<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><?xml-stylesheet type='text/xsl' href='http://touching-the-sun.spaces.live.com/mmm2008-07-24_12.50/rsspretty.aspx?rssquery=en-US;http%3a%2f%2ftouching-the-sun.spaces.live.com%2fcategory%2fATTUALITA'%2ffeed.rss' version='1.0'?><rss version="2.0" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:msn="http://schemas.microsoft.com/msn/spaces/2005/rss" xmlns:live="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" xmlns:dcterms="http://purl.org/dc/terms/" xmlns:cf="http://www.microsoft.com/schemas/rss/core/2005" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"><channel><title>IL BLOG DI ICARUS: ATTUALITA'</title><description /><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/?_c11_BlogPart_BlogPart=blogview&amp;_c=BlogPart&amp;partqs=catATTUALITA'</link><language>en-US</language><pubDate>Tue, 19 Aug 2008 20:13:58 GMT</pubDate><lastBuildDate>Tue, 19 Aug 2008 20:13:58 GMT</lastBuildDate><generator>Microsoft Spaces v1.1</generator><docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs><ttl>60</ttl><cf:parentRSS>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/feed.rss</cf:parentRSS><live:type>blogcategory</live:type><live:identity><live:id>5414825038112796330</live:id><live:alias>touching-the-sun</live:alias></live:identity><cf:listinfo><cf:group ns="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" element="typelabel" label="Type" /><cf:group ns="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" element="tag" label="Tag" /><cf:group element="category" label="Category" /><cf:sort element="pubDate" label="Date" data-type="date" default="true" /><cf:sort element="title" label="Title" data-type="string" /><cf:sort ns="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" element="comments" label="Comments" data-type="number" /></cf:listinfo><item><title>QUESTA TRISTE DERIVA...</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!949.entry</link><description>&lt;div style="text-align:left"&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;QUESTA TRISTE DERIVA... &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=3&gt;  Di Luca Trinchieri&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;img alt="http://locali.data.kataweb.it/kpm2glocx/field/image/kpmimage/1369947" src="http://locali.data.kataweb.it/kpm2glocx/field/image/kpmimage/1369947"&gt;       &lt;img alt="http://www.meltingpot.org/IMG/cache-225x165/arton935-225x165.jpg" src="http://www.meltingpot.org/IMG/cache-225x165/arton935-225x165.jpg"&gt;       &lt;br&gt; &lt;font size=4&gt;Roma - C´è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana&lt;br&gt; si diverte a Trastevere il venerdì sera. L´ora dell´aperitivo. Le vie&lt;br&gt; attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di&lt;br&gt; venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini&lt;br&gt; alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa.&lt;br&gt; Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha&lt;br&gt; tutta l´impressione di dover essere riempita. È la prima operazione&lt;br&gt; contro i venditori ambulanti dopo l´entrata in vigore del decreto&lt;br&gt; sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine&lt;br&gt; pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la mia. È un istinto di controllo.&lt;br&gt; I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta&lt;br&gt; sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un&lt;br&gt; indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la&lt;br&gt; paura, la rassegnazione, fuorché l´istinto di scappare. È ammutolito. Un&lt;br&gt; donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende&lt;br&gt; quando l´agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano&lt;br&gt; appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «fammi mettere nella&lt;br&gt; borsa, almeno!» dice all´agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco&lt;br&gt; il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? - dice - non&lt;br&gt; stavo facendo nulla di male». All´agente scappa un sorriso, forse un po´&lt;br&gt; amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge.&lt;br&gt; Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare&lt;br&gt; questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall´agente, che se ne va&lt;br&gt; e lascia il&lt;br&gt; posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice&lt;br&gt; senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo&lt;br&gt; stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione econ le mani occupate dice&lt;br&gt; «dove andiamo, di qua?», mascherando con l´orgoglio la&lt;br&gt; paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l´ironia però,&lt;br&gt; quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli,&lt;br&gt; vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si&lt;br&gt; toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».&lt;br&gt; Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in&lt;br&gt; tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma&lt;br&gt; gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le&lt;br&gt; braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che&lt;br&gt; avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare&lt;br&gt; nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un &lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=4&gt; agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di&lt;br&gt; Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli&lt;br&gt; lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in&lt;br&gt; borghese che è lì a dirigere l´intera operazione. «Dottò, Capitano,&lt;br&gt; Maresciallo, giuro che non lo farò mai più...». Si sbraccia, sembra un&lt;br&gt; bambino appena messo in punizione dalla mamma. L´uomo in borghese si&lt;br&gt; mostra irremovibile, ma si capisce&lt;br&gt;subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati - 7&lt;br&gt; persone, tutte straniere - non sono più a vista, lo lascia andare.&lt;br&gt; A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento,&lt;br&gt; «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli&lt;br&gt; stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via,&lt;br&gt; identificatelo, e controllate - aggiunge guardandomi negli occhi -&lt;br&gt; perché ha l´alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo&lt;br&gt; prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per&lt;br&gt; fortuna non è ancora reato, comunque.&lt;br&gt; Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri,&lt;br&gt; tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima,&lt;br&gt; ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell´elenco&lt;br&gt; dei fermati» dice l´uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un&lt;br&gt; collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato.&lt;br&gt; «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L´uomo con la&lt;br&gt; polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se -&lt;br&gt; dice - non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle,&lt;br&gt; ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di&lt;br&gt; soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta&lt;br&gt; veritiera. «Certo che non avevi proprio nient´altro di meglio da fare»,&lt;br&gt; dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una&lt;br&gt; risposta». L´uomo in rosa, che ha la mia carta d´identità e sta&lt;br&gt; scandendo il mio nome&lt;br&gt; per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto&lt;br&gt; pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e&lt;br&gt; infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a&lt;br&gt; me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione».&lt;br&gt; Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l´uomo in&lt;br&gt; borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere&lt;br&gt; identificarsi. Un altro poliziotto - ma quanti ne ho attorno, quattro,&lt;br&gt; cinque? - mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza,&lt;br&gt; è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente,&lt;br&gt; chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi&lt;br&gt;mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si&lt;br&gt; farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe&lt;br&gt; la discussione l´uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di&lt;br&gt; andare da lui. «Vuoi andare?»&lt;br&gt; «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito - si&lt;br&gt; spiega - hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono&lt;br&gt; stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi&lt;br&gt; accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l´uomo&lt;br&gt; che comanda l´operazione, quello dell´alito puzzolente. Mi chiedo se&lt;br&gt; tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il&lt;br&gt; suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l´operazione&lt;br&gt; concludersi, fino all´istante i cui gli immigrati vengono caricati sul&lt;br&gt; furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c´è altro da&lt;br&gt; fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa&lt;br&gt; triste deriva, quest´inverno italiano che avanza. Oggi inizia l´estate.&lt;br&gt; Evviva.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+QUESTA+TRISTE+DERIVA...&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!949.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!949.entry</guid><pubDate>Tue, 01 Jul 2008 17:34:00 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!949/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!949.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-07-01T17:34:00Z</dcterms:modified></item><item><title>DNA PER DEPURARE L'ACQUA</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!938.entry</link><description> &lt;span style="font-size:14pt;font-family:Verdana"&gt;&lt;font style="font-weight:bold" size=5&gt;Nuova tecnica
        possibile per la depurazione dell’acqua potabile
        &lt;/font&gt;
        &lt;br&gt;
        &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:10pt;font-family:Verdana"&gt;&lt;a href="mailto:danyluca@micso.net"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
        Link ufficiale: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:10pt;font-family:Verdana" lang=EN-GB&gt;&lt;a href="http://www.physorg.com/news131712320.html"&gt;&lt;span style="" lang=IT&gt;www.physorg.com/news131712320.html&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;
        &lt;p style="text-align:justify"&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;span style="font-size:10pt;font-family:Verdana"&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;Uno strumento genetico utilizzato da ricercatori medici
        potrebbe essere applicato per la rimozione di microbi dannosi e virus
        presenti nell’acqua potabile.&lt;/span&gt;
        
        &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;
        &lt;p style="text-align:justify"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span style="font-size:10pt;font-family:Verdana"&gt;Da una serie di esperimenti basati su semplici concezioni,
        gli ingegneri della Duke University hanno dimostrato che un breve tratto
        di materiale genetico potrebbe bloccare la ripetizione di un importante
        gene presente in un comune fungo trovato nell’acqua e interromperne
        l’azione.
        
