di testate atomiche, vende armi e fornisce consulenza d’intelligence e militare a tutti paesi considerati “amici” o semplicemente “utili” per qualche scopo…

map of pipeline routeIn questo caso la “Gerusalemme non proprio Celeste” deve difendere i propri interessi petroliferi nell’oleodotto Baku-Ceyhan, costruito per non passare nei territori russi, dopo che Vladimir Putin ha rifiutato la collaborazione di un progetto per portare gas ai porti israeliani di Ashkelon e Eilat dalla Turchia.[4] Una pipeline lunga migliaia di chilometri, che partendo da Baku sul Mar Caspio arriva fino a Ceyhan in Turchia senza toccare la Russia.  
Un piccolo tratto di Mediterraneo separa il porto di Ceyhan ad Haifa.
In questo progetto ovviamente la Georgia deve rimanere indipendente dal vecchio orso russo e soprattutto non avere secessioni che potrebbero creare problemi al proprio interno.

Ricorda molto da vicino la triste vicenda dell’Afghanistan, quando i talebani erano finanziati, addestrati e armati dall’intelligence militare USA per combattere l’invasione delle truppe sovietiche al confine. Tutto ha iniziato a incrinarsi non a seguito della false-flag dell’11 settembre, ma quando gli “studenti del Corano” hanno iniziato a mettere i bastoni tra le ruote alla costruzione dell’oleodotto (da 1 milione di barili di petrolio al giorno) della statunitense Unocal che doveva passare proprio per il loro Paese. Risultato: i talebani, assieme a decine di migliaia di civili innocenti, sono stati massacrati e le città e i villaggi, rasi al suolo!

Il 10 agosto del 2008 il quotidiano israeliano Yediot Aharonot ha pubblicato un articolo dove spiega dettagliatamente la questione: «Il combattimento che è iniziato nel fine settimana tra Russia e Georgia ha portato alla luce il profondo coinvolgimento di Israele nella regione. Questo coinvolgimento include la vendita di armi avanzate alla Georgia e l'addestramento di forze di fanteria dell'esercito georgiano. Il ministro della difesa [israeliano] ha tenuto un incontro speciale questa domenica per discutere delle varie vendite di armi israeliane in Georgia, ma finora non è stato annunciato nessun cambiamento di politica. "La questione è tenuta sotto stretto controllo", hanno detto fonti del Ministero della Difesa. "Non operiamo in nessun modo che possa contrastare gli interessi israeliani. Abbiamo declinato molte richieste che implicavano vendite di armi alla Georgia; e quelle che sono state approvate sono state analizzate scrupolosamente. Finora non abbiamo posto limitazioni alla vendita di misure protettive."[5] Questa collaborazione, tra Georgia e Israele, non è certo strana se vediamo chi sono gli attori principali.
Il Ministro georgiano Temur Yakobashvili è ebreo come pure il Ministro della Difesa David Kezerashvili, anzi quest’ultimo è un ex cittadino israeliano.[6]
Il sito sionista Ynet.news elenca anche altri personaggi israeliani che hanno approfittato della situazione georgiana: «l’ex ministro (israeliano) Roni Milo e suo fratello Shlomo, direttore delle Military Industries, il brigadiere-generale
(in congedo) Gal Hirsch e il General Maggiore (anche lui in congedo) Yisrael Ziv».[7]
Roni Milo per esempio ha condotto affari in Georgia per la Elbit Systems e le Industrie Militari, e col suo aiuto le industrie militari israeliane hanno venduto alla Georgia droni, torrette automatiche per veicoli blindati, sistemi antiaerei, sistemi di comunicazione, munizioni e missili.

August 10

GUERRA RUSSIA - GEORGIA : IL PERCHE'


GUERRA RUSSIA - GEORGIA : IL PERCHE'



MappaLa guerra coincide con le richieste d’ingresso nella Nato. Non è un caso che la situazione in Georgia si è scaldata  proprio alla vigilia del vertice Nato di Bucarest (2-4 aprile), dove gli Stati Uniti hanno cercato di vincere le resistenze degli alleati europei – soprattutto Germania e Francia – all’ingresso nell’Alleanza atlantica delle ex repubbliche sovietiche di Georgia e Ucraina. Una sfida aperta alla Russia, pronta a qualsiasi compromesso pur di contenere l’espansionismo a est della Nato. Un obiettivo vitale per il regime georgiano del nazionalista Mikheil Saakashvili, che vuole il sostegno della Nato per riconquistare militarmente le regioni separatiste di Ossezia del Sud e Abkhazia, protettorati russi che gli Usa hanno ‘barattato’ con Mosca in cambio dell’indipendenza del Kosovo. Saakashvili lo sa bene e non si fa scrupoli a minacciare la stabilità della strategica regione caucasisca per ricattare l’Occidente.

 Le risposte di Mosca al progressivo surriscaldarsi delle relazioni con Stati Uniti e Occidente sono state, nel tempo, improntate a un nostalgico sfoggio di potenza: sospensione del Trattato per la limitazione delle armi non convenzionali, esercitazioni militari dei bombardieri a lungo raggio sull'Atlantico, minaccia di puntare i propri missili su Ucraina ed Europa. Ma la ritorsione più efficace, se le sollecitazioni di Bush avranno buon gioco sull'apertura del Map per Ucraina e Georgia, potrebbe avere pesanti conseguenze anche per i Paesi europei: la chiusura dei rubinetti di gas naturale a Kiev causerebbe un contraccolpo su tutta l'Europa occidentale, dipendente da Mosca nell'approvigionamento di gas e petrolio. Proprio la carta energetica potrebbe essere l'arma migliore che il Cremlino ha a disposizione per allontanare il più possibile un incubo: di trovarsi a Kiev, nucleo radiante della storia e del popolo russo, le armi e gli uomini dell'Alleanza Atlantica.

