<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><?xml-stylesheet type='text/xsl' href='http://touching-the-sun.spaces.live.com/mmm2008-07-24_12.50/rsspretty.aspx?rssquery=en-US;http%3a%2f%2ftouching-the-sun.spaces.live.com%2fcategory%2fAmbiente%2ffeed.rss' version='1.0'?><rss version="2.0" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:msn="http://schemas.microsoft.com/msn/spaces/2005/rss" xmlns:live="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" xmlns:dcterms="http://purl.org/dc/terms/" xmlns:cf="http://www.microsoft.com/schemas/rss/core/2005" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"><channel><title>IL BLOG DI ICARUS: Ambiente</title><description /><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/?_c11_BlogPart_BlogPart=blogview&amp;_c=BlogPart&amp;partqs=catAmbiente</link><language>en-US</language><pubDate>Tue, 19 Aug 2008 20:13:58 GMT</pubDate><lastBuildDate>Tue, 19 Aug 2008 20:13:58 GMT</lastBuildDate><generator>Microsoft Spaces v1.1</generator><docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs><ttl>60</ttl><cf:parentRSS>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/feed.rss</cf:parentRSS><live:type>blogcategory</live:type><live:identity><live:id>5414825038112796330</live:id><live:alias>touching-the-sun</live:alias></live:identity><cf:listinfo><cf:group ns="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" element="typelabel" label="Type" /><cf:group ns="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" element="tag" label="Tag" /><cf:group element="category" label="Category" /><cf:sort element="pubDate" label="Date" data-type="date" default="true" /><cf:sort element="title" label="Title" data-type="string" /><cf:sort ns="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" element="comments" label="Comments" data-type="number" /></cf:listinfo><item><title>ALLARME  NUCLEARE IN SLOVENIA</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!922.entry</link><description>&lt;font size=6&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;NOTIZIA TACIUTA : ALLARME  NUCLEARE A 
				KRSKO IN SLOVENIA&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;div align=justify&gt;&lt;img style="width:190px;height:126px" src="http://www.altrenotizie.org/alt/images/news/krsko.jpg" alt=" " align=left hspace=1&gt;&lt;font size=3&gt;Alle
17.38 del 4 giugno 2008, un segnale d'allarme gela l'Europa: si
tratta di una segnalazione di un incidente alla centrale nucleare di
Krsko, nel sud-ovest della Slovenia, a 130 Km da Trieste. L'incidente è
stato segnalato a Bruxelles attraverso il sistema di allarme nucleare
rapido Ecurie, con il quale l'Ue ha successivamente informato tutti gli
stati membri, alle 18.27, quando la potenza del reattore era stata
ridotta al 22%. Secondo quanto riferito, si è verificata una perdita di
liquido dal sistema di raffreddamento principale della centrale
nucleare. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=justify&gt;&lt;font size=3&gt; &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;Un
portavoce della Commissione europea ha poi dichiarato che non ci sono
state fughe di radioattività e che le procedure messe in atto dalla
Slovenia sono state corrette. La Commissione, ha aggiunto, attende ora
ulteriori informazioni sulla situazione. In via precauzionale,
tuttavia, l'impianto è stato chiuso &amp;quot;per qualche ora&amp;quot;. La centrale
nucleare di Krsko, è un tipo di impianto in cui il liquido refrigerante
è in ogni caso radioattivo. Pertanto, se c'è stata una perdita di
liquido c'è anche stata una fuga radioattiva che, per la posizione
geografica della centrale, può interessare tutto il territorio europeo.
Ma come avviene sempre in questi casi, dagli anni '60 in poi... &lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;immediatamente si susseguono le fonti istituzionali che minimizzano, che rassicurano e dichiarano che non è successo nulla.&lt;br&gt;&lt;br&gt;
&amp;quot;L'impianto dovrà restare chiuso in modo da rendere possibile
verificare qual è la causa del problema&amp;quot;, ha dichiarato alla Reuters la
portavoce del ministro dell'Ambiente di Lubiana, Darija Dolenc,
aggiungendo che non è possibile dire per quanto tempo l'impianto
resterà fermo. &amp;quot;Non ci sono ripercussioni sull'ambiente e non ce ne
aspettiamo&amp;quot;, ha detto il capo dell'amministrazione slovena per la
sicurezza sul nucleare, Andrej Stritar. In ogni caso, la procedura di
spegnimento è terminata alle 22.00. A quel punto l'impianto non è più
attivo ed è in condizioni &amp;quot;sicure&amp;quot;: il reattore non lavora e non
produce energia elettrica.&lt;br&gt;&lt;br&gt; La centrale nucleare di Krsko è
stata collegata alla rete elettrica il 2 ottobre del 1981, ma è
diventata operativa solo più di un anno dopo, il 15 gennaio del 1983. &lt;br&gt;&lt;/font&gt;     &lt;font size=3&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt; Le scorie nucleari prodotte
vengono custodite in un deposito poco distante che raggiungerà il
limite di capacità fra tre anni&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;. La data stabilità per la cessazione
dell'attività della centrale di Krsko è il 14 gennaio del 2023 e i
lavori di smantellamento andranno avanti per 13 anni. L'anno scorso lo
stabilimento era stato chiuso per un mese a causa di lavori di
manutenzione.&lt;br&gt;&lt;br&gt; In Italia, alla Protezione civile del Friuli
Venezia Giulia non è arrivata nessuna richiesta. &amp;quot;Non è stata allertata
neppure la Protezione civile slovena&amp;quot; - dice Guglielmo Berlasso,
direttore della Protezione civile della regione - &amp;quot;con la quale siamo
in costante collegamento. A quanto ne sappiamo deve esserci stata una
perdita di potenza di un reattore della centrale di Krsko. Non sappiamo
nulla di più.&amp;quot; &lt;br&gt;&lt;br&gt; E’ stata immediatamente attivata anche la
sala di emergenza dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Apat)
collegata alla rete internazionale. &amp;quot;Appena abbiamo ricevuto la
comunicazione, intorno alle 18&amp;quot;, dice all'&lt;em&gt;Ansa&lt;/em&gt; il direttore
del dipartimento nucleare dell'Apat, Roberto Mezzanotte, &amp;quot;abbiamo
subito attivato la sala di emergenza. Al momento dalle comunicazioni
non risultano perdite radioattive e non è nemmeno atteso un rilascio
esterno&amp;quot;. In serata il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha
comunicato che nessuna traccia di radioattività è stata riscontrata nel
capoluogo giuliano e a Muggia, le località più vicine al confine con la
Slovenia.&lt;br&gt;&lt;br&gt; Il governo tedesco, da parte sua, ha mobilitato in
serata i propri servizi competenti dopo l'allerta europea seguita a un
incidente nella centrale nucleare di Krsko, in Slovenia. &amp;quot;Il governo
federale ha dato mandato ai propri servizi competenti di esaminare e
valutare l'incidente&amp;quot;, ha detto il viceministro dell'ambiente Michael
Mueller. L'Autorità francese per la sicurezza nucleare (Asn) ha
dichiarato attraverso un proprio portavoce di essere in contatto con la
sua omologa slovena. La sezione tedesca di &lt;em&gt;Greenpeace&lt;/em&gt; ha
sottolineato in un comunicato come una tale allerta europea sia &amp;quot;molto
insolita&amp;quot;. E non ha torto: l'evento è stato classificato al livello più
basso nella scala di gravità degli incidenti nucleari. Pertanto risulta
alquanto sospetto che da un lato ogni istituzione, competente e non, è
partita con le rassicurazioni di rito e dall'altro, invece, è stato
lanciato un allarme a livello continentale.&lt;br&gt;&lt;br&gt; &amp;quot;&lt;font size=4&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;Una situazione
che porta la Commissione Europea all'allerta in tutti i Paesi membri
sulle possibili conseguenze di un incidente nucleare&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;, non può essere
considerato come qualcosa del quale non ci si debba preoccupare&amp;quot;, si
legge in un comunicato dell’organizzazione ambientalista, secondo il
quale l'incidente a Krsko è &amp;quot;la prova della minaccia che tutte le
installazioni nucleari in Europa pongono per la popolazione e
l'ambiente&amp;quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt; Altri sospetti vengono dalla confinante
Austria, dove il ministro dell'ambiente, Josef Proell, ha chiesto
spiegazioni a Lubiana per non essere stato informato correttamente
sull'incidente alla centrale di Krsko. Secondo Proell, gli sloveni
hanno dapprima segnalato l'incidente come una &amp;quot;esercitazione&amp;quot; e non
come un problema reale. &amp;quot;Ciò mette seriamente in discussione la nostra
fiducia nel sistema di allerta sloveno&amp;quot;, ha dichiarato il ministro,
aggiungendo che solleverà la questione al prossimo consiglio dei
ministri della Ue a Lussemburgo.&lt;br&gt;&lt;br&gt; In Italia, sul piano
politico, l'unico ad intervenire sull'incidente è stato il presidente
dell'IDV Antonio Di Pietro, che a proposito della tecnologia ad acqua
pressurizzata, ha dichiarato: &lt;font size=4&gt;&lt;span style="font-weight:bold;font-style:italic"&gt;&amp;quot;Queste sarebbero le centrali nucleari
sicure che vogliono costruire anche in Italia? Quelle per cui la Ue
lancia l'allarme atomico? Sono soldi sprecati per una tecnologia
pericolosa e obsoleta&amp;quot;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;. Staremo a vedere, nei prossimi giorni, se le
istituzioni europee riusciranno a tenere nascosti i reali valori di
radioattività, o se saranno costrette ad ammettere la fuga radioattiva.&lt;/font&gt;            
&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+ALLARME++NUCLEARE+IN+SLOVENIA&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!922.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!922.entry</guid><pubDate>Mon, 09 Jun 2008 10:51:01 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!922/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!922.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-06-09T10:51:01Z</dcterms:modified></item><item><title>CAMPANIA,CHERNOBYL CHIMICA</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!904.entry</link><description> &lt;table&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="100%"&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;
				Campania, Chernobyl chimica&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;								
							&lt;td align=right width="100%"&gt;
				&lt;a href="http://www.pressante.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;do_pdf=1&amp;amp;id=998" target="_blank" title=PDF&gt;
					&lt;br&gt;&lt;/a&gt;
			