        &lt;br&gt;
        Perfezionando questo nuovo metodo, i ricercatori credono che si potrebbe
        costituire la base &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;necessaria
        per un nuovo dispositivo che aiuterebbe a risolvere il problema
        dell’acqua potabile nei Paesi del Terzo Mondo, dove non esistono
        impianti di depurazione. La tecnologia, relativamente nuova, conosciuta
        come interferenza dell’RNA (iRNA o micro-RNA) fa uso di brevi
        frammenti di materiale genetico che combacia – come una chiave nella
        serratura – ad un segmento di gene presente all’interno di un target
        predefinito. Quando questi frammenti entrano in una cellula e si
        attaccano al segmento corrispondente, posso inibire o bloccare
        l’azione del gene target. L’impiego di questo metodo è in aumento,
        quale strumento nella ricerca bio-medica, ma finora non è mai stato
        applicato per scopi ambientali. 
        
        &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;
        &lt;p style="text-align:justify"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span style="font-size:10pt;font-family:Verdana"&gt;“&lt;i style=""&gt;Gli elementi
        patogeni, sia di natura batterica che virale, rappresenta una delle
        maggiori minacce per l’acqua potabile tanto nei Paesi sottosviluppati
        quanto nei Paesi sviluppati&lt;/i&gt;,” dice Sara Morey, responsabile del
        progetto Ph.D. nel laboratorio di Claudia Gunsch, assistente alla
        cattedra di ingegneria civile presso 
        la Duke
        ’s Pratt School of Engineering. “&lt;i style=""&gt;Abbiamo
        raccolto dati che possono mettere a tacere l’azione uno specifico gene
        presente in un fungo dell’acqua, che ci porta a credere che la
        micro-RNA sia una promessa nella creazione di un eventuale strumento per
        la distruzione di questo gene, per l’impedimento della proliferazione
        di batteri e virus che si formano nell’acqua&lt;/i&gt;”. 
        
        &lt;br&gt;
        &lt;/span&gt;
        &lt;span style="font-size:10pt;font-family:Verdana"&gt;La Morey&lt;/span&gt;
        &lt;span style="font-size:10pt;font-family:Verdana"&gt; presenta i risultati
        del suo esperimento il 3 Giugno 2008, durante il meeting annuale dell’ American Society of Microbiology in Boston
        (Società Americane di Microbiologia, Boston).
        
        &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;
        &lt;p style="text-align:justify"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span style="font-size:10pt;font-family:Verdana"&gt;Oltre a contribuire alla risoluzione dei problemi legati
        all’acqua potabile nei Paesi sottosviluppati, questo nuovo metodo
        potrebbe rappresentare una soluzione anche per i Paesi più avanzati,
        dice 
        la Morey. L
        ’impiego dei metodi finora utilizzati per il trattamento dell’acqua
        – cloro e raggi ultravioletti (UV) – può risultare costoso e il
        risultato del trattamento stesso potrebbe interferire con il sapore e
        l’odore dell’acqua.
        
        &lt;br&gt;
        Nonostante questi metodi siano stati applicati per anni, nel momento in
        cui l’acqua viene introdotta nel sistema di distribuzione alcuni
        problemi si possono ripresentare: qui, infatti, può venire a contatto
        con altri elementi patogeni. Per questa ragione, all’acqua vengono
        aggiunte quantità di cloro superiori al necessario: è necessario
        assicurarsi che durante il passaggio nelle tubature ne contenga una
        concentrazione tale da poter neutralizzare tutti gli elementi patogeni
        che incontrerà. Questo spiega perché chi vive nei pressi degli
        impianti di depurazione dell’acqua sente maggiormente il sapore e
        l’odore di composti chimici, rispetto a chi vive più lontano, dicono
        i ricercatori. Inoltre, il cloro può fare reazione con altri
        elementi organici presenti nel sistema di distribuzione, causando
        dannosi effetti collaterali. 
        
        &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;
        &lt;p style="text-align:justify"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span style="font-size:10pt;font-family:Verdana"&gt;Se all’interno dell’impianto i raggi ultravioletti sono
        molto efficaci per la neutralizzazione degli elementi patogeni, non
        hanno effetto una volta che l’acqua è stata pompata. 
        La Gunsch
        dice che molti elementi patogeni stanno sviluppando una propria
        resistenza agli effetti del cloro e dei raggi UV, quindi si necessitano
        nuove opzioni.
        
        &lt;br&gt;
        “&lt;i style=""&gt;Noi ci immaginiamo un sistema
        basato sulla tecnologia iRNA che funzioni dall’esterno, proprio come i
        filtri comunemente usati&lt;/i&gt;.“ dice 
        la Gunsch.
        “&lt;i style=""&gt;Questo metodo potrebbe
        riscuotere maggiore successo nei Paesi meno industrializzati, dove non
        esistono impianti di depurazione dell’acqua. Questa strategia mira a
        permettere a quei Paesi di ottenere acqua salubre senza dover sostenere
        i costi legati alle infrastrutture per la depurazione dell’acqua&lt;/i&gt;”. 
        
        &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;
        &lt;font size=3&gt;&lt;span style="font-size:10pt;font-family:Verdana"&gt;I primi prototipi prevedono un filtro intriso di micro-RNA
        che eliminerebbe gli elementi patogeni al passaggio dell’acqua. Questi
        filtri dovrebbero venire sostituiti regolarmente, dice 
        la Gunsch
        , aggiungendo che, secondo lei, sarebbe possibile creare un sistema
        vitalizio o auto-purificante, che non richiederebbe di essere
        sostituito.
        
        &lt;br&gt;
        Attualmente i ricercatori stanno svolgendo ulteriori esperimenti
        prendendo come target altre regioni attaccate dal genoma di questo
        fungo. Per provare il concetto dei loro esperimenti, hanno testato l’iRNA
        su un gene non primario, ma facile da monitorare. Ora stanno testando
        questo metodo per silenziare o bloccare i geni più implicati
        nell’azione nociva di questi patogeni.
        
        &lt;br&gt;
        Stanno pensando di testare questo metodo anche in quelle acque in cui
        sono contenuti contemporaneamente numerosi elementi patogeni di diversa
        natura,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;e vogliono
        determinare la concentrazione di iRNA ottimale per un buon esito
        dell’esperimento.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;span style="font-size:10pt;font-family:Verdana"&gt;Fonte: Duke University&lt;/span&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+DNA+PER+DEPURARE+L'ACQUA&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!938.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!938.entry</guid><pubDate>Fri, 20 Jun 2008 14:20:21 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!938/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!938.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-06-20T14:21:57Z</dcterms:modified></item><item><title>SCOPERTA NUOVA CIVILTA' IN AMAZZONIA</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!910.entry</link><description> &lt;font style="font-weight:bold" size=6&gt;AMAZZONIA: SCOPERTA TRIBU' INDIOS DI &amp;quot;UOMINI ROSSI&amp;quot;.&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;GUARDA IL VIDEOARTICOLO &lt;br&gt;&lt;table border=0 cellpadding=0 cellspacing=0 width="99%"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;br&gt;