GUERRA RUSSIA-GEORGIA

Caucaso in fiamme, è guerra tra Russia e Georgia
Oltre mille morti in Ossezia del sud: Mosca interviene con l'esercito. Coinvolta anche l'Abkhazia
Georgia e Russia sono ormai in guerra per l'Ossezia del sud. Dopo l'offensiva ieri all'alba da parte di Tbilisi contro la capitale sud-osseta Tskhinvali, semidistrutta dai tank georgiani, carri armati russi sono intervenuti a sostegno dei separatisti, e questa mattina raid aerei di Mosca hanno "completamente devastato" il porto georgiano di Poti, oltre ad aver colpito postazioni militari nella città di Gori.
 
Civili dopo il bombardamento russo a Gori, 80 chilometri da Tbilisi
Centinaia di morti.
Secondo fonti sud-ossete, i morti provocati dal raid georgiano sarebbero 1.600: poco prima, il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov aveva parlato di 1.500 morti, mentre il vicepremier susso Sergey Sobianin ha affermato che i profughi sud-osseti sono circa 30mila. Da parte georgiana, invece, il bilancio degli scontri non supera le 30 vittime. Secondo fonti militari moscovite, almeno 15 peacekeepers russi sono morti e una trentina di altri sono rimasti feriti. Nel primo pomeriggio anche l'Abkhazia, l'altra repubblica georgiana di fatto separata da Tbilisi e appoggiata da Mosca, ha dato al via un'offensiva contro i georgiani, aprendo un nuovo fronte nel conflitto. La Georgia, intanto, ha annunciato il ritiro del suo contingente in Iraq (duemila uomini) per ripiegare sul fronte apertosi in patria.
 
Mentre gli Usa, alleati della Georgia, hanno chiesto inutilmente un cessate il fuoco e Bush si dice "profondamente preoccupato" per la situazione, a New York ieri il Consiglio di sicurezza dell'Onu - dove la Russia ha potere di veto - non è riuscito per due volte a trovare l'accordo su una dichiarazione congiunta per la tregua. Oggi il Consiglio sarà convocato nuovamente.
 
Carri armati russi diretti verso l'Ossezia del SudConfronto. L'escalation è cominciata venerdì 8 agosto all'alba. Dopo l'annuncio del giorno prima da parte del presidente georgiano Michail Saakashvili di un immediato cessate il fuoco, durante il quale era stata rilanciata ai ribelli la proposta di un "avvio immediato dei colloqui" e una "piena autonomia" della regione separatista, la situazione è inspiegabilmente precipitata: le forze georgiane hanno bombardato alcuni villaggi e carri armati sono penetrati nella capitale Tskhinvali, distruggendo l'ospedale e l'università.
 
La dichiarazione del presidente georgiano era arrivata in serata, dopo una giornata di scontri e bombardamenti che giovedì hanno provocato decine di feriti e costretto la popolazione osseta a nuovi sfollamenti. Le accuse sono, come sempre, reciproche: Tbilisi dichiara di aver reagito al fuoco dei ribelli, che sostiene essere appoggiati e armati da Mosca. La tregua è stata rotta solo poche ore dopo l'annuncio di Saakashvili, che ha promesso di 'restaurare l'ordine costituzionale'. Da quel momento gli eventi si sono succeduti in maniera frenetica.
 
Carri armati georgianiBotta e risposta. I georgiani erano accusati da giorni di ammassare migliaia di truppe e mezzi blindati al confine per sferrare un attacco su larga scala. Così Mosca qualche giorno fa: "La Georgia sta preparandosi per la guerra", recitava un comunicato del ministero degli Esteri russo. Pronta, come da copione, la risposta del presidente georgiano Michail Saakashvili: "Non vogliamo la guerra. Non è nel nostro interesse", seguito a ruota dal ministro georgiano per la riunificazione, Temur Iakobashvili: "La Russia sta orchestrando un tentativo di creare l'illusione della guerra". Le relazioni tra Mosca e Tbilisi sono tese da mesi a causa delle ambizioni georgiane di diventare membro della Nato. Centinaia di truppe di peacekeeper russi sono presenti sul territorio sud-osseto come forza-cuscinetto.
 
Ieri all'alba è scattata l'offensiva, giustificata dal fatto che "stanno giungendo in loco reparti di volontari dalla Russia e siamo stati costretti a ristabilire l'ordine costituzionale", ha detto il primo ministro georgiano, Vladimir Gurghenidze. Otto villaggi osseti a maggioranza georgiana sono stati occupati dall'esercito georgiano, penetrato coi tank nella capitale. Secondo il Cremlino, alcuni peacekeeper russi sarebbero morti nel blitz georgiano. Le 'ritorsioni' promesse da Putin nel primo pomeriggio si sono concretizzate con raid aerei russi contro una base militare a 25 chilometri da Tbilisi e con l'ingresso di carri armati nella capitale sud-osseta Tskhinvali, semi-distrutta dai georgiani. Le forze sud-ossete hanno ripreso il controllo della capitale. Russia e Georgia sono 'molto vicine alla guerra, se già di guerra non si tratta', ha detto un militare del Consiglio georgiano per la sicurezza nazionale. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha parlato di "informazioni in nostro possesso che testimoniano l'attuazione di una pulizia etnica nei villaggi sud-osseti, di un aumento esponenziale dei rifugiati e del panico delle popolazioni in fuga dalle zone colpite".
 