							&lt;td align=right width="100%"&gt;
					&lt;a href="http://www.pressante.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=998&amp;amp;pop=1&amp;amp;page=0&amp;amp;Itemid=1" target="_blank" title=Stampa&gt;
						&lt;br&gt;&lt;/a&gt;
				
							&lt;td align=right width="100%"&gt;
				&lt;a href="http://www.pressante.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=emailform&amp;amp;id=998&amp;amp;itemid=1" target="_blank" title=E-mail&gt;
					&lt;br&gt;&lt;/a&gt;
			
						
			&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;table&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=2 align=left valign=top width="70%"&gt;&lt;br&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=2 valign=top&gt;				
			
					&lt;tr&gt;
			&lt;td colspan=2 valign=top&gt;
			&lt;div align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;img src="http://altocasertano.files.wordpress.com/2008/01/campania-rifiuti.jpg" alt=" " align=left height=135 width=180&gt;
La ricetta di Berlusconi per risolvere la crisi dei rifiuti è presto
detta: una decina di nuove discariche imposte manu militari e
inceneritori a go go per bruciare legalmente quello che i cittadini di
Napoli bruciano illegalmente. L'ennesimo piano d'emergenza si muove del
resto nel solco tracciato da Romano Prodi che, il 20 febbraio scorso,
ha autorizzato la combustione delle ecoballe accumulate nel
termovalorizzatore di Acerra contro il parere espresso dalla
magistratura e dagli esperti che le avevano analizzate. Bruciandole si
otterrà la stessa diossina che si ottiene dando fuoco ai cassonetti,
però su scala industriale e con grandi profitti visto che, fra l'altro,
per questo servizio verranno anche dispensate le agevolazioni
tariffarie destinate alle energie rinnovabili. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;
Ancora una volta i rifiuti urbani di Napoli vengono identificati con
l'emergenza regionale mentre, in realtà, sono solo il sintomo di una
malattia che è stata lasciata aggravarsi per 15 anni e che ora sta
entrando nella fase terminale. Insomma, i sacchetti sono in strada
perché le discariche più o meno legali situate in tutta la Regione sono
state riempite di rifiuti tossici... &lt;/font&gt;