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&lt;tr&gt;
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&lt;td valign=middle&gt;&lt;br&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;SE NN RIESCI A VISUALIZZARLO CLICCA &lt;a target="_blank" href="http://www.ansa.it/site/notizie/videonews/30secondi/mondo/2008-05-31_131122545.html"&gt;QUI&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=3&gt;SAN PAOLO (30 maggio) - Vive nella foresta amazzonica l'ultima delle
tribù &amp;quot;scoperte&amp;quot; in questi giorni: indios con il corpo e il viso
colorati di rosso, avvistati dalla Funai (Fondazione Nazionale degli
Indios) in una delle zone più impervie del polmone verde, nello stato
brasiliano dell'Acre. Le foto degli indigeni sono state diffuse
dall'organizzazione britannica  &lt;a target="_blank" href="http://www.survival-international.org/"&gt;Survival International&lt;/a&gt;. La
scoperta è arrivata grazie anche alle carte geografiche elettroniche
del Google Earth. In una delle foto si vede una radura con alcune
grandi capanne e una decina d'indigeni, alcuni con il corpo dipinto di
rosso, altri di nero, che puntano l'arco verso il velivolo della
fondazione. Si ritiene che la tribù conti circa 500 persone.&lt;br&gt;&lt;br&gt;«Ho
deciso di rendere pubbliche le immagini perché altri meccanismi non
hanno funzionato. Se l'opinione pubblica non verrà scossa queste tribù
rischiano di estinguersi», ha detto l'autore degli scatti, Jose Carlos
Meirelles, aggiungendo che vi sono almeno altre due tribù sconosciute
nell'area, giunte in Brasile perché si sentivano minacciate in Perù.
«Il loro futuro dipende da noi - ha sottolineato - se non preserviamo
le loro terre, che non sono buone per l'agricoltura, sarà per loro la
fine». «Queste foto dimostrano quanto sosteniamo da molto tempo. Vi
sono oltre 20 siti dove vivono popolazioni indigene isolate nella
regione al confine con il Perù, ma i politici, i proprietari terrieri e
anche gli antropologi dicono che si tratta di una fantasia», ha
aggiunto Sydney Possuelo, fondatore del dipartimento per i popoli
indigeni isolati della &lt;a target="_blank" href="http://www.funai.gov.br/"&gt;Funai&lt;/a&gt;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La Funai
normalmente interviene soltanto quando vi è il rischio di un «contatto
ostile» con le circa 40 comunità indigene isolate in Amazzonia. Oltre
al rischio di conflitti sulla terra con minatori o coltivatori, gli
indigeni sono esposti anche al rischio di contagio con malattie che per
loro possono diventare mortali.&lt;/font&gt;&lt;br&gt; 
&lt;b&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=3&gt;«CRIMINE CONTRO LA NATURA» &lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;font size=3&gt;- Di solito formate da poche persone
(quasi mai oltre il centinaio), queste tribù vivono nei luoghi più
remoti della terra, in regione inesplorate, in cui la civiltà non è
riuscita ad arrivare: isole sperdute o nel cuore delle selve vergini di
Sudamerica, Asia e Oceania. Oltre la metà sono concentrate in Brasile e
Perù. Sono le popolazioni più minacciate del pianeta, messe a rischio
dall'industria mineraria e da quella del legname che disbosca i
territori dove abitano, spesso decimate da un contatto anche fugace con
gli estranei: malattie innocue per gli occidentali risultano
completamente nuove e quindi letali per loro. «Malanni facilmente
curabili per noi, per loro sono fatali - spiega Fiona Watson, di
'Survival international' -. E queste popolazioni sono uniche: una volta
sparite, lo saranno per sempre». «Quel che sta accadendo in questa
regione è un crimine enorme contro la natura, le tribù, la fauna e non
è altro che la testimonianza dell'assoluta irrazionalità con cui noi, i
'civilizzati', trattiamo il mondo» aggiunge Josè Carlos dos Reis
Meirelles. Secondo lui le comunità fotografate sono minacciate
dall'attività mineraria: «Tutta l'illegalità che si può immaginare
accade nell'Amazzonia peruviana. Dal lato brasiliano, la gente riesce a
vivere isolata e a evitare invasioni».&lt;br&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+SCOPERTA+NUOVA+CIVILTA'+IN+AMAZZONIA&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!910.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!910.entry</guid><pubDate>Sun, 01 Jun 2008 10:41:53 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!910/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!910.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-06-01T10:50:55Z</dcterms:modified></item><item><title>BIRMANIA, NEL CUORE DEL DRAMMA</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!902.entry</link><description> &lt;font size=3&gt;&lt;br&gt;Il ciclone Nargis ha portato gravissimi danni in Myanmar, dove il
governo ha dovuto dichiarare lo stato di calamità in diversi distretti.
Finora i media locali parlano di quattro morti a Rangoon, ma in tutto
il paese le vittime sarebberò già almeno 240. Proveniente dal Golfo del
Bengala, Nargis è classificato nella categoria tre e ha colpito in
particolare alcune zone vicino al delta del fiume Irrawaddy, dove sono
stati abbattuti o danneggiati fino al 50% degli edifici. La corrente
elettrica manca in diverse regioni e da sabato molte vie di
comunicazione sono interrotte.&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;Birmania, nel cuore del dramma&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;
  
  
    &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;span&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;Viaggio nella zona del delta più colpita dalle inondazioni&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;table border=0 cellpadding=2 cellspacing=2 width="100%"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign=top&gt;&lt;br&gt;
  
  &lt;tr&gt;
    &lt;td valign=top&gt;&lt;br&gt;
  
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;

&lt;table border=0 cellpadding=0 cellspacing=0 width="100%"&gt;
    &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; 
      &lt;td&gt;&lt;table border=0 cellpadding=0 cellspacing=0 width="100%"&gt;
	    &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; 
          &lt;td height=1 width=1&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;img alt="" src="http://www.peacereporter.net/img/spacer.gif" height=1 width=1&gt;&lt;/font&gt;
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&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;table border=0 cellpadding=0 cellspacing=0 width="100%"&gt;
	&lt;tbody&gt;&lt;tr valign=top&gt; 
	  &lt;td colspan=3 height=7&gt;
	
&lt;br&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;