Michail SaakashviliNegoziati.  E' fallito così ogni tentativo di mediazione che le diplomazie della regione stavano faticosamente tentando di raggiungere. Il rappresentante russo, Yury Popov, si era recato tre giorni fa in visita a Tbilisi con l'intenzione di incontrare Iakobashvili a Tskhinvali. Il presidente sud-osseto, Eduard Kokoity aveva tuttavia avvertito Popov che una visita alla capitale dell'Ossezia del sud sarebbe stata 'pericolosa' a causa dei bombardamenti georgiani, e che le forze sud-ossete avrebbero attaccato le postazioni al confine, se le operazioni fossero continuate.
 
Truppe georgianeSeparatismi. A complicare le cose, oggi è intervenuta anche l'Abkazia, altra repubblica georgiana separatista e filo-russa, che ha annunciato l'inizio di un'offensiva per liberare la gola di Kodori dalle truppe georgiane, che la occupano dal 2006 e vi hanno stabilito un governo fantoccio. Dalla capitale Sokhumi, già giorni fa le autorità abkaze avevano fatto sapere di non voler prendere parte all'eventuale tavolo negoziale.  Come l'Ossezia del Sud, anche l'Abkhazia è formalmente nel territorio georgiano ma sostanzialmente autonoma dal crollo dell'Unione Sovietica nel 1991. Una guerra di due anni, nel 1993, ha portato all'esodo di massa della popolazione georgiana. Si stima che tra i 3mila e i 10mila cittadini georgiani furono uccisi nell'ambito di quella che molti hanno definito come un'operazione di 'pulizia etnica'.
August 04

CANADA : KILLER DECAPITA E MANGIA LA VITTIMA

Canada:  un uomo decapita un passeggero di un bus e poi si nutre d'esso

Dopo avergli dato 40-50 coltellate, gli ha tagliato la testa ed è sceso reggendola per i capelli. Su internet, poi rimosso, un audio della polizia: «Sta mangiando dei pezzi»


PORTAGE-LA-PRAIRIE (Manitoba) - Orribile delitto in Canada. Tim McLean, 22 anni, è stato accoltellato e decapitato mentre si trovava a bordo di un pullman di linea della Greyhound tra Edmonton a Winnipeg. Secondo alcuni dei 36 passeggeri che si trovavano a bordo, l’assassino avrebbe agito senza una ragione apparente. Dopo essersi accanito sul corpo del giovane con quaranta coltellate, l’uomo gli ha tagliato la testa. La polizia ha fermato il mezzo nei pressi di Portage-la-Prairie e ha arrestato l’assassino: Vince Weiguang Li, 40 anni.

 

CON LA TESTA SULLA PORTA - Gli inquirenti non sono ancora in grado di spiegare le circostanze che hanno spinto l’omicida a agire con tale violenza. Uno dei testimoni ha raccontato che dopo che tutti i passeggeri sono scesi dall’autobus, l’uomo si è presentato alla porta del veicolo con la testa del giovane in mano. «Abbiamo sentito un grido e ci siamo girati. Abbiamo visto un uomo in piedi che pugnalava un passeggero, con almeno 40-50 coltellate». L’autobus si è allora fermato e i passeggeri sono scesi precipitosamente mentre l’uomo ha cominciato a tagliare la testa al giovane. «Mentre infilava il pugnale nel corpo della vittima, l’uomo era calmo, sembrava un automa». Secondo un'altra testimonianza, invece, la vittima stava dormendo. L'assassino «ha cominciato a colpirlo fino a staccargli di netto la testa». Dopo aver percorso il corridoio e averla lanciata a terra, è poi tornato tranquillamente a sedersi in fondo al pullman, dove è rimasto fino all'arrivo della polizia nella prima piazzola di emergenza.


E' UN CANNIBALE - Si aggiungono dettagli raccapriccianti sulla vicenda dell’uomo che nei giorni scorsi ha ucciso e decapitato un passeggero su un bus canadese. Il killer, Vince Weiguang Li, sarebbe un cannibile. Il particolare emerge da una comunicazione radio della polizia finita su internet e poi rimossa. «Badger (ndr nome in codice dell'omicida) è nel retro del bus, sta tagliando dei pezzi e li sta mangiando» si sente nella comunicazione che dura circa 80 secondi e viene ripresa da numerosi media canadesi.




L'autobus su cui si è consumato il delitto (Ap)
L'autobus su cui si è consumato il delitto (Ap)

PERIZIA PSICHIATRICA - Vince Weiguang Li, senza avvocato, è costantemente monitorato nel carcere di Winnipeg, capitale del Manitoba. Il pubblico ministero ha chiesto una perizia psichiatrica ma il giudice ha rinviato la questione alla prossima udienza, martedì prossimo, in attesa che l’imputato abbia rappresentanza legale. «Come molti canadesi, provo orrore di fronte a quanto accaduto» ha detto il ministro federale della Pubblica sicurezza, Stockwell Day.

August 03

GLI EDIFICI + STRANI DEL MONDO

 


Una compilation di edifici e strane architetture in giro per il mondo.
August 01

AFGHANISTAN: Rimpatriati per non aver ucciso

AFGHANISTAN : DUE ELICOTTERISTI RIMPATRIATI PER NON AVER UCCISO.
I due piloti decisero di non sparare, nonostante fossero aggrediti da 'fuoco ostile', per la presenza di civili nelle case da dove partivano colpi .Ora vengono accusati di essere sotto stress.