&lt;div align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;come ha scoperto lo stesso De Gennaro, mentre il
&amp;quot;rischio sanitario&amp;quot; di cui parlano i medici di Napoli, per la provincia
è già una certezza. Si tratta, secondo Donato Ceglie, magistrato della
Procura di Santa Maria Capua Venere, di una vera e propria Chernobyl
chimica provocata dai rifiuti che sono stati seppelliti, abbandonati o
semplicemente sparsi nei campi della Regione un tempo più fertile
d'Italia. Fanghi velenosi, ceneri, scorie di alluminio e di amianto e
poi cromo, rame, zinco e cadmio, tutta roba notoriamente cancerogena
che sta provocando la catastrofe sanitaria descritta tre anni fa dalla
rivista specializzata Lancet Oncology: malformazioni neonatali, tumori,
danni al sistema cardio-circolatorio e malattie neuro-degenerative con
incidenze sconosciute nei paesi industrializzati. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=justify&gt; &lt;/div&gt; &lt;p align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;Tutto
scritto e tutto noto da anni, anzi, da decenni. Quando, negli anni
Ottanta, la Germania abbracciò con decisione la sua politica di
riciclaggio dei rifiuti, anche dalle nostre parti qualcuno stava
prendendo decisioni lungimiranti: le organizzazioni criminali intuirono
le potenzialità del business e fecero sapere ai piccoli e grandi
imprenditori, soprattutto del Nord, che avrebbero risparmiato parecchio
affidando a loro i fastidiosi problemi di smaltimento dei residui
industriali. Ottima idea perché il traffico dei rifiuti tossici ha il
&amp;quot;vantaggio&amp;quot; di trasformare rapidamente le vittime in complici: se ti
contaminano la falda con cui irrighi le tue produzioni pregiate puoi
solo tacere per paura di perdere il mercato. E alla fine, quando, gli
stracci cominciano a volare, non ti resta che &amp;quot;riconvertire&amp;quot; i tuoi
terreni in una discarica illegale. Meccanismo perfetto che solo un
tessuto politico sano avrebbe potuto disinnescare. &lt;/font&gt; &lt;div align=justify&gt; &lt;/div&gt; &lt;p align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;Quel
che ha fatto il tessuto politico, invece, è arcinoto. In 15 anni,
quattro commissari straordinari e una serie di giunte di destra e di
sinistra, la geniale strategia inaugurata dalla giunta Rastrelli (An)
non è cambiata di una virgola: al pubblico, cioè ai Comuni, la costosa
raccolta mentre ai privati la redditizia partita dello smaltimento.
Anzi, in realtà, a un solo privato: la Fibe del gruppo Impregilo,
incaricata con una dubbia gara d'appalto di costruire e gestire tre
inceneritori e cinque impianti di trattamento in quel di Acerra, comune
con la più alta incidenza di tumori di tutta Europa. &lt;/font&gt; &lt;div align=justify&gt; &lt;/div&gt; &lt;p align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;
Del resto nei 35 comuni che interessano le province di Caserta e Napoli
ci sono un migliaio di discariche abusive, tutte ben note alla
Direzione investigativa antimafia che, da qualche anno, compila un
rapporto dedicato a questo business. Inchieste, incriminazioni e
sequestri non sono riuscite ad arginare un giro d'affari che, secondo
il Rapporto Ecomafia 2005 stilato da Legambiente, per un singolo
trafficante può fruttare fino a venticinquemila euro al giorno, cioè un
milione e mezzo di euro al mese intascati a spese del territorio, della
salute dei cittadini e della legalità. Infatti, secondo il rapporto
della Dia dello stesso anno «sono state riscontrate operazioni illegali
nelle varie fasi del ciclo: dal trasferimento iniziale dal produttore
alle imprese specializzate nella gestione dei rifiuti, al trasporto e
stoccaggio, fino al trattamento, riciclaggio e smaltimento». &lt;/font&gt; &lt;div align=justify&gt; &lt;/div&gt; &lt;p align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;Di
fatto, dal commissariamento deciso nel '94, la situazione non ha fatto
che peggiorare. Malgrado siano stati improntati tutti sull'emergenza,
esattamente come la demenziale decisione di aprire una discarica
nell'oasi naturalistica di Serre, gli atti amministrativi non sono
approdati a nulla. Eppure dal 1997 al 1998 il Ministero dell'Interno ha
favorito l'istallazione degli inceneritori ad Acerra e Santa Maria la
Fossa autorizzando la deroga alle procedure ordinarie di valutazione
dell'impatto ambientale - cioè rendendo legale l'illegalità per
decreto. &lt;/font&gt; &lt;div align=justify&gt; &lt;/div&gt; &lt;p align=justify&gt;&lt;font size=3&gt; Nel
1998 la Fibe vinse l'appalto e, malgrado le critiche e l'opposizione di
molte forze politiche che facevano parte della giunta regionale,
l'allora commissario straordinario Bassolino nel 2000 sottoscrisse il
contratto. Da allora sono stati accumulati svariati milioni di
tonnellate di &amp;quot;ecoballe&amp;quot; che poi, nel 2005, sono risultate non adatte
all'incenerimento. Per capire fino a che livello di devastazione sia
arrivato quel territorio consigliamo la visione di Biùtiful cauntri ,
crudo documentario acquistabile in libreria - visto che in tv non è
dato vederlo. &lt;/font&gt; &lt;div align=justify&gt; &lt;/div&gt; &lt;p align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;Come
se ne esce? Non prendiamoci in giro: per dimezzare d'un colpo la massa
dei rifiuti urbani (oltretutto quelli più tossici durante la
combustione) basterebbe vietare immediatamente in tutta la Campania la
vendita al dettaglio di prodotti imballati. Ma nel &amp;quot;nuovo&amp;quot; piano non
c'è niente di tutto ciò: fra il grande business illegale della munnezza
e la difesa di settori economici sani come le produzioni tipiche e il
turismo, la decisione è stata presa. Ed è sempre la stessa.&lt;/font&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+CAMPANIA%2cCHERNOBYL+CHIMICA&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!904.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!904.entry</guid><pubDate>Sat, 24 May 2008 11:55:09 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!904/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!904.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-05-24T11:55:09Z</dcterms:modified></item><item><title>LA MENZOGNA SUL RISCALDAMENTO GLOBALE</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!885.entry</link><description>&lt;font face=Verdana size=2&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;&lt;font size=6&gt;LA MENZOGNA SUL RISCALDAMENTO GLOBALE&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=4&gt;La prova ambientale del riscaldamento globale sta rapidamente sciogliendosi come
ghiaccio al sole, per cui non ci sorprenda che notizie sul raffreddamento delle
calotte polari ed altre contrarie a quanto asseriscono i profeti del malaugurio
non siano trasmesse dai media internazionali.&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;p align=left&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;&lt;b&gt;&lt;br&gt;&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;p align=left&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;&lt;b&gt;La bufala del riscaldamento globale smascherata
da un freddo da record mondiale&lt;br&gt;
&lt;/b&gt;Il battage pubblicitario governativo e mediatico sul pericolo del
riscaldamento globale che starebbe già causando lo scioglimento delle calotte
polari e minacciando una catastrofe climatica planetaria, assume sempre di più
i connotati di propaganda politica. Finora le nevicate di quest’anno in Nord
America, Siberia, Mongolia e Cina sono state le più abbondanti dal 1966.&lt;br&gt;
Per il Centro Climatico Nazionale dei Dati degli USA (NCDC), a gennaio e inizio
febbraio molte città americane hanno sofferto un freddo record. Secondo il NCDC,
la temperatura media di gennaio “è stata di 0.3 gradi Fahrenheit inferiore
alla media riscontrata nel periodo 1901-2000”.&lt;br&gt;
La Cina sta subendo l’inverno più rigido da un secolo a questa parte. Nel sud
del Paese, dove in genere le temperature sono più miti, il freddo è stato così
intenso, e così a lungo, che alcune città medio-piccole hanno dovuto fare a
meno dell’elettricità per settimane, perché era impossibile riparare i
guasti per il troppo freddo o per il ghiaccio.&lt;br&gt;
Nell’Ontario e nel Quebec i due mesi scorsi ci sono state così tante bufere
di neve e ghiaccio che persino il mercato immobiliare ne ha sofferto dato che le
persone preferivano starsene tappate in casa. Soltanto nelle prime due settimane
di febbraio a Toronto sono caduti 70 cm di neve, battendo il record del 1950 di
66.6 cm per l’intero mese.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;b&gt;I ghiacciai si ricompattano&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Tra i più drammatici risultati del freddo polare su gran parte del pianeta è
il capovolgimento di quella che era la notizia più frequentemente ripetuta: lo
scioglimento dei ghiacci delle calotte polari. L’autunno scorso il mondo fu
scioccato dalle dichiarazioni di alcuni climatologi, secondo cui lo strato di
ghiaccio ai poli aveva raggiunto il “livello più basso mai registrato”.
Avevano però cautamente omesso di dire che il controllo dello spessore dei
ghiacciai era iniziato soltanto nel 1972, e che ci sono prove geologiche di
scioglimenti ben più importanti nel passato.&lt;br&gt;
Adesso, a risultato della rigidità delle recenti temperature, il ghiaccio è
tornato. Secondo Gilles Langis, membro del servizio canadese delle previsioni
del tempo ad Ottawa, l’inverno polare è stato così gelido che il ghiaccio
non solo è stato recuperato, anzi, in molte zone è più spesso dello scorso
anno di 10-20 centimetri.&lt;br&gt;
Pochi sanno, e i sostenitori del Riscaldamento Globale sembrano volerlo
nascondere a tutti i costi, che ci sono notevoli variazioni stagionali sulla
quantità di ghiaccio presente sull’oceano artico. Inoltre, gran parte del
ghiaccio è coperto di neve per circa 10 mesi all’anno, e i mesi di marzo e
aprile sono quelli con più neve, con variazioni dai 20 ai 50 centimetri. Lo
spessore non è sempre costante, non lo è mai stato.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;b&gt;Anomalie del Modello Climatico&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Molti tra i climatologi culturalmente onesti ammettono che le loro previsioni
contengono irregolarità. Robert Toggweiler, del Laboratorio di Dinamica dei
Fluidi dell’Università di Princeton e Joellen Russell, vice professore di
Dinamiche Biogeochimiche all’Università dell’Arizona, due importanti
fautori del Modello Climatico in discussione, di recente hanno ammesso che le
previsioni basate su test computerizzati che mostrano come lo scioglimento dei
ghiacciai raffreddi gli oceani, fermando la circolazione dell’acqua calda
equatoriale a latitudini nordiche con il possibile innesco di un’altra Era
Glaciale (come nel film del 2004 “L’alba del giorno dopo”) sono sbagliate.
In un’intervista rilasciata di recente, Russell ha detto: “Non è lo
sciogliersi del ghiaccio che porta le correnti oceaniche verso nord dai tropici,
ma piuttosto la circolazione dei venti. I modelli climatici finora studiati non
hanno tenuto ben conto degli effetti del vento sulle correnti oceaniche, per cui
i ricercatori hanno pareggiato i conti riversando sull’uomo la responsabilità
dell’aumento delle temperature e dello scioglimento dei ghiacciai.” Beh,
questo è molto interessante.&lt;br&gt;
Quando i professori Toggweiler e Russell riprogrammarono il loro modello
includendo il ciclo quarantennale dei venti da e verso l’equatore, notarono
che le correnti oceaniche che portano acqua calda dal sud al nord avevano un
ovvio ruolo nel recente riscaldamento del circolo polare artico.&lt;br&gt;
Climatologi russi ritengono che i recenti cambiamenti climatici riscontrati a
livello globale siano il risultato dell’attività solare, e non di emissioni
causate dall’uomo. Un membro dell’Accademia Russa di Scienze Naturali, Oleg
Sorokhtin, definisce l’incidenza dell’uomo sul riscaldamento globale come
“una goccia nel mare”. Le sue ricerche dimostrano che la recente attività
solare è entrata in una fase di inerzia, per cui ha suggerito alla gente di
“munirsi di cappotti”.&lt;br&gt;
Kenneth Tapping, del Consiglio Nazionale della Ricerca canadese, che
supervisiona un gigantesco radiotelescopio puntato sul sole, è convinto che se
l’attività delle macchie solari non riprende presto, entreremo in un lungo
periodo di clima freddissimo. L’ultima volta che il sole è stato così
inerte, infatti, la terra subì una Piccola Era Glaciale che durò all’incirca
cinque secoli, finendo nel 1850. I raccolti vennero meno per colpa di gravi
gelate e siccità. Carestie, pesti e guerre si moltiplicarono. I porti gelarono,
come anche i fiumi, per cui i commerci cessarono.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;b&gt;Geopolitica del riscaldamento globale&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
L’isterismo circa il surriscaldarsi della terra è essenzialmente una trovata
geopolitica delle élite planetarie, per far sì che i popoli accettino di buon
grado drastici tagli al loro stile di vita che, se fossero pretesi dai politici
senza un buon motivo, potrebbero innescare scioperi e proteste. Il resoconto
dell’IPCC commissionato dalle Nazioni Unite sul riscaldamento globale
raccomanda che un enorme 12% del Prodotto Interno Lordo mondiale sia indirizzato
a “prevenire gli effetti dannosi dei cambiamenti climatici”, e stima che la
spesa per la riduzione di certe emissioni arriverebbe a 2.750 dollari all’anno
per famiglia, sotto forma di costo energetico.&lt;br&gt;
Esistono oggi due principali opzioni politiche che il potere
dell’establishment anglo-americano può adottare per continuare a controllare
un mondo che gli sta sfuggendo rapidamente di mano. Le chiameremo Piano A e
Piano B.&lt;/font&gt; 


&lt;p align=left&gt;
&lt;font face=Verdana size=3&gt;Piano A è quella del duo Bush-Cheney e delle
grandi compagnie petrolifere e militari da loro rappresentate. Cheney e il suo
grande amico, Matt Simmons, divulgarono il mito del Picco del Petrolio per far sì
che la gente accettasse l’inevitabilità dell’aumento del prezzo al barile a
100 dollari e oltre. Nel frattempo il potere delle grandi compagnie petrolifere
e delle forze militari ad esse correlate cresceva con l’incremento del prezzo
del greggio.&lt;br&gt;
La Guerra Globale al Terrorismo fornì un pretesto per giustificare il controllo
militare sulle maggiori riserve di petrolio e suoi transiti nel mondo.
Dall’Iraq all’Afghanistan, al Kossovo, il piano degli USA e della NATO era
il controllo futuro degli straordinari poteri emergenti, dalla Russia alla Cina,
all’India, al Brasile al Venezuela e oltre. L’efficace lavoro diplomatico
della Cina in Africa ha fatto sì che molti Paesi africani siano sul punto di
allontanarsi dal controllo USA o britannico per affidare le loro risorse
petrolifere ai cinesi oppure a gestirsele da soli.&lt;br&gt;
Se John McCain sarà scelto come presidente dalle élite di potere americane,
significherà che quel programma militare e petrolifero si accentuerà,
specialmente ora che gli USA stanno per affrontare una grave depressione
economica.&lt;/font&gt; 