  
    &lt;div&gt;&lt;font size=3&gt;Morte, disperazione e distruzione. Siamo a Bogale, un centinaio di chilometri 
a sudovest di Yangon, nel cuore della regione del delta dell’Irrawaddy. E la zona 
più colpita dalle inondazioni provocate dall’uragano Nargis.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;strong&gt;
&lt;img style="margin:0px 0px 0px 5px" src="http://www.peacereporter.net/upload/immagini/asia/myanmar/bogalemap.jpg" alt=mappa title=mappa align=right height=153 width=250&gt;Morte e vita difficile.&lt;/strong&gt; Decine di cadaveri gonfi abbandonati ovunque. La marea li ha lasciati li dove 
è stata riassorbita dal terreno. Il corpo di un bambino, avrà avuto due anni, 
ha ancora un laccio legato alla caviglia destra, probabilmente messo dalla madre 
per evitare inutilmente che fosse trascinato via. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font size=3&gt;Due giorni fa, subito dopo il cataclisma, in una baracca una giovane madre di 
ventidue anni ha dato alla luce un bambino. Per una disfunzione al seno non riesce 
a produrre latte, quindi è costretta a ‘nutrire’ il piccolo con l’acqua putrida 
e fangosa del canale che le scorre vicino. Non c'è acqua pulita, potabile. E non 
c'è nemmeno riso. I contadini raccolgono quel che possono dai campi marci, frugano 
tra le macerie in cerca di chiodi arrugginiti per inchiodare teli di plastica 
su canne di bambù, per costruire rifugi di fortuna. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;strong&gt;
&lt;img style="margin:0px 5px 0px 0px" src="http://www.peacereporter.net/upload/immagini/asia/myanmar/bogale_02.jpg" alt=Bogale title=Bogale align=left height=168 width=250&gt;Piove sul bagnato.&lt;/strong&gt; Nargis se ne è andato, ma i monsoni sono iniziati e quindi la pioggia continua 
a cadere e lo farà per i prossimi cinque mesi. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font size=3&gt;Una delle caratteristiche del popolo birmano, apprezzata dai visitatori del mondo 
intero, è la sua capacità di sorridere in ogni momento. Sorridono dopo esser stati 
massacrati dai militari nelle manifestazioni di piazza; sorridono e chiedono scusa 
quando al buio, per sbaglio, se ne calpesta uno mentre dorme sdraiato in mezzo 
al marciapiede; sorridono i poveri; sorridono i malati. Ma oggi, qui a Bogale, 
non sorride più nessuno. Lo sguardo di tutti è cupo, vuoto. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font size=3&gt;Qui, come in tutte le aree più colpite dal disastro, il referendum costituzionale 
previsto per domani è stato rinviato al 24 maggio. D’altronde, tutti hanno ben 
altro a cui pensare in questo momento.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font size=3&gt; &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;strong&gt;
&lt;img style="margin:0px 0px 0px 5px" src="http://www.peacereporter.net/upload/immagini/asia/myanmar/yangon03_1.jpg" alt=Yangon title=Yangon align=right height=168 width=250&gt;Ritorno a Yangon.&lt;/strong&gt; Torniamo nella ex capitale, Yangon. La corrente elettrica non c’è ancora. Le 
luci che avevamo visto l’altra sera accendersi nelle pagode e in alcuni edifici 
erano alimentate da generatori rimessi in moto dopo doversi giorni. L’acqua c’è, 
ma è razionata con orari diversi di quartiere in quartiere. Ovviamente, l’acqua 
che esce dai rubinetti non è, come non è mai stata, minimamente potabile: per 
berla bisogna bollirla. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;font size=3&gt;Nelle strade c’è ancora gente armata di accetta e macete: tutti assieme a tagliare 
e spostare gli enormi tronchi caduti sulle carreggiate. Senza lamenti, sorridendo, 
gli uomini si danno il cambio, tagliano e spostano rami. Un popolo autonomo che 
sa bene di non poter contare sull’aiuto di nessuno, tantomeno del proprio governo.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+BIRMANIA%2c+NEL+CUORE+DEL+DRAMMA&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!902.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!902.entry</guid><pubDate>Sun, 11 May 2008 18:45:53 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!902/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!902.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-05-11T18:47:13Z</dcterms:modified></item><item><title>OLIMPIADI A PECHINO?</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!803.entry</link><description> 
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=6&gt;&lt;b&gt;GLI
INSAGUINATI GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;
&lt;br&gt;&lt;font style="font-weight:bold" size=3&gt;Di Stefano Russo&lt;/font&gt; (&lt;a href="http://www.settimopotere.com"&gt;http://www.settimopotere.com&lt;/a&gt;)&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;img alt="http://italy.indymedia.org/uploads/2002/04/olimpiadi_pechino_it.jpgmid.jpg" src="http://italy.indymedia.org/uploads/2002/04/olimpiadi_pechino_it.jpgmid.jpg"&gt;&lt;br&gt;



&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face="Verdana, sans-serif"&gt;&lt;font size=2&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face="Verdana, sans-serif" size=3&gt;Tra
poco si celebreranno le olimpiadi in Cina e mai luogo fu più
inappropriato.&lt;br&gt;Apprendiamo
dai media ormai da diverso tempo degl insaguinati scontri tra la
polizia cinese ed i manifestani tibetani.&lt;br&gt;Recentemente&lt;/font&gt;&lt;font size=3&gt;
&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;A Lhasa sono morte almeno 100
persone, alcune bruciate vive,&lt;/font&gt;&lt;font size=3&gt; &lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;protestavano
nell’anniversario della sanguinosa repressione cinese del 1959.&lt;/font&gt;&lt;font size=3&gt;
&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;Il governo cinese minaccia nuove
stragi se i tibetani non cesseranno le manifestazioni. Minaccia un
popolo &lt;/font&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;strong&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;span style=""&gt;costretto
in gran parte all’esilio e &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;di
cui vorrebbe cancellare l’identità con una immigrazione
selvaggia.&lt;br&gt;La
Cina con l’invasione militare del 1949-1950 del Tibet ha fatto
sterminare decine di migliaia di persone senza processo, solamente in
base al sospetto di “&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;&lt;i&gt;attività
anticomuniste&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;”.
Ha distrutto o fatto saltare in aria almeno 6000 monasteri,
distruggendo una cultura esoterica millenaria patrimonio dell’umanità
e vieta nelle scuole di studiare la cultura, la lingua e la religione
del Tibet prima dei 18 anni.&lt;/font&gt;




&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;Oltre
alla repressione dei tibetani la Cina è uno dei paesi più
antidemocratici e violenti del mondo.&lt;br&gt;La
Cina non è &amp;quot;solo&amp;quot; il paese che ha più
condanne a morte nel mondo,ma lo Stato in cui i prigionieri non
vengono più considerati esseri umani,violando ogni diritto
umano. Vengono infatti uccise migliaia di persone in carcere a causa
di sevizie, torture e lavori forzati.&lt;br&gt;Secondo
un'inchiesta del quotidiano britannico &lt;i&gt;Guardian,&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style:normal"&gt;la
Cina permette&lt;/span&gt; ad aziende di cosmetici di utilizzare la pelle
dei condannati a morte per produrre il collagene per labbra e
trattamenti anti-rughe per noi occidentali.&lt;br&gt;Inoltre
è noto che il governo gestisce il traffico illegale di organi
umani per trapianti, la maggior parte dei quali sono prelevati
proprio dai condannati.&lt;/font&gt;





&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;Ma
non è che per i liberi cittadini le cose vadano meglio.&lt;br&gt;Infatti
ci sono oltre 22 milioni di persone sotto il livello di povertà
assoluta e decine di milioni di poveri e gli immensi guadagni
provenienti dal feroce sviluppo industriale non ha prodotto ricchezza
per l'intera popolazione,ma ha arricchito i pochi industriali e
mafiosi che si spartiscono i guadagni.&lt;br&gt;Il
boom industriale cinese ha prodotto un altissimo tasso di
inquinamento,la Cina infatti vanta 16 delle 20 città più
inquinate al mondo.&lt;br&gt;In
questo scenario di povertà viene preventivata una spesa di
circa 37 miliardi di dollari,per allestire questo evento &amp;quot;sportivo&amp;quot;.&lt;br&gt;Solo
il terminal dell’aeroporto di Pechino costerà 2,7 miliardi
di dollari: un gioiello che potrà accogliere 120 aerei, 64
ristoranti e 90 negozi.&lt;br&gt;E le persone in strada continueranno a
morire di fame, come e forse più di prima. &lt;/font&gt;



&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;Non
c'è che dire, ci vuole molto coraggio e un' assenza totale di
morale per poter partecipare a queste olimpiadi o soltanto vederle,
senza provare disgusto per tutto ciò che accade intorno.&lt;br&gt;Come
da più parte proposto andrebbero assolutamente boicottate.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;br&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+OLIMPIADI+A+PECHINO%3f&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!803.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!803.entry</guid><pubDate>Tue, 25 Mar 2008 18:51:34 GMT</pubDate><slash:comments>1</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!803/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!803.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-03-25T18:51:34Z</dcterms:modified></item><item><title>C'è chi muore per la verità</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!762.entry</link><description> 
&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;b&gt;DISASTRO
MOBY PRINCE. C'E' CHI LOTTA PER LA VERITA' A DISCAPITO DELLA PROPRIA
VITA. &lt;/b&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;Di Stefano Russo&lt;/span&gt; ( &lt;a href="http://www.settimopotere.com"&gt;http://www.settimopotere.com&lt;/a&gt; )&lt;br&gt;