Cosa sia accaduto il 9 luglio nei cieli afgani di Shiwashan, sette chilometri da Herat, da oggi non sarà più un mistero. Perché attraverso una fonte militare arrivano i dettagli di quella sera, i fatti come sono descritti da chi era lì e decise di non sparare, nonostante fosse aggredito da 'fuoco ostile', per la presenza di civili nelle case da dove partivano colpi di armi leggere.
Domenico Leggiero, responsabile del comparto Difesa dell'Osservatorio militare, è noto per le sue battaglie a favore dei militari affetti da patologie legate all'esposizione all'uranio impoverito in teatri di guerra. Leggiero è in grado di riportare la versione dei due piloti di elicottero, protagonisti della notte del 9 luglio, che dopo aver passato alcuni giorni all'ospedale militare romano del Celio, sono stati rispediti nella base del 7° Reggimento Aviazione ‘Vega’ dell’Esercito, a Rimini.
Erano due i Mangusta, in appoggio a un'operazione medevac (evacuazione medica), con un elicottero spagnolo che era intervenuto dopo un'imboscata in cui erano rimasti intrappolati due blindati italiani  “Lince”. Le uniche notizie diffuse riguardavano il rifiuto di uno dei due Mangusta di aprire il fuoco, con il conseguente ricovero dei piloti per sindrome da stress post-traumatico.

Una lucida decisione. Secondo la versione dei protagonisti – riportata da Leggiero – quella sera l'intervento riguardò la copertura dell'elicottero medico che evacuò due soldati italiani. Ma dopo l'imboscata, avvenuta all’estrema periferia di Herat, e durante l’operazione di evacuazione medica dei nostri feriti – il tenente Gabriele Rame e l’aviere Francesco Manco – da un palazzo abitato della zona vennero esplosi numerosi colpi di armi leggere. Il timone di coda dell'eliambulanza venne 'sviolinato', graffiato, senza far danni. È proprio a quel punto che i due piloti italiani, ognuno alla cloche di un Mangusta, hanno valutato che rispondere al fuoco con i potenti cannoncini rotanti da 20 millimetri avrebbe significato distruggere l’edificio provocando sicuramente pesanti perdite tra i civili. Quindi hanno optato per una manovra di disimpegno e hanno fatto ritorno alla base. Il comando spagnolo non gradì. Di lì la lamentela con il comandante italiano ad Herat per la mancata copertura di fuoco da parte dei Mangusta. I due piloti, convocati dal comandante per chiarimenti, hanno spiegato di aver lucidamente preso la decisione di non rispondere al fuoco in accordo con le regole d’ingaggio di una missione ufficialmente di pace, non di guerra, che consentono di sparare se attaccati, ma solo se c’è la ragionevole certezza di non provocare vittime civili.
Contro i due piloti non è stata avviata alcuna procedura disciplinare: i comandi hanno preferito rimpatriarli e ricoverarli per alcuni giorni all’ospedale militare del Celio, dando in pasto alla stampa la storia dello stress.

Nessuno stress. La questione, come si evince dalle differenze con le versioni ufficiali diffuse fino a oggi, è quanto mai delicata. I due Mangusta, e non solo uno, optarono per la manovra di disimpegno senza aprire il fuoco. E non lo fecero degli equipaggi ‘stressati’, ma consapevoli di fare una precisa scelta, nonostante le raffiche dirette verso di loro. “La loro decisione – afferma Leggiero – è stata un atto di alto profilo etico e morale, che come pilota mi sento di condividere al cento per cento”.
Il secondo punto delicato riguarda direttamente la politica e la propaganda dello Stato Maggiore italiano. L'immagine dei due piloti circolata sui mezzi di informazione è quella di due traumatizzati, quindi colpiti da una sindrome che viene affiancata al fatto stesso di non aver voluto aprire il fuoco. Sono più o meno sottili accostamenti che sortiscono un effetto immediato nella ricezione di una notizia. Dai resoconti diretti, invece, la situazione appare ben diversa, con una scelta che poco ha a che spartire con il logoramento psico-fisico. Ma che risponde, invece, a una presa di coscienza nella difficile decisione di aprire o meno il fuoco su un palazzo abitato.
Per di più il nostro ordinamento militare, aggiungono le nostre fonti in ambito militare e giudiziario, non ha previsto figure di aiuto psicologico direttamente sul teatro di guerra.
 
Cosa succederà adesso ai due piloti, ormai rientrati alla base in Italia, passando per il Celio? L'unica certezza delle nostre fonti è che non li attende un roseo avvenire: in campo militare – ci dicono – queste scelte si pagano. E la vendetta è un piatto che, in quel mondo, viene servito freddo.
 
July 31

inedito dantesco

 Inedito dantesco

 

INFERNO, CANTO XXXV

Cerchio X - I Cazzari

di Dante Alighieri (*)


Quinci venimmo ad una calle smorta
densa di genti meste e imbecillite
quali gli spettator di Porta a Porta.

Ahi, dolorose e miserabil vite
che di fregnacce, lazzi e scemitadi
van discettando, trepide e impaurite!


E 'l duca mio: "Or si dee che tu vadi
pel cerchio del cazzume editoriale
ove li fatti appaion vaghi e radi

e regna imperituro il virtuale".
E già m'adiva al decimo girone
quand'ecco scorsi un bestio bicefàle

per cui 'l mio duca: "Quegli è Veltruscone,
ch'opposizione fu e governo fue
e in l'una e l'altra testa fu cagione

di mali e strazio allo popolo bue.
Ma il lettor d'elzeviri è sì intontito
che azzannato da un, crede sien due".