&lt;p align=left&gt;
&lt;font face=Verdana size=2&gt;&lt;font size=3&gt;La seconda opzione per mantenere il controllo su
gran parte dell’economia mondiale, il Piano B, vede nel Riscaldamento Globale
e nei “poteri deboli” delle Nazioni Unite, del Fondo Monetario
Internazionale e della Banca Mondiale, un veicolo più adatto per convincere la
gente ad accettare di buon grado cambiamenti drastici al loro stile di vita.&lt;br&gt;
Barack Obama, che sembra essere la scelta delle stesse élite, la loro
“ventata d’aria fresca” per rimettersi in sesto dopo il fallimento degli
anni del duo Bush-Cheney, tenderebbe ad adottare l’opzione del Riscaldamento
Globale dell’establishment anglo-americano, il “Piano B”, per abbassare il
tenore di vita. In un suo intervento durante la campagna presidenziale a
Wallingford in Pennsylvania, Obama rispose ad una domanda circa Al Gore,
l’eroe del Riscaldamento Globale. Come presidente, Obama disse che avrebbe
valutato l’opportunità di assegnare ad Al Gore una posizione ministeriale –
o più rilevante, dicendo: “Mi premurerò di avere Al Gore seduto al tavolo di
discussione, con un ruolo centrale per risolvere questo problema. Gli parlo
spesso e già mi sto consultando con lui circa il da farsi, ma il cambiamento
climatico esiste.”&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Due grandi fazioni&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Sono due i raggruppamenti principali all’interno dei poteri politici
dell’establishment occidentale, e a grandi linee condividono gli stessi fini
elitari, pur divergendo sul come raggiungerli. &lt;span style="font-weight:bold"&gt;Il loro scopo principale è
quello di controllare la crescita economica e demografica del pianeta.&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Il primo gruppo è definito come il gruppo di Rockefeller. Ha una base di potere
estesa su tutto il globo ed oggi è ben rappresentato dalla famiglia Bush, che
ha iniziato proprio come braccio destro della potente macchina di Rockefeller,
la cui fazione da più di un secolo basa il suo potere e prestigio sul controllo
del petrolio usando interventi militari per ottenerlo. La fazione è
personificata dall’uomo che dal 2001 è in effetti il presidente per quanto
riguarda le decisioni da prendersi, Dick Cheney. Cheney è stato direttore
generale della Halliburton Corp., che è sia la più grande società al mondo di
assistenza per i giacimenti petroliferi, sia il maggior costruttore di basi
militari.&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Il secondo gruppo si potrebbe chiamare “la fazione dei poteri deboli”, la
cui filosofia può essere riassunta in una frase: “si prendono più mosche con
una goccia di miele che con un barile di aceto”. La strada che hanno scelto di
percorrere per contenere il processo demografico e per abbassare il tasso delle
nascite in Cina e altrove è quella di promuovere l’inganno del riscaldamento
globale e di un’imminente catastrofe climatica. Al Gore appartiene a questa
fazione, come la sostiene il Primo Ministro inglese Gordon Brown, i due vedono
nelle istituzioni come le Nazioni Unite un buon veicolo per propagandare il
periodo di vacche magre.&lt;br&gt;
L’IPCC (Pannello Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) è stato ideato
dalle Nazioni Unite nel suo Programma per l’Ambiente. Nonostante sia
dimostrato che la metodologia scientifica usata per stilare i suoi dossier sul
clima è alquanto imprecisa, essi sono sbandierati come verità sacrosante dai
potenti mezzi di comunicazione che hanno alle spalle. Fanno parte di questa
fazione anche il faccendiere miliardario George Soros, alcuni membri della
famiglia reale inglese e diverse vecchie famiglie di ereditieri europei.&lt;br&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;
&lt;/font&gt; 



&lt;font style="font-style:italic" face=Verdana size=3&gt;&lt;b&gt;Consigliata la lettura dei libri di F. William Engdahl&lt;/b&gt;, autore del libro
di prossima pubblicazione, “Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of Genetic
Manipulation” (”I semi della distruzione, l’agenda segreta della
manipolazione genetica”), Global Research Publishing, e autore di “ A
Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order” (“Un
secolo di Guerra: la politica petrolifera anglo-americana”), Pluto Press.&lt;br&gt; Può
essere contattato presso il suo sito web, www.engdahl.oilgeopolitics.net&lt;/font&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+LA+MENZOGNA+SUL+RISCALDAMENTO+GLOBALE&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!885.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!885.entry</guid><pubDate>Mon, 05 May 2008 14:37:29 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!885/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!885.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-05-05T14:37:29Z</dcterms:modified></item><item><title>PERICOLO CARESTIA - DEATH OF BEES AND BATS</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!861.entry</link><description> 
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;b&gt;L'ESTINZIONE DI API E
PIPISTRELLI E IL PERICOLO CARESTIA&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;span style="font-size:8pt;font-family:Verdana" lang=EN-GB&gt;«Bats perish, and no one know why», New York Times&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;span style="font-size:8pt;font-family:Verdana" lang=EN-GB&gt;«Death of bees: GMO crops and the decline of bee colonies in
        North America»&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;span style="font-size:8pt;font-family:Verdana" lang=EN-GB&gt;«There are many reasons given to the decline in
        Bees, but one argument that matters most is the use of Genetically
        Modified Organism (GMO) and Terminator seeds that are presently being
        endorsed by governments and forcefully utilized as our primary
        agricultural needs of survival. I will argue what is publicized and
        covered by the media is&lt;br&gt;
        in actuality, masking the real problems of Terminator seeds and
        Genetically Modified Organisms (GMO’s). Terminator seeds; genetically
        produced and distributed by powerful multinational lobbies manipulate
        government and agricultural policy to encompass their agenda of
        dominance in the agricultural industry. American conglomerates such as
        Monsanto, Pioneer Seeds, and others, have created seeds that do not
        reproduce (whereas these seeds have a life span of the crop chosen). The
        sterilizing of the plant by the means of sterilizing the flower pollen
        genetically altered and mutated for production in the agricultural
        industry. Logic states that if the flower pollen is sterile, bees are
        potentially going malnourished and dying of illness due to the lack of
        nutrients and the interruption of the digestive capacity of what they
        feed on through the summer and over the winter hibernation process»&lt;/span&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;Tutti
sospettano, a mezza bocca, che qualche intervento umano da
agricoltura industriale, introdotto per aumentare la produzione, stia
sconvolgendo i delicati e sconosciuti equilibri naturali fra il mondo
animale e vegetale, vigenti da tempo immemoriale: forse i pesticidi
chimici, forse le sementi geneticamente modificate, e la scienza non
sembra in grado di stabilire né la causa né i rimedi.
&lt;br&gt;E le strane allarmanti pestilenze che stanno riducendo
all’&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;&lt;b&gt;estinzione
api e pipistrelli&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;
coincidono con la sempre più ampia diffusione dei semi &lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;&lt;b&gt;OGM&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;
e dei prodotti chimici nell'agricoltura.&lt;/font&gt; 
&lt;div align=left&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align=left&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align=left&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align=left&gt;
&lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;&lt;br&gt;Pochi
si rendono conto che le api e i pipistrelli sono animali fondamentali
per l'intero ecosistema.&lt;/font&gt;&lt;font size=3&gt; &lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;Entrambi
sono indispensabili per l’agricoltura, i pipistrelli perché
combattono gli insetti nocivi (ciascuno di loro, d’estate, mangia
insetti per la metà del suo peso ogni giorno), le api perché
necessarie ad impollinare le culture.&lt;br&gt;Questi
animali ora hanno una cosa in comune: una malattia sconosciuta li
uccide a migliaia, portando le due specie sull’orlo
dell’estinzione. La moria dei pipistrelli è stata notata nei
nordici e nevosi stati di New York, Vermont e Massachusetts, le cui
caverne o vecchie miniere sono siti d’ibernazione dei mammiferi
volanti. I biologi dell’Environmental Conservation Department hanno
tentato un censimento in quattro grotte e miniere dello Stato di New
York, e calcolano che il 90% degli animaletti che vi avevano svernato
in letargo sono morti.&lt;br&gt;La
malattia che li uccide - chiamata Sindrome del Naso Bianco - ha causa
sconosciuta: virus o batterio, intossicazione da inquinamento o
disordine metabolico; dieci laboratori americani stanno studiando
tutte le ipotesi, ma senza esito.&lt;/font&gt; 
&lt;div align=left&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align=left&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align=left&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align=left&gt;
&lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;Per
contro, ben poche ricerche sono state avviate e finanziate sulla
strana malattia che sta facendo scomparire le api, come hanno
dichiarato i proprietari di 22 apiarii di dieci Stati americani.
Questi allevatori di api si trovano ogni anno in California dove
portano i loro alveari durante la fioritura dei mandorli, sia per
aiutare l’impollinazione che darà i frutti, sia per ottenere
un miele pregiato. &lt;br&gt;Ora, scambiandosi le informazioni, hanno
scoperto che il 37% delle 230.500 colonie che allevano è
scomparso; l’anno precedente la perdita era stata del 30%.&lt;br&gt;«&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;&lt;i&gt;Se
morissero le mucche la gente scenderebbe in piazza a chiedere
finanziamenti per lo studio del male», dice Jerry Hayes,
l’entomologo del Dipartimento dell’Agricoltura della Florida: «La
gente crede che il cibo gli venga dalle industrie. Ma le api
impollinano un terzo delle colture degli USA, che danno raccolti per
15 miliardi di dollari&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;».
&lt;br&gt;Oggi, gli apicoltori hanno portato un terzo di tutte le api
americane (le superstiti) per salvare il raccolto di mandorle in
California. In Florida, si attendono questi apicoltori con i loro
alveari per impollinare migliaia di ettari di aranceti, frutteti vari
e chiodi di garofano. E’ incerto se potranno farlo l’anno
prossimo.&lt;br&gt;Lo
stesso vale per i pipistrelli. &lt;br&gt;«&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;&lt;i&gt;La
presenza dei pipistrelli nel Texas consente ai coltivatori di cotone
di salvare da un sesto a un ottavo del raccolto, perché
divorano gli insetti nocivi&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;»,
dice la dottoressa Elizabeth Buckles, specialista in mammiferi della
Cornell University: «&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;&lt;i&gt;La
morìa in corso - mezzo milione di insettivori scomparsi nel
solo Vermont - avrà di sicuro effetti economici. Li
constateremo la prossima stagione, come sovrabbondanza di insetti
infestanti&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;».
&lt;/font&gt;
&lt;div align=left&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align=left&gt;
&lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;font face=Verdana size=3&gt;&lt;br&gt;E
intanto continua il rincaro dei grani e dei prodotti agricoli in
genere (più 20% in media), causato dalla speculazione delle
grandi società multinazionali che hanno trovato,dopo le
risorse  energetiche, una nuova fonte di controllo economico.&lt;/font&gt;&lt;div align=left&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div align=left&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;font size=2&gt;&lt;font size=3&gt;Il
risultato può essere la carestia globale.&lt;/font&gt; &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;