&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm;text-align:left"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;b&gt;&lt;br&gt;&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm;text-align:left"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;b&gt;Fabio Piselli&lt;/b&gt;, ex
paracadutista e consulente tecnico che si è occupato
dell'affondamento della nave Moby Prince, ha pubblicato sul suo Blog
una lettera rivolta al presidente della Repubblica.&lt;br&gt;Nella lettera egli parla
dell'episodio accadutogli alcuni mesi fa, quando fu aggredito da
quattro persone a volto coperto, fu drogato e rinchiuso nella sua
auto alla quale poi diedero fuoco.&lt;br&gt;Piselli sostiene che gli è
stato più volte &amp;quot;consigliato&amp;quot; un onorevole suicidio,
invece di uno scomdo omicidio.&lt;/font&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm;text-align:left"&gt;&lt;font size=3&gt;Un episodio inquietante che
riporta alla ribalta uno dei tanti &amp;quot;misteri italiani&amp;quot;,
quello legato al disastro del Moby Prince, in cui morirono 140
persone, il 10 aprile 1991, dopo una collisione con la petroliera
Agip Abruzzo. &lt;br&gt;Il giorno del tentato omicidio, dalla macchina
di Fabio Piselli sono scomparsi alcuni documenti. Il consulente stava
per incontrare l'avvocato Carlo Palermo e un importante testimone,
che quella notte ha visto una bettolina di sette metri di fianco al
Moby con tre persone a bordo. Le imbarcazioni degli ormeggiatori, dei
rimorchiatori e della Guardia di Finanza quando sono arrivati al Moby
Prince hanno visto questa imbarcazione e hanno cercato un contatto
con gli occupanti, i quali senza dare spiegazioni sono andati via
velocemente. &lt;br&gt;L'inchiesta sulla tragedia del Moby Prince è
stata riaperta circa un anno fa grazie ad elementi portati proprio
dall'avvocato Palermo, su incarico di Angelo e Luchino Chessa, i
figli del comandante del traghetto. Navi militari americane più
una francese quella notte, poco dopo le 22, stavano trasportando
ingenti quantità di materiale bellico, compreso esplosivo,
proveniente dalla base americana di Camp Darby. Un trasporto
eccezionale e di estrema pericolosità, un'operazione segreta
che non risulta autorizzata dalla prefettura di Livorno e quindi
assolutamente illegale. &lt;br&gt;La Moby Prince, una nave di 6187
tonnellate, lunga 130 metri e larga 20, capace di trasportare 1.490
passeggeri e 360 veicoli si sarebbe trovata a percorrere la sua rotta
abituale sulla Livorno-Olbia incrociando le però imbarcazioni
militari che procedevano invisibili ai radar, provocando così
la collisione del Moby Prince contro la petroliera italiana. Tali
circostanze e gli ultimi, clamorosi sviluppi sono stati rivelati da
&amp;quot;Panorama&amp;quot; nei mesi scorsi, una &amp;quot;fuga di notizie&amp;quot;
che ha probabilmente portato all'aggressione del consulente.&lt;br&gt;Il
ritardo dei soccorsi fu decisivo per il bilancio finale del disastro.
Addirittura, i primi a raggiungere per puro caso il Moby Prince verso
le 23:35 (un'ora dopo il May Day) sono due ormeggiatori su una
piccola imbarcazione, Mauro Valli e Walter Mattei, che raccolgono a
bordo quello che poi sarà l'unico superstite, il mozzo
napoletano Alessio Bertrand che urla loro che ci sono ancora persone
vive da salvare. Insieme agli ormeggiatori giunge anche una
motovedetta (la CP232) della Capitaneria di Porto. Valli e Mattei
invocano aiuto alla Capitaneria, mentre la motovedetta di fianco
&amp;quot;indugiava&amp;quot;.&lt;br&gt;Il naufrago viene caricato sulla
motovedetta che incredibilmente resta sul posto per più di
mezz'ora, partendo alla volta del porto solo quando le condizioni del
naufrago si aggravano. Stranamente dopo questo avvenimento gli
ormeggiatori contraddicendo quanto detto in precedenza riferiscono
che il naufrago avrebbe detto &amp;quot;non c'è più nessuno
da salvare, tutti morti bruciati&amp;quot;. &lt;br&gt;Dalle registrazioni delle
comunicazioni via radio risulta che il Comandante del Porto di
Livorno, ammiraglio Albanese, al quale spetta il coordinamento dei
soccorsi, dopo essersi imbarcato su una motovedetta poco dopo
l'incidente abbia taciuto non dando alcuna indicazione.&lt;br&gt;Il
Dipartimento della Difesa americano ha negato la presenza di navi
militari, ammettendo invece ufficialmente la presenza sul posto di
cinque navi mercantili.&lt;br&gt;Una testimone, Susanna Bonomi, afferma di
aver visto quella sera attraccare nel porto di Livorno il 21 Octobar
II (un peschereccio che qualche anno dopo comparirà in
un'inchiesta proprio per traffico d'armi, con la Somalia, quella alla
quale lavorava la giornalista Ilaria Alpi prima di essere uccisa):
dai registri ufficiali del porto il 21 Octobar II risultava fermo in
darsena per riparazioni.&lt;br&gt;Tra i tanti punti oscuri c'è anche
la contraffazione dell’unico filmato amatoriale girato da bordo in
quei momenti e recuperato dal relitto del Moby Prince: quando giunge
nelle mani del magistrato il video
&amp;quot;presenta una giunzione effettuata in modo non professionale&amp;quot;.
Un taglia e cuci con aggiunta di un pezzo di nastro vergine. Alcuni
testimoni inoltre affermano di avere avvistato un elicottero militare
volare a luci spente sulle acque della rada di Livorno, tra le 22:35
e le 22:45 circa. L'elicottero non è mai stato
identificato.&lt;br&gt;Le autorità americane si sono sempre
rifiutate di consegnare ai magistrati livornesi le foto satellitari
rilevate quella notte. I nuovi elementi spiegherebbero anche perché,
con ogni probabilità, i soccorsi furono volontariamente
ritardati, consentendo nel frattempo alle navi militari americane di
sparire dalla scena.&lt;br&gt;Un’inchiesta amministrativa fu aperta e
conclusa a tempo di record (11 giorni) e l'associazione dei familiari
delle vittime denuncia manomissioni sul relitto, tracciati radar mai
chiesti e altri con un’inspiegabile zona buia proprio sull’area
della tragedia, i processi senza colpevoli, le dichiarazioni
contraddittorie di alcuni protagonisti. &lt;br&gt;Tra le cause ufficiali
del disastro si è parlato della nebbia, ma il capitano della
Guardia di Finanza Cesare Gentile, a capo di una motovedetta dei
soccorritori uscita dal porto di Livorno intorno alle 22:35 ha
dichiarato che &amp;quot;in quel momento c’era bellissimo tempo, il
mare calmissimo e una visibilità meravigliosa&amp;quot;.&lt;br&gt;Il
processo di primo grado inizia il 29 novembre 1995 e &lt;/font&gt;&lt;font size=3&gt;si
conclude nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre 1997 in
un'aula piena di polizia e carabinieri: assolti tutti gli imputati
perché «il fatto non sussiste». In appello, la
terza sezione penale di Firenze dichiara definitivamente chiuso il
processo per prescrizione.&lt;br&gt;140 morti, nessun colpevole. Poi la
riapertura dell'inchiesta ad ottobre del 2007 ed i fatti, clamorosi
ed inquietanti, degli ultimi mesi che, semmai ce ne fosse stato
bisogno, lasciano capire che la verità su quella che è
stata definita &amp;quot;l'Ustica dei mari&amp;quot; è ben più
pesante di un &amp;quot;tragico incidente&amp;quot;.&lt;/font&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm;font-style:normal;text-align:left"&gt;&lt;font size=3&gt;Fabio
Piselli è un uomo che ha prestato per molti anni servizio
militare, partecipando a diverse missioni nei paesi bellici e post
bellici, credendo di fare il bene per il suo Paese e per la sua
famiglia. Ora si trova a dover scegliere tra la sua vita e quella
della sua famiglia, a rinunciare a far chiarezza su una strage che ha
coinvolto 140 persone.&lt;br&gt;L'ex militare
nella sua lettera disperata scrive: &lt;/font&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;i&gt;&amp;quot;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Mi
consigliano di suicidarmi, di uccidermi, altrimenti morirà mia
moglie. Mi consigliano di porre fine alla mia vita come altri hanno
fatto prima di me , non ultimo Adamo Bove, e prima di lui gli altri
che hanno scelto la via del suicidio per salvare i propri cari. Oggi
sono io che mi trovo di fronte a questo dilemma&amp;quot; (...)L'onore
del suicidio come ultimo riconoscimento di un soldato diventato uomo,
che ha donato la propria vita al rispetto di un valore, dello Stato
prima e dell'Amore di mia moglie oggi.&amp;quot;&lt;/i&gt;&lt;br&gt;Centinaia
di persone morte senza un motivo apparente e senza una
spiegazione.C'è chi indaga contro ogni ostruzionismo, chi
lotta per la verità, a scapito della propria vita e di quella
delle persone a loro care, chi mostra il vero onore per il proprio
Paese.&lt;br&gt;Sono
loro gli scomodi eroi della nostra Italia.&lt;/font&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm;font-style:normal;text-align:left"&gt;&lt;font size=3&gt;Onore a
Fabio Piselli&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;br&gt;