Poscia ch'io ebbi il mio dottore udito
più m'appressai alle doppie mascelle
del tristo imbonitor ermafrodito.

Diverse lingue, orribili favelle
risuonavan nel gozzo a quel piazzista
come due bestie van sott'una pelle.

"Potere al popolo! Morte al comunista!
Meno tasse! Chi è magistrato è pazzo!
Coltiviamo un progetto riformista".

Parole oscure, non capivo un cazzo.
Ma vidi genti di molte contrade
plaudere a quel romor, con gran sollazzo,

a guisa di montoni innanzi a biade.
Alfin pestai gran zòtta in sul terreno
e caddi come corpo morto cade.

"Attento!", fece il duca, "quaggiù è pieno
d'articoli di Mauro e d'Alberoni.
Se v'incappi col piè, non v'è più freno,

le suole imbrotti e caschi a ruzzoloni!"
"E dirlo prima?", rispuos'io al maestro,
"or mi lordan le scarpe due cialdoni

l'un sotto al piè mancino, l'altro al destro!".
"L'uno è un editoriale di Colombo",
ei disse, "che dal quotidian sinestro

tuona con ira, furia e gran rimbombo
contra la crapa che pelata miri;
ma con l'altra (il quattrocchi) è come un zombo:

brancolano e barcollan gli elzeviri.
Del grasson dalla barba unta e atra
è lo secondo, che per empi giri

graffia il Veltrone, iscuoia e disquatra;
ma innanzi allo padrone è come cane
ch'attende l'osso e caninamente latra".

Io vidi allor dell'anime diafàne
che a voce bassa mi facevan "Bù!"
con membra vanescenti, men che umane,

mentre che per lo passo andava giù.
"Qui vedi i mesti spiriti del niente
che mai son stati o che non sono più",

disse Virgilio, "e per ti spavente
cercan di far paura e fan pietade,
parti citrulli di citrulla mente.

Quegli laggiù è il feroce Bin Làde,
col bel turbante di cotone idrofilo,
ch'arse le torri della gran cittade;

havvi di fianco il bieco pedòfilo
che strupa li fanciulli a cento a cento;
poi il negator della scioà, il necrofilo

antisemita! E il Global Riscaldamento!
che dell'Artico quaglia le calotte
dannando i posteri all'annegamento.

Ecco il nazista che torna di notte
con la sfiziosa svastica di legno;
ecco il fascista, pronto a menar botte

e altri fantasmi, di cui l'aere è pregno.
Son le frescacce buffe della stampa
c'ha perduto ogni modo e ogni ritegno".

Giunti che fummo a' piedi d'una rampa
schivai d'un pelo una palla colossale
ch'in giuso rotolava come vampa.

"Salva l'ossa! E' il vibrante editoriale
del tronfio spirto nomato Pigì
Battista, rozzo come non v'è iguale,

neppur nel più cazzaro dei tigì!".
E per schivar la bomba, di gran slanzo,
fè un salto e in sozza chiavica finì

colma d'atra di Mieli e di D'Avanzo!
E disse cose ch'è bello il tacere,
in gramatica, in gotico e in romanzo,

lordo di puttanate del Corriere.
Ahi, quanto a dir qual era è cosa dura!
Lo duca mio, che come carrettiere

imprecava, coverto di lordura!
Maladiceva Biagi e Montanello,
Pannunzio, Prezzolini e lor ventura,

e Serra, uom di Cuore e di cervello
che fece per viltate il gran rifiuto.
Tosto ch'intesi l'orrido macello

schivando un Feltri, andai a cercare aiuto,
rincorso di parole irose e prave
che mai non prima aveva conosciuto.

Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio bianco per antico pelo,
grifagno imbrattator di rotative.

E' Scalfari dimòn, che terra e cielo
governa della bolgia di panzane
ch'è il regno della stampa a doppio velo.

"O voi che tra le bufale pacchiane
vivi e vestiti ve n'andate a spasso",
disse lo vecchio, "cosa vi rimane

a questo loco e move a tanto chiasso?".
Io salutai quel salvator canuto
e lagrimando principiai: "Ahi, lasso!

Virgilio mio in una pozza è caduto
di pecoreccia vanvera stampata!
Deh, salvilo, messer, li presti aiuto!"

E quei con voce profonda e pacata:
"Qui occorre valutar l'opra migliore
per trarre l'uomo tuo da quella guata.

Magari un termovalorizzatore
che la mota smaltisca a quel pantano...
o un naviglio di scolo posteriore

che colleghi l'Inferno con Milano...
una variante urbana? Un rettifilo?
Un autotunnel metropolitano

assegnato in appalto all'Impregilo?
Qui è d'uopo dar principio ad opra magna
che dia lustro allo regno ov'è mio asilo!"

La mente di sudore ancor mi bagna
al pensier di quel vecchio laido e avaro
che discettava ai piè della montagna

torte complicazion di ciò ch'è chiaro.
E 'l duca nel piastron strillava: "Aita!
Chi mi trarrà da questo guazzo amaro

di frase che ragione hanno smarrita?"
Ed io: "Vo per soccorso! Ho già richesto
di qualchedun ch'aiuti in tua sortita!

Non ti crucciar! Tranquillo! Torno presto!".
Ciò dissi e de' calcagni fei rotelle
chè foco non m'avria spinto sì lesto

e quindi uscimmo a riveder le stelle.