&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+PERICOLO+CARESTIA+-+DEATH+OF+BEES+AND+BATS&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!861.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!861.entry</guid><pubDate>Wed, 02 Apr 2008 13:03:32 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!861/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!861.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-04-02T13:03:32Z</dcterms:modified></item><item><title>Disastro a Vicenza</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!764.entry</link><description> 
&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;b&gt;DISASTRO
AMBIENTALE: INCIDENTE ALL'OLEODOTTO DI VICENZA.&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;font size=3&gt;Di Stefano Russo (&lt;a href="http://www.settimopotere.com"&gt;http://www.settimopotere.com&lt;/a&gt;)&lt;br&gt;&lt;/font&gt;
&lt;img alt="http://brunotto588.blog.espresso.repubblica.it/photos/uncategorized/vicenza_1.jpg" src="http://brunotto588.blog.espresso.repubblica.it/photos/uncategorized/vicenza_1.jpg"&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;font size=3&gt;Lunedì 11 Marzo si è
consumato l'ennesimo disastro ambientale, nel nostro Paese. Tale
disastro è avvenuto a Vicenza, causato da una delle contestate
installazioni militari presenti in prossimità della città.&lt;br&gt;Una rottura  dell’oleodotto
Nato,che porta il carburante per gli aerei militari da Camp Darby ad
Aviano, ha provocato la fuoriuscita di una quantità enorme di
cherosene che si è riversato nella acque dei fiumi Astichello
e Bacchiglione.&lt;br&gt;Il bilancio per ora è
gravissimo: due fiumi gravemente inquinati, il terreno di ricarica
della falda acquifera più grande del nord Italia imbevuto di
cherosene, fauna e vegetazione minacciati dalla chiazza inquinante
rilasciata dall’oleodotto.&lt;br&gt;Altro fatto grave è
che l’incidente è avvenuto la mattina alle 7, ma è
stato segnalato dalle agenzie di stampa solo in serata, alle 20 e non
è stata mobilitata la Protezione Civile.&lt;br&gt;Nel frattempo migliaia di
cittadini hanno avuto il tempo di allarmarsi, pur non sapendo cosa
era successo, sentendo l’intenso odore di cherosene in prossimità
dei due corsi d’acqua vicentini; in poche ore la chiazza inquinante
ha raggiunto la città attraversando Ponte degli Angeli
spingendosi almeno fino alla Riviera Berica.&lt;/font&gt;










&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;font size=3&gt;Politici ed &amp;quot;esperti&amp;quot;
hanno più volte rassicurato la popolazione vicentina,
affermando che le installazioni militari sono sicure e non
danneggiano il territorio, sbeffeggiando le paure e le preoccupazioni
dei contestatori.&lt;br&gt;Nessuno venga più a
rassicurare i cittadini su un evidente dato di fatto: le
installazioni militari sono pericolose per l’ambiente e la salute
pubblica.&lt;br&gt;Se verrà realizzata,
lo sarà anche la base statunitense al Dal Molin, situata
proprio sopra una falda acquifera e nei pressi di una zona naturale
protetta.&lt;br&gt;A quanti incidenti dovremmo
assistere prima che vengano ammessi i rischi legati alla presenza
delle basi militari sul nostro territorio?&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;font size=3&gt;Durante il governo
Berlusconi l'Italia ha assunto un impegno a livello internazionale
siglando un preciso accordo con gli USA per l'ampliamento della base
militare a Vicenza. Un accordo che, come sostiene il candidato
premier del Pd Walter Veltroni, non può essere disatteso.&lt;br&gt;Appare evidente che chiunque
(dei due) vada al governo, debba difendere gli interessi militari
statunitensi e i profitti economici di quegli imprenditori  (Calearo
in primis), che sperano di fare qualche affare sulle spalle dei
vicentini. Una scelta che Vicenza, e non solo, non accetta e continua
a contestare.&lt;br&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;font size=3&gt;Per ora le prime voci
parlano di un miliardo di euro soltanto per le valutazioni del danno
provocato dall'oleodotto.&lt;br&gt;Andrebbe spiegato ai &amp;quot;lor
signori&amp;quot; che i guadagni ottenuti con questi accordi non servono
a nulla se poi i danni ambientali provocati sono incalcolabili.&lt;br&gt;Ma non credo che a loro
interessi, perchè tanto il conto arriva sempre a noi.&lt;/font&gt;
&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+Disastro+a+Vicenza&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!764.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!764.entry</guid><pubDate>Wed, 19 Mar 2008 10:49:05 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!764/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!764.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-03-19T10:49:05Z</dcterms:modified></item><item><title>PACIFIC TRASH VORTEX ...MONNEZZOLANDIA</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!691.entry</link><description> &lt;font size=6&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;PACIFIC TRASH VORTEX, OVVERO... &amp;quot;MONNEZZOLANDIA&amp;quot;&lt;br&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm"&gt;&lt;font face="Verdana, sans-serif" size=3&gt;Di
Stefano Russo&lt;/font&gt;







&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;span style="font-size:10pt;font-family:Verdana"&gt;
        &lt;/span&gt;
        &lt;p style="text-align:justify"&gt;&lt;img src="http://www.disinformazione.it/images/trash_vortex.jpg" align=left border=0 height=283 width=353&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm" align=left&gt;&lt;br&gt;&lt;font style="font-family:Arial" face="Verdana, sans-serif" size=3&gt;Sapevate
che esiste un'isola nell'oceano pacifico che non è segnata
sulle mappe?&lt;br&gt;No
non è un'isola misteriosa, in cui sono nascosti tesori, ma una
vera e propria isola di spazzatura! sulla quale non troverete alcun
tesoro bensì rifiuti di ogni tipo.&lt;br&gt;Questa
isola si chiama &amp;quot;&lt;b&gt;Pacific Trash Vortex&lt;/b&gt; &amp;quot;, in italiano
vortice di immondizia del Pacifico.&lt;br&gt;Questa
sorta di isola si è formata intorno agli anni cinquanta,
grazie all'azione di una corrente oceanica dotata di un particolare
movimento a spirale orario, che ha permesso ai rifiuti galleggianti
in mare di aggregarsi fra di loro.&lt;br&gt;I
rifiuti accumulatisi e aggregatisi nel corso dei decenni hanno
formato questo mostro galleggiante il cui diametro &lt;br&gt;oggi è di
circa 2500 Km (grande quasi due volte gli USA) e ha una profondità
di 30 metri.&lt;/font&gt;





&lt;p style="margin-bottom:0cm;font-family:Arial;color:rgb(255, 255, 255)"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;b&gt;DI
COSA E' FATTA &amp;quot;L'ISOLA&amp;quot;&lt;/b&gt;&lt;br&gt;Storicamente
questi rifiuti erano spontaneamente sottoposti a biodegradazione,
mentre in questo luogo si sta accumulando una enorme quantità
di plastica e di rottami marini. La plastica invece di essere
fotodegradata si disintegrata in pezzi sempre più piccoli, che
mantengono la caratteristica di polimerica anche quando raggiungono
le dimensioni di una molecola, la cui ulteriore assimilazione è
molto difficile.&lt;br&gt;Il
galleggiamento di tali particelle che apparentemente assomiglia a
zooplancton, inganna i molluschi che se ne cibano, causandone
l'introduzione nella catena alimentare. In alcuni campioni di acqua
marina presi nel 2001 la quantità di plastica superava di un
fattore sei quella dello zooplancton (la vita animale dominante
dell'area).&lt;br&gt;La
spazzatura che alimenta il pacific trash vortex è costituito
in parte da materiali,che sono caduti in mare dalle navi cargo che
transitano nell'oceano pacifico,a volte sono caduti interi
containers.&lt;br&gt;Ma
di certo questo enorme orrore non può essere semplicemente
frutto del rilascio di oggetti o scarti da parte di navi in transito&lt;/font&gt;