&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+C'%c3%a8+chi+muore+per+la+verit%c3%a0&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!762.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!762.entry</guid><pubDate>Tue, 18 Mar 2008 17:48:55 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!762/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!762.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-03-18T17:48:55Z</dcterms:modified></item><item><title>Luciano Maiani “l’eretico”</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!686.entry</link><description> &lt;font size=6&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;
				Luciano Maiani “l’eretico”&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;span&gt;Di Stefano Russo  ( &lt;a href="http://www.settimopotere.com"&gt;http://www.settimopotere.com&lt;/a&gt; )&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;img src="http://www.settimopotere.com/images/stories/LucianoMaiani.jpg" style="float:left" alt=Image title=Image border=0 height=280 hspace=6 width=200&gt;&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;span&gt;&lt;font size=3&gt;Un po’ di tempo fa ho scritto un articolo sul caso della&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt; mancata visita
di Joseph Ratzinger all’Università di Roma La Sapienza. Non credevo a
distanza di tempo di dover riprendere quel discorso e scrivere del
susseguirsi della vicenda e delle sue conseguenze, anche perché non
osavo immaginare quali&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;ridicoli sviluppi si sarebbero generati.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;    &lt;p style="text-align:justify"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt;Bene (anzi male). Dopo il &amp;quot;rifiuto&amp;quot; al Papa ci fu un vero e proprio &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight:normal"&gt;linciaggio dei fisici coinvolti nella vicenda&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; rei di aver firmato la lettera con la quale osavano dubitare dell’opportunità della visita di Ratzinger.&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Luciano Maiani&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;, il più prestigioso dei fisici firmatari della lettera, appena nominato Presidente del CNR,&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;vide
la sua nomina bloccata dal Senato (solo successivamente fu ratificata)
proprio perché firmatario della lettera, con un attacco senza
precedenti alla &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight:normal"&gt;libertà di espressione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;
e alla laicità dello Stato. I senatori delle destre in quel caso
cercarono di bloccare la ratifica di Maiani al CNR con il seguente
argomento: &lt;em&gt;“nessuno mette in dubbio gli straordinari meriti scientifici di Maiani, ma la sua laicità non ci sta bene&lt;/em&gt;”. Qualcuno si spinse perfino a promettere che dopo le elezioni, con una maggioranza che sperano di segno clericale, &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight:normal"&gt;la nomina di Maiani sarà revocata&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;        &lt;p style="text-align:justify"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt;La cosa sembrava finita lì, ma non per &lt;strong&gt;&lt;span&gt;Gabriella Carlucci&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, una soubrette televisiva scelta da Silvio Berlusconi per spettacolizzare la politica.&lt;br&gt;La
signora Carlucci ha pensato bene di riprendere la polemica
addentrandosi in un territorio a lei completamente ignoto, per
contestare il valore scientifico di Maiani.&lt;br&gt;In
maniera (come vedremo) gratuitamente diffamatoria la Carlucci inizia
col diffondere una sua lettera inviata a Romano Prodi, nella quale
sostiene che la collaborazione tra Maiani e il premio Nobel &lt;strong&gt;&lt;span&gt;Sheldon Glashow, &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight:normal"&gt;all’Università di Harward,&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;che
produsse uno dei contributi scientifici più importanti di Maiani, fosse
stata sostanzialmente casuale e che Maiani non avesse “&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight:normal"&gt;neanche capito&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;”
l’importante lavoro co-firmato con Glashow. L’imprudente Carlucci
arriva a dare del “ridicolo” a Maiani e a sostenere che il premio Nobel
Glashow si fosse successivamente opposto alla nomina di Maiani al CNR
perché “manifestamente non aveva capito una teoria di cui era autore”.
Non sfugge la malevola necessità di Carlucci di ridicolizzare Maiani e
con lui tutti i suoi collaboratori. In questo l’attacco è concentrico,
da Maiani, ai fisici romani, al CNR e a tutta la ricerca scientifica
italiana.&lt;br&gt;Sheldon Glashow risponde alla Carlucci, definendo “&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight:normal"&gt;calunniosa&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;”
la sua lettera. Non solo egli scrive che non ha mai messo in dubbio il
valore scentifico di Maiani che definisce un luminare, e conclude
dicendo :&lt;em&gt;“se c’è qualcosa&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;che può danneggiare l’immagine del suo Paese sono la &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight:normal"&gt;volgarità e l’inganno&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;di questi calunniosi tentativi di denigrare &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight:normal"&gt;uno dei più esimi scienziati&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; della sua nazione”. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;  &lt;p style="text-align:justify"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt;La
Carlucci a questo punto smentita dallo stesso Glashow non si accontenta
della figuraccia fatta anzi scrive al premio nobel rincarando, ahimè,
sia l’inganno che la volgarità:&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;                      &lt;p style="text-align:justify"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Caro Prof. Glashow,&lt;br&gt;
Lei ha scritto al Presidente Prodi insultandomi brutalmente senza però
andare alla sostanza delle cose. […] Se Maiani e i suoi amici sono,
come Lei dice, luminari stellari stimatissimi in tutto il mondo, perché
non hanno mai vinto il premio Nobel? […] Spero mi risponderà senza
insultarmi. E non dica bugie: potrei sorprenderLa.&lt;br&gt; Cordiali saluti. On. Gabriella Carlucci”.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;A
questo punto qualcun altro forse non le avrebbe neanche risposto, ma il
Prof. Glashow è evidentemente uomo di grande pazienza oltre che di gran
genio e le scrive :&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;br&gt;“non ho mai dubitato della statura del prof. Maiani come ricercatore superbo e di successo. &lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight:normal"&gt;Sono indignato giacché lei ha macchiato la mia reputazione con accuse false ed invidiose&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;“. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;Quindi fa un elenco di grandi fisici che non hanno mai vinto il Nobel&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Non ho parole...&lt;br&gt;Concludo limitandomi a riportare la frase con la quale Glashow chiude la lettera indirizzata alla Carlucci:&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;“&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight:normal"&gt;L’Italia dovrebbe essere orgogliosa dell’eroismo di tanti suoi scienziati, invece di calunniarli&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;“.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+Luciano+Maiani+%e2%80%9cl%e2%80%99eretico%e2%80%9d&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!686.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!686.entry</guid><pubDate>Wed, 27 Feb 2008 13:21:04 GMT</pubDate><slash:comments>2</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!686/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!686.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-02-27T13:22:30Z</dcterms:modified></item><item><title>LA CRISI KENYANA</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!619.entry</link><description> 
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;b&gt;KENYA, COSA HA GENERATO
LA CRISI&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=3&gt;di
Stefano Russo&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;br&gt;

&lt;p&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span style="font-style:normal"&gt;NAIROBI (Reuters)&lt;/span&gt;&lt;i&gt;
- Almeno tre persone oggi sono state uccise in scontri etnici nella
capitale del Kenya, Nairobi, nell'ultima ondata di violenze dopo la
contestata rielezione del presidente Mwai Kibaki, dice un
testimone.Tutti i corpi mostrano ferite provocate da macheteCon
queste morti sale ad oltre 30 il numero di vittime degli scontri da
quando l'opposizione ha lanciato una dimostrazione anti-governativa
di tre giorni mercoledì.Alcune persone hanno perso la vita
quando la polizia ha aperto il fuoco contro i manifestanti, altre
sono state uccise da gruppi etnici.&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;img alt="http://www.csmonitor.com/2008/0117/csmimg/ORALLIES_P1.jpg" src="http://www.csmonitor.com/2008/0117/csmimg/ORALLIES_P1.jpg"&gt;