 

* (Manoscritto inedito reperito da Gianluca Freda)

July 23

IDOSE : CYBER-DROGA

idose

Cyber-droghe: dalla siringa alle cuffie

http://idose.net/images/Products/idose.png


Nel 1981 esce nelle sale cinematografiche il film “Brainstorm: generazione elettronica”, interpretato da Christopher WalkenNatalie Wood.
La storia racconta della scoperta sensazionale fatta da una importante industria: una macchina in grado di registrare immagini, sensazioni ed emozioni e trasmetterle da una mente all'altra. I servizi segreti statunitensi ne intuiscono subito le potenzialità applicative in ambito bellico e di controllo mentale.
L’attrice Natalie Wood muore prematuramente prima che fossero terminate le riprese…
La sua morte è tuttora avvolta in un alone di mistero: caduta durante la notte dal suo yacht Splendor, sul quale era in compagnia del marito e dell'attore Christopher Walken, il suo corpo è stato trovato al largo dell'isola di Santa Catalina.

Nel 1995 esce “Strange Days” il film prodotto e scritto da James Cameron.
La storia in questo caso si svolge durante gli ultimi giorni del 1999 in una Los Angeles trepidante nell’attesa del Nuovo Millennio. Le droghe, in questa visione futurista molto “noire”, si chiamano “wire-trip clips”: in pratica delle “registrazioni di esperienze” digitali. Attraverso un congegno chiamato Squid, vengono registrate dalla corteccia cerebrale delle persone che vivono una esperienza particolare (violenza, stupro, rapina, ecc.) tutte le sensazioni, emozioni, suoni e trasferite poi dentro un minidisk.
Con un lettore apposito chiunque può rivivere quelle esperienze, come se fossero reali.


In luglio 2008 il Gat, il “Nucleo speciale frodi telematiche” della Guardia di Finanza scopre su internet un traffico di “cyber-droghe”, in pratica “brani musicali”, “sequenze sonore” che riescono avere sulla psiche delle persone che le ascoltano, effetti simili alle droghe tradizionali.
Purtroppo non si tratta di un film di fantascienza ma è l’ennesimo caso in cui la realtà supera la più fervida immaginazione.
Questi brani o sequenze, utilizzano frequenze infrasonore (dai 3 ai 30 Hz) che agiscono direttamente nel sistema nervoso centrale provocando reazioni che vanno dall’eccitazione al rilassamento.
I nomi di questi “file” venduti in rete, sono gli stessi delle medesime droghe: “Marijuana”, “Cocaina”, “Acid-QH”, “Hand of God”, “Trip”, “Peyote”, “Out of body”, “Ecstasy”, ecc.


Attualmente le “i-dose” (i-pod, i-phone, ecc.), cioè le “dosi virtuali”, vengono cedute a prezzo simbolico, ma a differenza delle droghe classiche, queste possono essere consumate (ascoltate in cuffia) e poi passate agli amici.
La prima “dose” è gratuita, come fanno i veri pusher, e poi il cliente si affeziona (diventa dipendente) e alla fine le paga.
Il colonnello della Guardia di Finanza Umberto Rapetto, durante una intervista alla giornalista Emanuela Falcetti su Radio Rai, specifica che “questi suoni non sono udibili, le mischiano (droghe). Le mischiano o alla musica o, immagino, anche a dei messaggi di voce, eccetera, che possono arrivare agli adulti.”
“Il nostro cervello reagisce e può avere degli impulsi che possono portare ad un’euforia incredibile oppure a rilassarci in maniera strepitosa. (…) È un cosa che è stata rilevata in termini scientifici e noi ce ne siamo preoccupati sotto quest’ottica, di sicurezza sociale”
Ecco la conferma che anche la scienza ufficiale è a conoscenza della possibilità che alcune “vibrazioni”, “frequenze” sonore possono interagire direttamente nel cervello!

Alla domanda della Falcetti in merito alle istruzioni per l’uso, il colonnello risponde che purtroppo non si tratta di una bufala “perché è tecnicamente possibile”.
La tecnica esiste eccome: le ingerenze esterne mediante frequenze sonore, onde elettromagnetiche, sono un dato di fatto: i messaggi subliminali (a sfondo sessuale e/o satanico) inseriti nella musica, i vari progetti di controllo mentale come l’Mk-Ultra, ne sono la prova, e purtroppo la punta dell’iceberg.

Quello che dovrebbe far pensare è che la tecnica usata nelle cyber-droghe, è molto versatile: una frequenza sub-sonica, non si percepisce, e quindi può essere inserita nei messaggi vocali, nelle suonerie dei cellulari (distribuite gratuitamente o acquistabili per pochissimi euro!), nei brani musicali, mischiata all’audio televisivo, ecc.
Lo sa molto bene anche la “radionica”: la tecnica di riequilibrio energetico che nasce agli inizi del secolo scorso.
Il grande pioniere britannico George de la Warr , la definiva come: “la scienza che studia l’azione della mente sulla materia e l’unione di tutte le cose”.[1]
In questo caso però non si tratta dell’azione del pensiero sulla materia, ma delle vibrazioni sonore (frequenze, suoni) sulla materia fisica organica.
La Fisica speciale afferma da oltre un secolo che tutto è energia; la Fisica quantistica va oltre spiegando che tutto è collegato e che lo spazio vuoto non esiste.