&lt;p style="margin-bottom:0cm;font-family:Arial;color:rgb(255, 255, 255)"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;b&gt;DA
DOVE PROVENGONO I RIFIUTI&lt;/b&gt;&lt;br&gt;Da
dove può essere nata una tale marea di plastica e rifiuti non
biodegradabili?&lt;br&gt;La
massa inquinante in realtà è formata da due parti: la
massa orientale, a sud-ovest del Giappone e quella occidentale a
nord-ovest delle Hawaii.&lt;br&gt;Il
tratto di mare interessato all’inquinamento è sito tra
Giappone e le coste della California, e interessa la zona delle isole
Hawaii, in genere considerato un autentico paradiso ecologico. Una
rapida analisi delle correnti oceaniche dimostra che per giungere in
quel punto, la massa inquinante può provenire solo dal nord, e
più esattamente dal &lt;b&gt;Mare di Bering&lt;/b&gt;. In quel punto
probabilmente si è generata la marea di plastica grande due
volte gli USA che ora affligge il cuore del Pacifico. Lo Stretto di
Bering è uno stretto marino tra Capo Dezhnev, il punto più
ad est del continente asiatico, e Capo Principe di Galles, il punto
più ad ovest del continente americano.&lt;br&gt;solo
lo stato americano dell’&lt;b&gt;Alaska&lt;/b&gt; e la &lt;b&gt;Federazione Russa&lt;/b&gt;
si affacciano su di quel tratto di mare del nord, generalmente
disabitato per chilometri e quasi mai monitorato da strutture civili
o agenzie di stampa. L’Alaska è da sempre uno stato molto
attento all’ambiente, difatti il mare di Bering è da sempre
una importante risorsa ittica per gli Stati Uniti, da sola tale zona
– uno dei sistemi marini più ricchi del pianeta – sostiene
metà della industria ittica degli States. Per proteggere
queste zone, che custodiscono tra l’altro l’Alaska Maritime
National Wildlife Refuge e le Pribilof Islands, definite come le
'Galapagos del Nord', il governo americano – probabilmente
preoccupato dalla possibilità di perdere una redditizia
risorsa di pesca - ha di recente lanciato una serie di iniziative
ambientali, come la “Pacific Environment”, con lo scopo di creare
aree marine protette e prevenire perdite di sostanze inquinanti dalle
navi. &lt;br&gt;Difficile pensare che interi carichi di ecoballe siano
stati rilasciati dallo stato dell’Alaska così vicino a casa
propria. Gli americani, quando devono disfarsi di rifiuti (specie se
tossici o radioattivi), lo fanno ben lontano dalle loro coste,
possibilmente in qualche sperduto paradiso ecologico del terzo mondo,
dove non esistono quei diritti civili a cui sembrano così
allergici. Dall’altra parte del mare di Bering, invece, abbiamo
l’amministrazione Russa, che da anni riceve numerosi ammonizioni
internazionali per la scarsa attenzione all’ambiente.&lt;br&gt;Esiste
inoltre una penisola la &lt;/font&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;b&gt;Kamchatka,&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size=3&gt;
situata nell’estremo oriente russo, essa è piena di agenti
chimici inquinanti dovuti alla massiccia presenza nella zona di basi
militari sovietiche, ormai per la maggior parte scarsamente
controllate e mal amministrate. Potrebbe essere proprio la  &lt;/font&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span style=""&gt;Kamchatka
il punto di partenza dell'enorme quantità di materiali tossici
ed inquinanti che alimentano la pattumiera in mare.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;