&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=4&gt;Per capire l’ attuale
contesto politico keniano bisognerebbe risalire almeno al 1982,
quando, dopo un tentativo di colpo di stato, l’ allora Presidente
&lt;b&gt;Moi &lt;/b&gt;ha traformato il Kenya in una dittatura brutale, pur
mantenendo alcuni elementi di facciata che lo potevano spacciare per
una democrazia. Il tutto, e’ bene notare, sempre restando fedele
alleato e protetto dalla Gran Bretagna e degli USA, e amico dell’
Occidente. &lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;Sarebbe troppo lungo
seguire dall’ ‘82 ad oggi la carriera politica dei due principali
protagonisti della crisi odierna, &lt;b&gt;Mwai Kibaki&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Raila
Odinga&lt;/b&gt;. Basti dire che da allora ad oggi entrambi sono stati
alleati di Moi e avversari di Moi, alleati con tutti e avversari di
tutti, anche tra di loro. Per entrambi non si puo’ parlare di una
posizione ideologica, ma sempre e solo di alleanze per arrivare al
potere. Entrambi hanno una rilevantissima fortuna personale, che in
qualche caso non esistano ad ostentare. E’ famosa la Hummer di
Raila, un fuoristrada che costa diverse decine di migliaia di euro e
che fa due kilometri con un litro, usato da Raila per visitare
Kibera, il piu’ grande slum di Nairobi, che fa parte del suo
collegio elettorale. Per entrambi, credere che siano motivati da
desiderio di servire il paese o che siano paladini delle democrazie e
dei poveri, e’ cadere vittima di una eccessiva ingenuità.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;Il loro atteggiamento e’
descritto bene nell’editoriale del 1 gennaio del &lt;b&gt;The Nation&lt;/b&gt;:
&lt;i&gt;“Neither the Party of National Unity nor the Orange Democratic
Movement during the campains demonstrated any particular restraint or
regard for the country’s stability. The mantra appears to have
been: We either rule it or burn it.&lt;/i&gt;” (Ne il &lt;b&gt;Party of
National Unit&lt;/b&gt;y ne l’ &lt;b&gt;Orange Democratic Movement&lt;/b&gt; durante
le campagne (elettorali) hanno dimostrato particolare controllo o
rispetto per la stabilita’ del paese. Il mantra sembra essere
stato: o lo governiamo o lo bruciamo”. L’ incontrollata sete di
potere, e di proteggere col potere le ricchezze piu’ o meno
legalmente acquisite, e’ il motore dell’ attivita’ politica di
questi partiti. &lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;Detto questo, bisogna fare
delle distinzioni. Mwai Kibaki ha quando e’ andato al potere cinque
anni fa, ha fatto delle riforme importanti, come l’ educazione
gratuita per gli otto anni di scuola elementare, come il garantire la
liberta’ di espressione e di stampa (per cinque anni non ci sono
stati prigionieri politici e tanto meno assasini politici come
avveniva con Moi, e mai in Kenya una campagna elettorale e’ stata
libera come quella dello scorso mese, etc), come una serie di
provvedimenti economici che hanno fatto ripartire l’ economia del
paese, che negli ultimi anni di Moi aveva una crescita negativa e
invece dal 2004 e’ cresciuta di oltre il 5 % all’ anno.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;Due i sono i grandi
falllimenti di Kibaki. La corruzione pervasiva, ereditata dai 24 anni
di malgoverno di Moi, non e’ stata combattuta con l’ efficacia e
la determinazione che il cittadino comune avrebbe voluto. E’ stata
si ridotta di molto, ma resta un cancro che pervade tutta la societa’
keniana. Inoltre, la nuova costituzione promessa da Kibaki appena
eletto non e’ stata ancora approvata, e la conseguente promessa di
decentralizzazione del potere non e’ stata onorata.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;Dal canto suo Raila
Odinga, andato al governo come membro della coalizione di Kibaki
cinque anni fa, e’ poi passato all’ opposizione sulla questione
della nuova costituzione, ed e’ riuscito a far bocciare la
costituzione proposta da Kibaki con un referendum due anni fa.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;L’ &lt;b&gt;ODM&lt;/b&gt; e’ nato
dallo slancio di aver fatto bocciare la costituzione e da allora
Raila ha accentrato il potere del movimento ed ha esasperato la
questione tribale. Da oltre un anno ormai la parola d’ ordine fra i
&lt;b&gt;luo&lt;/b&gt;, che e’ l’ etnia di Raila e che ha un peso
proponderante nel ODM come invece i &lt;b&gt;kikuyo&lt;/b&gt; sono le’ etnia di
Kibaki con un peso preponderante nel &lt;b&gt;PNU&lt;/b&gt;, e’ stata “e’
arrivato il nostro turno di governare il paese” per poi trasformari
piu’ recentemente in “se perdiamo le elezioni vuol dire che ci
sono stati brogli”. Raila poi durante la campagna elettorale ha
giocato due carte pericolose. Prima ha promesso di implementare il
“&lt;b&gt;majimboism&lt;/b&gt;”, una specie di regionalismo che era stato
negli anni novanta proposto da Moi e rifiutato da Raila, senza
specificare che contenuti avesse questo majinboism, lasciando così
temere, anche riferendosi alla storia personale di Raila, che si
trattasse concretamente di una specie di rigido regionalismo che
avrebbe frazionato il Paese. Successivamente ha firmato con i
notabili della comunita’ musulmana un &lt;b&gt;Memorandum of Understandig&lt;/b&gt;
i cui contenuti non sono mai stati divulgati con chiarezza. I suoi
avversari, e molti cristiani, hanno comunque questo MoU comunque come
un errore perchè fa una distinzione fra i cittadini kenyani
basandosi sull’ appartenenza religiosa, e questo e’ gia’ contro
la costituzione in vigore, cosi come contro il progetto di
costituzione dell’ ODM. &lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p&gt;&lt;font size=4&gt;Kibaki e il suo gruppo non hanno trovato di meglio
che reagire a questa campagna che alzando steccati e lasciandosi
imprigionare nella trappola degli stereotipi etnici. Questa
etnicizzazione della politica e’ cosi responsabilita’ esclusiva
dei lidears. Per citare ancora l’ editoriale del Nation,
indirzzandois a Kibaki e Raila, afferma: “&lt;i&gt;Never has there been
so much animosity between people who have lived together as good
neighbors for many years. The chaos we are now experiencing is the
handiwork of the tribal, economic and political elite, which identify
with you&lt;/i&gt;.” (”Non c’e’ mai stata tanta animosita’ fra
gente che ha vissuto insieme per molti anni come buoni vicini. Il
caos che stiamo vivendo ‘e il prodotto dell’ elite tribale,
economica e politica che si identifica con voi”).&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0.21cm" align=justify&gt;&lt;font size=4&gt;Che
l’aspetto etnico sia diventato centrale non lo si puo’ negare.
Inutile girare intorno al problema. Odinga in primo luogo, ma anche
Kibaki e il suo partito, negli ultimi tre anni, per ragioni di
opportunita’ politica personale, hanno fatto tutta una serie di
passi intenzionali, e a volte magari solo passi sbagliati, che hanno
alimentato l’animosita’ etnica.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0.21cm" align=justify&gt;&lt;font size=4&gt;Entrambi
I partiti usano salturiamente, sopratutto nei momenti cristici, l’
appoggio dei “&lt;b&gt;mungiki&lt;/b&gt;” e delle sqaudre organizzate e
pagate di giovani disoccupati e disperati. &lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0.21cm" align=justify&gt;&lt;font size=4&gt;I mungiki
sono nati all’ inizio degli anni novanta come una comunita’ di
kikuyo che voleva tornare alla religione ancestrale, la venerazione
di &lt;b&gt;Ngai&lt;/b&gt; (Dio) rappresentato dal monte Kenya. Lentamente questo
gruppo e’ degenerato in una specie di piccola mafia che a Nairobi
ha controllato per esempio alcune delle linee di trasporto, e che
riesce a mobilitare gli adepti anche per azioni violente e criminali.
In questo gruppo ci sono ora anche non-kikuyo ma tendenzialmente si
identificano con la difesa delle comunita’ e degli interessi
kikuyo. A questa setta parareligiosa si contrappongono le squadre di
giovani disoccupati di &lt;b&gt;Kibera&lt;/b&gt; controllate da Raila Odinga, e
delle quali Raila si e’ sempre servito per provocare disordini di
piazza, piu’ di una volta all’ evidente ricerca dei morti da
poter poi usare per i propri scopi.. Sono i due volti peggiori dello
scontro in atto.&lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;font size=4&gt;A Nairobi pero’  la maggioranza delle vittime di
questi ultimi giorni non sono state uccise negli scontri con la
polizia, ma da azioni organizzate da questi due gruppi. Cosi a
&lt;b&gt;Kawangware&lt;/b&gt;, dove i kikuyo sono prevelenti, hanno attaccato
case e piccole attivita’ artigianali dei luo, e l’ opposto e’
avvenuto a Kibera. Purtroppo poi come sempre capita a farne le spesa
sono le persone inermi e innocenti. Alcuni volontari italiani che
operano nel territorio testimoniano che in eastern Kenya,  i negozi e
le case dei pochi kikuyo che vi vivono sono metodicamente attaccati e
bruciati e i proprietari “invitati” e rientrare nella loro
regione. Un majimboism della peggior specie.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0.21cm" align=justify&gt;&lt;font size=4&gt;Questa
crisi l’ abbiamo vista arrivare, ma nessuno na aveva capito la
poteziale distruttivita’ e la carica di tribalismo che stava
prendendo. I sondaggi che sono stati pubblicati dai media Kenyani
negli ultimi mesi facevano vedere come la gente continuasse ad avere
una sostaziale fiducia nel presidente e sempre meno fiducia nel sul
partito. Mentre molti che erano favorevoli ai cambiamenti promessi
dall’ ODM erano meno entusiasti verso Raila, percepito come un uomo
politico con tendenze dittatoriali. Così oggi i risultati
delle elezioni, prendendo come autentici quelli ufficiali, rendono il
paese ingovernabile, con un presidente nel quale sono accentrati
molti poteri ma che e’ un minoranza in parlamento, e che quindi non
puo’ governare, e con una rivalita’ tribale che e’ sfuggita
probabilmente anche al controllo di chi l’ha scatenata.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;le due parti sembrano
ormai fisse su posizioni che non ammettono il dialogo.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;br&gt;