Diversi ricercatori del secolo scorso, soprattutto russi, sono riusciti a stabilire le frequenze specifiche di ogni organo umano (visto che la materia è energia). Questo significa che il fegato, il cuore e tutti gli apparati hanno una loro frequenza specifica. Conoscendo queste frequenze è possibile inviare delle vibrazioni specifiche che possono interagire direttamente con l’organo corrispondente.
Sapete questo cosa implica? Una frequenza corretta può sostenere la funzionalità (salute), mentre un’altra vibrazione potrebbe comprometterla (malattia).
Nel caso specifico delle cyber-droghe, si è riusciti per caso a decodificare la frequenza di lavoro di alcune funzioni del sistema nervoso centrale? Ecco un esempio per capire: il principio farmacologico della cocaina blocca il recupero della dopamina (neurotrasmettitore o neuro-ormone rilasciato dall’ipotalamo), provocando un aumento della dopamina stessa, con i risultati psicofisici che tutti purtroppo conosciamo.
Se un messaggio infrasonoro (frequenza specifica), riesce per esempio a bloccare nella stessa maniera il recupero della dopamina nel sistema nervoso centrale, si otterrà lo stesso effetto fisiologico della cocaina? Rispondere a questa domanda non è facile, ma stando agli ultimi sviluppi sembrerebbe proprio di sì.


sito idoser.com


July 03

VIVERE

VIVERE
ALEXANDER POPE

Ci si affanna ad esistere,ci si affanna a capire, a spiegare. Si vive senza vivere,
si pensa senza pensare.

Nulla è + vuoto di una riflessione esistenziale. Sai perchè? perchè non siamo...nulla.

Bella considerazione, peccato che non abbia senso, visto che è solo una
riflessione esistenziale che come ho detto non vale nulla.

Si lo so ma c'è bisogno anche di riflettere sul nulla se non altro per elevare la
nostra piccola mente verso pensieri cosmici e astratte percezioni che inebriano
la nostra esistenza poco nobile.

Una vita saggia è una nobile vita...NO! una vita saggia è una vita sprecata.
Anche una vita indecorosa e superficiale è una vita sprecata.

Come è una vita perfetta? ancora non lo so. Ne ho un'idea,ci sto lavorando su
no non è vero attendo solo, sperando che la teoria della vita senza attesa sia esatta.

Vivere senza attese ne pretese,vivere perchè per morire c'è tutta la vita.


July 01

QUESTA TRISTE DERIVA...

QUESTA TRISTE DERIVA...
  Di Luca Trinchieri
http://locali.data.kataweb.it/kpm2glocx/field/image/kpmimage/1369947       http://www.meltingpot.org/IMG/cache-225x165/arton935-225x165.jpg      
 Roma - C´è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana
 si diverte a Trastevere il venerdì sera. L´ora dell´aperitivo. Le vie
 attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di
 venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini
 alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa.
 Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha
 tutta l´impressione di dover essere riempita. È la prima operazione
 contro i venditori ambulanti dopo l´entrata in vigore del decreto
 sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine
 pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la mia. È un istinto di controllo.
 I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta
 sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un
 indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la
 paura, la rassegnazione, fuorché l´istinto di scappare. È ammutolito. Un
 donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende
 quando l´agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano
 appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «fammi mettere nella
 borsa, almeno!» dice all´agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco
 il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? - dice - non
 stavo facendo nulla di male». All´agente scappa un sorriso, forse un po´
 amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge.
 Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare
 questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall´agente, che se ne va
 e lascia il
 posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice
 senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo
 stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione econ le mani occupate dice
 «dove andiamo, di qua?», mascherando con l´orgoglio la
 paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l´ironia però,
 quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli,
 vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si
 toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».
 Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in
 tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma
 gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le
 braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che
 avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare
 nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un

 agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di
 Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli
 lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in
 borghese che è lì a dirigere l´intera operazione. «Dottò, Capitano,
 Maresciallo, giuro che non lo farò mai più...». Si sbraccia, sembra un
 bambino appena messo in punizione dalla mamma. L´uomo in borghese si
 mostra irremovibile, ma si capisce
subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati - 7
 persone, tutte straniere - non sono più a vista, lo lascia andare.
 A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento,
 «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli
 stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via,
 identificatelo, e controllate - aggiunge guardandomi negli occhi -
 perché ha l´alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo
 prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per
 fortuna non è ancora reato, comunque.
 Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri,
 tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima,
 ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell´elenco
 dei fermati» dice l´uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un
 collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato.
 «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L´uomo con la
 polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se -
 dice - non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle,
 ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di
 soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta
 veritiera. «Certo che non avevi proprio nient´altro di meglio da fare»,
 dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una
 risposta». L´uomo in rosa, che ha la mia carta d´identità e sta
 scandendo il mio nome
 per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto
 pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e
 infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a
 me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione».
 Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l´uomo in
 borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere
 identificarsi. Un altro poliziotto - ma quanti ne ho attorno, quattro,
 cinque? - mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza,
 è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente,
 chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi
mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si
 farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe
 la discussione l´uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di
 andare da lui. «Vuoi andare?»
 «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito - si
 spiega - hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono
 stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi
 accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l´uomo
 che comanda l´operazione, quello dell´alito puzzolente. Mi chiedo se
 tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il
 suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l´operazione
 concludersi, fino all´istante i cui gli immigrati vengono caricati sul
 furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c´è altro da
 fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa
 triste deriva, quest´inverno italiano che avanza. Oggi inizia l´estate.
 Evviva.
June 27

ESERCITI IN C ITTA'