&lt;p style="margin-bottom:0cm;font-style:normal;font-family:Arial;color:rgb(255, 255, 255)"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;b&gt;KAMCHATKA,
LA PATTUMIERA RUSSA&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;span style=""&gt;La
Russia , in seguito ad accordi internazionali di non proliferazione
militare e nucleare (accettati con qualche recalcitranza), sta
smantellando la propria flotta già da qualche anno, e a gran
velocità. Metà dei sottomarini è alla fonda da
tempo. Ma il problema principale, nella penuria di fondi, per un
patrimonio che conta un gran numero di mezzi a propulsione nucleare,
è lo smaltimento delle scorie radioattive.&lt;/span&gt;&lt;br&gt;Nel 1996 il cosiddetto “rapporto
Nikitin” (opera di un ex ufficiale di marina), denunciò lo
spaventoso inquinamento della penisola della Kamchatka, causato dai
vecchi sommergibili nucleari (con l’abitudine di scaricare in mare
i residui di combustibile), causando l’ira delle alte gerarchie
militari. Le basi della Flotta Nord, si leggeva nel rapporto, sono il
luogo a maggiore concentrazione di rifiuti nucleari al mondo.Scorie
nucleari sigillate e sotterrate dalla Russia, sono presenti in
diverse località a sud est della penisola della Kamchatka,
nelle vicinanze della costa, insomma un vero e proprio &amp;quot;cimitero
militare&amp;quot;.&lt;br&gt;Queste scorie, se non correttamente
sigillate, possono disperdersi dai siti di interramento e nelle
correnti oceaniche,seguendo una traiettoria diretta verso il nord-est
del Pacifico.&lt;br&gt;Non è un mistero, ad
esempio, che ad oggi i maggiori commerci illegali di materiale
radioattivo sembrano partire quasi tutti dall’ex Unione Sovietica.
E allora, l’enorme blob di plastica e oggetti inquinanti che sta
galleggiando nel Pacifico, è nato forse dal degrado sociale e
dalla carenza di controlli esistenti oggi nell’ex Urss, già
denunciati diverse volte dalle numerosi leghe ambientali di tutto il
mondo? Questo allo stato attuale delle cose non è dato
saperlo, ma probabilmente i responsabili delle agenzie ambientali
internazionali farebbero bene a iniziare le loro ricerche da lì.&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;p style="margin-bottom:0cm;font-style:normal;font-family:Arial;color:rgb(255, 255, 255)"&gt;&lt;font size=3&gt;Temo però che la sempre
maggiore necessità, specie in Europa, delle risorse
energetiche provenienti dall’Est, finiscano per rendere l’occidente
poco propenso a contrastare l'operato dei paesi dell'est ed in
particolare della Russia. Meglio non mordere la mano che ti sfama.&lt;br&gt;E intanto tra un pò, sui 
libri di geografia, comparirà un altro continente
&amp;quot;Monnezolandia&amp;quot;.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin-bottom:0cm;font-style:normal;font-family:Arial;color:rgb(255, 255, 255)"&gt;
&lt;font size=3&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;br&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+PACIFIC+TRASH+VORTEX+...MONNEZZOLANDIA&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!691.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!691.entry</guid><pubDate>Sat, 01 Mar 2008 13:17:33 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!691/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!691.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-03-01T13:17:33Z</dcterms:modified></item><item><title>SALVATE MOBY DICK !</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!654.entry</link><description> &lt;div style="text-align:left"&gt;&lt;span&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;SALVATE MOBY DICK!&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span&gt;Di Stefano Russo  &lt;a target="_blank" href="http://www.settimopotere.com"&gt;http://www.settimopotere.com&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align:left"&gt;&lt;img alt="http://byfiles.storage.live.com/y1pHLNcOnJgnAmUo4wWxtUSm85Jwlzh_rsPwu24Xbap5FY5RbW3NJsAqVBVoGkLCMfNDWmJZXi4EdA" src="http://byfiles.storage.live.com/y1pHLNcOnJgnAmUo4wWxtUSm85Jwlzh_rsPwu24Xbap5FY5RbW3NJsAqVBVoGkLCMfNDWmJZXi4EdA"&gt;&lt;br&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:Arial"&gt;&lt;font size=4&gt;&amp;quot;&lt;em&gt;Roso di dentro e arso di fuori dagli artigli fissi e inesorabili di un'idea incurabile&amp;quot;&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align=justify&gt;    &lt;/div&gt;&lt;div align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt;Così Melville descrive, nel suo romanzo Moby Dick, l'accanimento del capitano Achab verso la balena bianca.&lt;br&gt;Lo stesso accanimento che continua a mostrare il Giappone nei confronti di questi cetacei ormai sull'orlo dell'estinzione.&lt;br&gt;Chi
si oppone maggiormente ad esso è il nuovo governo laburista australiano
che ha intensificato la sua campagna contro la caccia ’scientifica’
delle balene condotta da una flotta giapponese nel Santuario
dell’Oceano antartico, diffondendo in internet macabre immagini delle
carcasse insanguinate di una balena minke e del suo balenotto, issate a
bordo di una delle navi arpionatrici. Il video è stato ripreso dalla
nave australiana di pattuglia Ocean Viking, che da un mese segue la
flotta giapponese per documentare la caccia, per un eventuale ricorso a
tribunali internazionali e per&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;rafforzare l’opposizione globale alla caccia.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;LA STORIA DELLA MATTANZA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt;L'attività
della caccia alla balena ha inizio attorno all’XI secolo quando i
Baschi iniziarono a cacciare e a commerciare i prodotti ottenuti dalla
balena franca boreale (attualmente una delle specie più a rischio di
estinzione tra le grandi balene). Seguirono gli Olandesi e gli Inglesi
per primi, e poi gli Americani, i Norvegesi e molte altre nazioni.
Capodogli e megattere divennero i successivi obiettivi della caccia
commerciale alle balene, data l'estrema importanza del loro olio, utile
per l'illuminazione e per altri usi. Verso la fine del XIX secolo la
nuova tecnologia navale, abbinata alla diminuzione delle balene nel
resto del mondo, portò allo sviluppo della caccia in Antartide, dove la
grande concentrazione di balene in alimentazione resero molto lucrosa
la caccia su larga scala. La Prima Guerra Mondiale consentì l'avvento
di un vasto mercato di esplosivi prodotti con la glicerina prodotta
dall'olio di balena risultato della caccia degli Inglesi e dei
Norvegesi in Antartide. Nel frattempo il Giappone stava sviluppando una
caccia alla balena diversa, come industria costiera, soprattutto con
megattere, balene grigie e balene franche. &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;LA MORATORIA INTERNAZIONALE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt;Nel 1931 venne ratificata da 22 nazioni la &lt;strong&gt;Convenzione per la Regolamentazione della Caccia alla Balena&lt;/strong&gt;,
fu il primo accordo internazionale. In ogni caso, alcune delle più
importanti nazioni &amp;quot;baleniere&amp;quot;, incluse Germania e Giappone, non ne
presero parte e in quello stesso anno vennero uccise &lt;strong&gt;43.000 balene.&lt;/strong&gt; &lt;br&gt;
Numerose specie di grandi balene arrivarono vicino all'estinzione a
causa della caccia, e così varie nazioni si riunirono durante tutti gli
anni '30 tentando di regolamentare l'industria baleniera. Infine, nel
1948 venne fondata la Convenzione Internazionale per la
Regolamentazione della Caccia alla Balena (ICRW).&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;La &lt;strong&gt;Commissione Baleniera Internazionale&lt;/strong&gt; (IWC) venne fondata quale corpo operativo, ed in origine era composta da 14 stati membri. &lt;br&gt; Nonostante ciò nel 1961 si raggiunse il triste record di &lt;strong&gt;66.000 balene&lt;/strong&gt;
uccise e molte specie arrivarono sull'orlo dell'estinzione. In seguito
alle pressioni dei primi gruppi ambientalisti nel '63 vennero protette
le megattere nell'emisfero australe e nel '67 le balenottere azzurre;
ma anche queste solo nell'emisfero australe. Nell'emisfero boreale
segue la carneficina. &lt;br&gt; Solo nel &lt;strong&gt;1982,&lt;/strong&gt; quando lo status delle balene aveva ormai raggiunto livelli preoccupanti, la Commissione Baleniera Internazionale decise una &lt;strong&gt;moratoria per la caccia commerciale.&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;IL GIAPPONE E LA SCAPPATOIA LEGALE&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt;Nel 1987 il Giappone lancia il suo progetto di ricerca scientifica. Infatti la moratoria prevede l'&lt;strong&gt;eccezione della caccia per fini scientifici&lt;/strong&gt;. È con questa scusa che il Giappone (ma in seguito anche Norvegia e Islanda) hanno cacciato più di &lt;strong&gt;200.000 balene in questi 20 anni&lt;/strong&gt;
e oggi le balenottere azzurre (l'animale più grande della storia del
nostro pianeta) nell'emisfero australe sono meno di 1.500 contro una
popolazione di 250.000 prima dell'inizio della caccia.&lt;br&gt; &lt;br&gt; &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;LO SCANDALO DEI VOTI PRO-CACCIA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt;Da
quando è in vigore la moratoria il Giappone e gli altri paesi balenieri
come Norvegia e Islanda hanno sempre fatto pressione per ottenere la
riapertura della caccia.&lt;br&gt;Nella
commissione baleniera servono i 2/3 dei voti per approvare cambi
importanti come la reintroduzione della caccia. Negli ultimi anni la
politica del Giappone è stata quella di far entrare più paesi amici
possibile per ottenere voti favorevoli. È così che sono entrati nella
commissione baleniera paesi assolutamente privi di interessi balenieri
come Congo, Gabon, Mongolia, Svizzera, Austria, Lussemburgo e una lista
di paesi che non hanno neanche il mare. In questo modo il Giappone è
riuscito ad ottenere l'appoggio di molti paesi. L'esempio più clamoroso
è il Guatemala (che non ha mai avuto interessi balenieri), entrato a
far parte della commissione baleniera internazionale nel 2006. Il
governo del Guatemala ha approvato l'ingresso nella commissione
baleniera internazionale pochi giorni dopo l'uragano Stan che ha
sconvolto il paese nel novembre del 2005. Perché approvare una legge
poco urgente come quella in un periodo così concitato come dopo una
catastrofe naturale?&lt;br&gt;Per
quelle &amp;quot;strane coincidenze&amp;quot; che accadono nel mondo della politica,
pochi giorni dopo che il governo guatemalteco è entrato a far parte
della commissione baleniera internazionale il Giappone ha inviato nel
paese una enorme quantità di aiuti per le vittime della tormenta.&lt;br&gt;Ed un'altra strana coincidenza è che, grazie al suo voto a favore della caccia, il &lt;strong&gt;22 giugno 2006&lt;/strong&gt;
ai Caraibi lo &amp;quot;stop&amp;quot; alla caccia alle balene è stato abolito perché il
divieto alla caccia non è più necessario in quanto il numero delle
balene non è più tale da provocare una rapida scomparsa della specie.&lt;br&gt;Sul
sito di Greenpace c'è un'ampia documentazione sulle cifre investite dal
Giappone per &amp;quot;comprare&amp;quot; i voti favorevoli dei paesi aderenti alla
commissione baleniera.&lt;br&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;Tanto per farsi un'idea, tra il 1987 ed il 2001 la cifra spesa&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;dal Giappone per gli aiuti offerti in cambio di voti, ammonta a circa 400 milioni di dollari.&lt;br&gt;Tuttavia nel 2007&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;il
Giappone ha rinunciato alla caccia alle megattere, indetta per la prima
volta dopo oltre quarant'anni, ma non ha certo rinunciato alla caccia
di altre specie e di tutti i cetacei che, attualmente, vengono uccisi a
migliaia ogni anno. &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;ECOSISTEMA A RISCHIO&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt;Le
balene sono fondamentali per l'ecosistema oceanico. Sono consumatori
primari e consumano tonnellate di zooplancton al giorno. Una forte
riduzione di balene nell'oceano comporterebbe un forte aumento di
zooplancton che consumerebbe gran parte dell'ossigeno disciolto
nell'acqua e danneggerebbe tutta la fauna e la flora dell'oceano. &lt;br&gt; Va detto inoltre che ai due secoli di caccia indiscriminata si sono aggiunte altre minacce.&lt;br&gt;In
primo luogo l'inquinamento da petrolio, metalli pesanti, diossine e pcb
che ha prodotto risultati paradossali: lo scorso anno il corpo di una
balena finito su una spiaggia tedesca è stato smaltito come rifiuto
speciale perché conteneva una percentuale consistente di inquinanti.&lt;br&gt; Poi ci sono le collisioni con le navi e le catture accidentali nelle spadare e in altre reti killer.&lt;br&gt;Infine
il disastro atmosferico. Da una parte l'indebolimento dello scudo di
ozono, dall'altra l'aumento dell'effetto serra che ha modificato il
ciclo vitale nell'area antartica favorendo le meduse e facendo
diminuire il plancton di cui si nutrono le balene.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family:Arial" align=justify&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt;L'Australia
paladina della difesa delle balene, non è mossa soltanto da una
spiccata sensibilità al tema, in realtà ciò che più sta a cuore al
governo australiano è il giro d'affari di 180 milioni di euro l'anno
che produce l'industria australiana del whale-watching (visite guidate
per osservare le balene). Sono migliaia infatti le persone che ogni
anno arrivano sulle coste orientali del continente per osservare il
passaggio delle megattere che dall'Antartide risalgono le coste per
partorire nelle acque più calde della barriera corallina, ridiscendendo
poi alla fine dell'estate accompagnate dai piccoli.&lt;br&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;p style="font-family:Arial" align=justify&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;span&gt;L'Australia
forse non sarà mossa da interessi prettamente animalisti, ma in questo
caso la solita celata ipocrisia ha un giusto fine.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;div&gt;&lt;table cellspacing="0" border="0"&gt;&lt;tr height="8"&gt;&lt;td&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td valign="top"&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://byfiles.storage.live.com&amp;#47;y1pXVy2wpmP3M2bM_N1rOY6Uxzng1lmmBumlTmJFn2dqmCtD-oQzAffYv_Kx8xa4usc"&gt;&lt;img src="http://storage.live.com&amp;#47;items&amp;#47;4B2552AEE59AAEAA&amp;#33;655&amp;#58;thumbnail" border="0"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/td&gt;&lt;td width="15"&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+SALVATE+MOBY+DICK+!&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!654.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!654.entry</guid><pubDate>Tue, 19 Feb 2008 14:31:16 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!654/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!654.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-02-19T14:34:04Z</dcterms:modified></item><item><title>I RIFIUTI RIFIUTATI</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!623.entry</link><description> 

&lt;p style="margin-bottom:14.15pt;text-align:justify"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size:18pt"&gt;&lt;font size=6&gt;I RIFIUTI RIFIUTATI&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;

&lt;p style="margin-bottom:14.15pt;text-align:justify"&gt;Di Stefano
Russo

&lt;p&gt; 

&lt;p style="font-style:italic;font-family:Courier New"&gt;&lt;font size=4&gt;Varie inchieste della magistratura&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;hanno documentato negli ultimi anni traffici
di rifiuti verso il napoletano ed il casertano,rifiuti proveniente per la
maggior parte da regioni del nord Italia. Proprio quelle regioni che ora
&amp;quot;giustamente&amp;quot; respingono i rifiuti da loro stessi prodotti e che la
Campania vorrebbe a sua volta rispedire al mittente.&lt;/font&gt;

&lt;p style="font-style:italic;font-family:Courier New"&gt;&lt;font size=4&gt;E' una situazione paradossale , ma tragicamente vera.&lt;/font&gt;

&lt;p style="text-align:justify;font-style:italic;font-family:Courier New"&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;p style="text-align:justify;font-style:italic;font-family:Courier New"&gt;&lt;font size=4&gt;Qualche giorno fa avviene il
sequestro della discarica di Contrada Pisani a Pianura da parte della Procura
di Napoli.&lt;/font&gt;