&lt;p&gt;&lt;font size=3&gt;FONTI: REUTERS.com ; ANSA.it ; RAI NEWS 24 ; ACCRI
ong ; AVSI ong.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;br&gt;

&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+LA+CRISI+KENYANA&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!619.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!619.entry</guid><pubDate>Mon, 21 Jan 2008 12:19:26 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!619/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!619.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-01-21T12:19:26Z</dcterms:modified></item><item><title>I RIFIUTI DEL CONSUMISMO</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!618.entry</link><description> 
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;b&gt;&lt;font face=Verdana&gt;I RIFIUTI
DEL CONSUMISMO&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;font size=2&gt;di
Stefano Russo&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;br&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Maurizio
Pallante in “&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;&lt;i&gt;La
decrescita felice&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;”
, afferma che “&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;&lt;i&gt;La
produzione è un’attività finalizzata a trasformare le
risorse in rifiuti attraverso un passaggio intermedio, sempre più
breve, allo stato di merci&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;”
.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Gianluca
Freda riprende questo concetto e conclude che “&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;&lt;i&gt;La
merce, in quest’accezione, non è altro che monnezza grezza
che va raffinata al più presto, affinché si possano
ricavare dal prodotto finito i meritati e lucrosi profitti
imprenditoriali.&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;”
&lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Freda
identifica nella spazzatura il prodotto finito del lavoro
capitalista, perché soltanto dalla distruzione del bene sarà
possibile ottenere la vendita di un nuovo bene!&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;b&gt;&lt;font face=Verdana&gt;LA
GENESI DEL PROBLEMA&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Con
la nascita e il conseguente sviluppo del processo di
industrializzazione, la quantità di merce creata dai
produttori aumentò notevolmente. I beni di consumo materiali
non erano più prodotti in un numero limitato dai singoli
artigiani,o almeno non solo. Aumentò così la produzione
di merce, più merce, più soldi: il problema è
che ogni persona può consumare una quantità limitata di
merce o prodotto.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Ecco,
allora, che la merce – per continuare ad incrementare il capitale –
deve durare di meno: non c’è altra soluzione. &lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Nasce
così la nostra era consumistica.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Dalla
produzione al consumo, tutto deve vorticare celermente per donarci
l’illusione della felicità. Effimera &lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Ovviamente,
il capitalismo alimenta ad arte – grazie alla pubblicità,ai
media – la sete di mutamento: sei depresso? Comprati un paio di
scarpe nuove: per un paio d’ore scaccerai il male ai piedi,
osservando le tue nuove zampe sontuosamente calzate. (&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Carlo
Bertani ).&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Se
fossimo consapevoli dell’abisso d’infelicità nel quale
siamo precipitati, probabilmente acquisteremmo la metà dei
prodotti che compriamo.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Ma in
realtà in un certo senso siamo costretti ad acquistare nuovi
prodotti perchè quelli che abbiamo finiscono per rompersi
usurarsi o semplicemente non sono più alla moda.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Difficile
stabilire dove sia iniziato questo circolo vizioso: possiamo soltanto
affermare che è perfettamente coerente con i desideri di chi
guadagna un euro a cellulare o jeans o qualsiasi altro prodotto che
pare acquietare le ansie di coloro che – se non acquistano un
prodotto nuovo ogni giorno\mese\anno – cadono in depressione. &lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;Cosa
c'entra il consumismo con il problema dei rifiuti?&lt;/span&gt; &lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Possiamo
discutere all’infinito sulla convenienza della raccolta
differenziata, sugli inceneritori, sul riciclo dei materiali – ed è
giusto farlo – ma se non mutiamo le nostre abitudini – ovvero se
non diminuiamo la colossale quantità di beni che consumiamo
nei paesi ricchi, senza trovare felicità – saranno soltanto
delle pillole di Zucchero per curare un tumore.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Siamo
così fessi, stupidi, inconsapevoli? No: c’è chi
alimenta ad arte questa tendenza e ci campa allegramente. Ovviamente,
chi produce un bene vorrà produrne di più per
arricchirsi: la nota teoria dello “sviluppo senza limiti”, che
rischia seriamente di mettere in crisi l’intera specie umana, ma
c’è chi ha trasformato il rifiuto in un cespite di ricchezza
e di potere. &lt;br&gt;Tutti paghiamo la tassa sulla spazzatura. Quanto?
Dipende, ma una cifra vicina ai 200 euro a famiglia è vicina
alla realtà. &lt;br&gt;Questa tassa (le sole famiglie) genera
annualmente un capitale pari a circa 5 miliardi di euro (altri
forniscono cifre ben maggiori, ma non ha soverchia importanza). Chi
lo gestisce? Gli assessori incaricati di gestire i rifiuti, che si
servono d’aziende municipalizzate o private per “risolvere” il
problema.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Qui
entrano in gioco le cosiddette “eco-mafie”, che non sono eserciti
d’individui con coppola e lupara: più semplicemente, sono
distinti signori in doppiopetto che ricevono appalti per la gestione
della spazzatura i quali, a loro volta, li re-distribuiscono in una
jungla di subappalti.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Tutto
deve essere funzionale all’accumulazione del capitale.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face=Verdana size=4&gt;Consumiamo
di più,buttiamo di più!&lt;/font&gt;
 &lt;br&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+I+RIFIUTI+DEL+CONSUMISMO&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!618.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!618.entry</guid><pubDate>Sat, 19 Jan 2008 12:35:46 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!618/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!618.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-01-23T00:19:23Z</dcterms:modified></item></channel></rss>