GLI ESERCITI NELLE CITTA' DEL FUTURO


Ecco cosa riporta il “Rapporto Urban Operations in the Year 2020 redatto dalla RTO (Studies Analysis and Simulation Panel Group, SAS-030).
La RTO, l’Organizzazione per la Ricerca e la Tecnologia della NATO è il centro di convergenza delle attività di ricerche/tecnologiche (R&T) per la difesa in seno della NATO.
L’Operazione Terrestre o Operazione Urbana (UO-2020) all’orizzonte dell’anno 2020 è uno studio che esamina la natura probabile dei campi di battaglia, i tipi di forze terrestri le loro caratteristiche e capacità.
Lo studio ipotizza l’andamento della popolazione mondiale entro l’anno 2020. Entro questa data il 70% della popolazione mondiale vivrà all’interno di zone urbane.
Il numero delle persone nel mondo supererà i 7,5 miliardi e ciò sarà causa di una spaventosa crescita demografica nelle città e/o metropoli incrementando l’urbanizzazione, provocando povertà, scontri e tensioni sociali.
La necessità di una presenza (militare) massiccia e dominante, tanto morale quanto psicologica, spesso su periodi di tempo prolungati, resterà una caratteristica unica e persistente delle Operazioni Urbane. Questa necessità entrerà nel conflitto attraverso la domanda pressante da parte del mondo politico e del grande pubblico per azioni rapide, decisive e chirurgiche…

Ricapitolando:
-         le guerre future saranno all’interno delle città;
-         avremo eserciti lungo le strade (NATO o forze militari preposte);
-         dal punto di vista psicologico sarà normalissimo avere militari armati in città;
-         politici e cittadini richiederanno l’intervento dell’esercito;
-         le forze militari utilizzeranno ogni sorta di arma (letale e “non-letale” ad alta energia);
-         sommosse, scontri sociali, manifestazioni potranno essere sedate dall’esercito…
-         stiamo andando verso la costituzione di uno “Stato militarizzato”.  

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Esercito a pattugliare le strade delle grandi città.
Ma solo per pochi mesi?
Antonio Camuso – Osservatorio sui Balcani – 25 giugno 2008

Manovra propagandistica del governo Berlusconi o naturale conseguenza di piani decisi da oltre dieci anni da alcuni paesi della NATO?

Questa affermazione non è l'ennesimo tentativo maldestro di voler accollare a carico dell'Alleanza militare occidentale oscuri disegni di militarizzazione della nostra società, bensì il frutto di nostre ricerche su alcuni progetti, condotti sotto la guida del Pentagono e riguardanti l'uso degli eserciti nelle megalopoli del futuro.
Si tratta del lavoro di esperti NATO UO 2020 nel gruppo di studio SAS 30 Urban Operation in the year 2020 , al quale partecipano dal 1998 esperti di sette Nazioni della NATO ( Italia, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Stati Uniti d'America ) e che ha gettato le basi per l'evoluzione dell'impiego dello strumento militare nello scenario più probabile del prossimo futuro.

Lo studio NATO U.O. (Urban Operations) 2020
Questo studio, ultimato negli ultimi mesi del 2002 e reso pubblico nei primi mesi del 2003, prima della guerra in Iraq, rende esplicito come in maniera omogenea il nocciolo duro del militarismo mondiale ritiene più che probabile le città del futuro come campo della Battaglia Finale, quella per la sopravvivenza del sistema capitalista e che il ruolo dello strumento militare avrà un carattere dominante anche in quelle che sembrerebbero essere normali operazioni di polizia urbana.
E' l'ambiente urbanizzato che si qualifica come il contesto nel quale l'Umanità del ventunesimo secolo condurrà una difficile vita: le sterminate megalopoli abitate da decine, se non centinaia, di milioni di esseri umani concentreranno nel loro interno tutte le contraddizioni della società capitalista allo stadio supremo.

Differenze di classe e azzeramento dei servizi sociali capaci di attutire il senso diffuso di ingiustizia, degradamento delle complesse regole di interazione tra diversi strati della popolazione, scarsità di cibo e di lavoro genereranno forti conflitti tra diversi strati sociali,coinvolgendo il sistema statale locale e/o organismi e attività multinazionali
In questo contesto che le normali forze di polizia non saranno in grado di condurre operazioni tra folle "ostili" o semplicemente "complici" dei nemici da colpire e neutralizzare senza il rischio di forti perdite o addirittura ritirate catastrofiche da banlieus in fiamme. Rischi di effetto domino su scala mondiale con scene di folle tumultuanti, affamate e disperate che assaltano centri commerciali, quartieri dell'alta borghesia e centri di potere provocherebbe il panico nell'intero sistema capitalistico. L'invio dell'esercito condotto con armi tradizionali e all'ultimo momento potrebbe essere addirittura controproducente scatenando ancor più le folle e i partiti di opposizione.
Per questo motivo nello studio UO2020 si consiglia così di iniziare gradatamente in base alle necessità ad utilizzare l'esercito in funzione di ordine pubblico man mano che la crisi mondiale quella che è ipotizzata per il 2020, si avvicina.

Piccoli interventi crescono.
Nel frattempo ogni paese aderente a questo gruppo compresa l'Italia deve finalizzare reparti appositi che si specializzino per condurre le operazioni di contenimento delle folle e di controllo del territorio compresi i rastrellamenti a caccia di sovversivi ed agitatori nei quartieri.

Il ruolo italiano nella costituzione dell'esercito internazionale antisommossa 
L'Italia in questo campo ha proposto la possibilità di sviluppare nuove specializzazioni e di preparare personale addestrato a muoversi e combattere negli ambienti urbani ov