&lt;p style="text-align:justify;font-style:italic;font-family:Courier New"&gt;&lt;font size=4&gt;Dagli archivi della Provincia
di Napoli spuntano fuori cinque pagine di &amp;quot;viaggi ufficiali&amp;quot; (quindi
leciti) di rifiuti, effettuati tra la Campania e varie regioni d'Italia. Tali
archivi sono stati trasmessi ai pm che ne hanno fatto richiesta, la sezione è
coordinata dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmoe il titolare del fascicolo
è il magistrato Stefania Buda.&lt;/font&gt;

&lt;p style="text-align:justify;font-style:italic;font-family:Courier New"&gt;&lt;font size=4&gt;Si evince da quegli archivi che
centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti ospedalieri, fanghi speciali,
polveri di amianto, residui di verniciatura, alimenti avariati o scaduti sono
finiti a Contrada Pisani. Una attività che sarebbe stata regolarmente
autorizzata dalle autorità provinciali di Napoli e su cui sta indagando il pm
Buda, che nei giorni scorsi ha ordinato il sequestro della discarica e che ha
ricevuto giovedì scorso i dati relativi allo sversamento.&lt;/font&gt;

&lt;p style="margin-bottom:14.15pt;text-align:justify;font-style:italic;font-family:Courier New"&gt;&lt;font size=4&gt;Dai primi
riscontri risulta che la discarica che il governo ed il commissario De Gennaro
volevano a tutti i costi riaprire, è una vera e propria bomba di veleni. Fiumi
di fanghi speciali, tonnellate di amianto, pezzi di terreno inquinato con
gasolio, rifiuti ospedalieri e chimici. Quasi tutti provenienti, secondo alcuni
atti acquisiti in queste ore dalla Procura di Napoli, da numerose aziende di
Lombardia, Piemonte e Liguria. &lt;/font&gt;

&lt;p style="text-align:justify;font-style:italic;font-family:Courier New"&gt;&lt;font size=4&gt;E' anche noto alla magistratura
che nel 1991, in un ristorante dell'hinterland napoletano,vari politici e
imprenditori si riunirono per organizzare il libero transito dei camion pieni
di rifiuti tossico-nocivi, a seguito del quale politici destri e sinistri hanno
permesso indistintamente alla Camorra di lucrare sulla pelle dei cittadini,
usando la Campania come discarica dei rifiuti tossici di tutte le industrie
d'Italia e d’Europa. &lt;/font&gt;

&lt;p style="text-align:justify;font-style:italic;font-family:Courier New"&gt;&lt;font size=4&gt;Nell´elenco riportato da &lt;em&gt;Repubblica
Napoli &lt;/em&gt;del 25 gennaio sono indicate le aziende e le località di
provenienza dei rifiuti tossici, scaricati nella discarica di Pianura :
Brindisi, vari comuni del Torinese (Chivasso, Robassomero, Orbassano), San
Giuliano Milanese e Opera (Milano), Cuzzago di Premosello (Milano), Riva di
Parabbiago (Milano), Pianoro (Bologna), Parona (Pavia), Mendicino (Cosenza),
San Gregorio (Reggio Calabria), e Roma. &lt;/font&gt;

&lt;p style="text-align:justify;font-style:italic;font-family:Courier New"&gt;&lt;font size=4&gt;Qualche dato tra gli altri. In
particolare, nel 1990, arrivano 16 tonnellate di scarti di collante acrilico dalla
Sicaf di Cuzzango di Premosello (Novara); stesso periodo, 21 tonnellate di
fanghi dell´impianto di depurazione di Ferolmet di San Giuliano Milanese
(Milano). Sempre a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta,
Pianura resta l´eden dei rifiuti speciali: 22 tonnellate di morchie di
verniciatura, resine e fanghi arrivano dalla provincia di Padova; 25 tonnellate
di rifiuti speciali cosmetici scaduti da Tocco Magico di Roma; altre 50
tonnellate di morchie di verniciatura dalla Sicaf di Premosello (Novara). E
ancora: vi finiscono sepolte 79 tonnellate di rifiuti speciali industriali da
Centro Stoccaggio Ferrara di Robassomero (Torino); 113 tonnellate di polveri di
amianto bricchettate da Centro di stoccaggio Ferrara di Robassomero (Torino);
552 tonnellate di fanghi di verniciatura della Ferolmet di San Giuliano
Milanese (Milano). E, infine, 1.106 tonnellate di scorie e ceneri di alluminio
dalla Fonderie Riva di Parabbiago (Milano). &lt;/font&gt;

&lt;p style="text-align:justify;font-style:italic;font-family:Courier New"&gt;&lt;font size=4&gt;Il magistrato probabilmente
avvierà anche un monitoraggio sanitario per una popolazione che continua a
veder aumentare le incidenze di tumori e linfomi in maniera
impressionante.Specie dopo la sconfortante rivelazione pubblicata da
&amp;quot;Lancet&amp;quot;, rivista scientifica tra le prime nel mondo che nella
sezione dedicata all'oncologia definisce i paesi di Nola, Acerra e Marigliano
il &amp;quot;triangolo della morte&amp;quot;.&lt;/font&gt;

&lt;p style="text-align:justify;font-style:italic;font-family:Courier New"&gt;&lt;font size=4&gt;Sono convinto che quei loschi
imprenditori e politici, che si arricchiscono a discapito della vita di tante
persone, si guardino bene dal comprare prodotti agricoli coltivati in quelle
terre infette.Ma la cattiva sorte è sempre vigile, non si sà mai, può sempre
capitare sulla loro tavola una bella insalata cancerogena.&lt;/font&gt;

&lt;p style="text-align:justify;font-style:italic"&gt;&lt;br&gt;

 &lt;br&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+I+RIFIUTI+RIFIUTATI&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!623.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!623.entry</guid><pubDate>Tue, 05 Feb 2008 13:41:38 GMT</pubDate><slash:comments>1</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!623/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!623.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-02-05T13:56:24Z</dcterms:modified></item><item><title>COSI' LA CAMORRA RICICLA I RIFIUTI</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!613.entry</link><description> &lt;div align=justify&gt;&lt;img src="http://image.bayimg.com/iaijmaaba.jpg" alt=" " title=" " align=left height=116 width=160&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;span style="font-style:italic"&gt;Ciclicamente l'emergenza rifiuti in Campania torna a far parlare di sé
non appena un qualcosa, anche un episodio molto piccolo e
apparentemente insignificante, interviene ad interrompere l'ormai
oliato sistema delle connivenze mafiose su cui gira da sempre una
macchina illegale che lo Stato non riesce (o non vuole riuscire) a
sovvertire in alcun modo. Eppure, questa morsa di “monnezza” che
opprime la Campania potrebbe essere spazzata via. Basterebbe solo
volerlo.
Perchè, allora, non si vuole? Cosa c'è dietro un'inquietante immobilità
della classe politica che nonostante impegni gran parte del proprio
tempo a raccogliere dati ed elementi sul problema, poi resta
colpevolmente silente quando si tratta di passare all'azione? E,
soprattutto: chi guadagna montagne di denaro sulla pelle delle persone?&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;Dal libro di Alessandro Iacuelli , &amp;quot; le vie infinite dei rifiuti &amp;quot;&lt;/span&gt;&lt;br&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align=justify&gt; &lt;/div&gt;

&lt;div align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;strong&gt;Sei miliardi di euro &lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=4&gt; «La
maggior parte dei roghi - spiega Alessandro Iacuelli, giornalista e
autore di Le vie infinite dei rifiuti - non ha niente a che vedere con
la crisi delle discariche. Non si tratta di immondizia lasciata là, che
per esasperazione qualcuno decide di eliminare. Quei fuochi fanno parte
di un enorme business per lo smaltimento di sostanze tossiche».
Paradossalmente, le montagne di spazzatura ordinaria che invadono le
città campane, gli accatastamenti maleodoranti su cui scorrazzano topi
e si avventano uccelli, sono soltanto la punta dell'iceberg
dell'emergenza. Poiché la maggior parte delle attività illecite, i
reati più gravi per il territorio, derivano dallo smaltimento illegale
di rifiuti industriali. A fronte degli 800 milioni di euro guadagnati
ogni anno approfittando della paralisi di inceneritori e discariche,
infatti, il giro d'affari che coinvolge sostanze il più delle volte
pericolosissime raggiunge 6 miliardi di euro. Una cifra da capogiro.
«Il punto - spiega Maria Cristina Ribera, magistrato incaricato di
ecomafia alla procura di Napoli - è che i costi di smaltimento sono
troppo alti. &lt;strong&gt;Gli imprenditori del nord, così, invece di pagare
società autorizzate, si rivolgono alla camorra che per quattro soldi
versa i materiali nel terreno&lt;/strong&gt; senza alcun controllo, arricchendosi con un business inesauribile, poiché necessario al nostro sistema industriale». &lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=justify&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;
I metodi sono tanti: i rifiuti solidi, polveri, metalli pesanti,
amianto o scarti di fonderia vengono gettati in migliaia di piccole
discariche abusive nelle campagne, in case abbandonate o sotto i ponti;
i liquidi vengono immessi nelle fognature, distribuiti sui terreni,
oppure sotterrati in grandi barili che lasceranno disperdere il proprio
contenuto nella terra fino a pregiudicare falde, campi e raccolti;
quanto agli infiammabili, vengono gettati su cumuli di stracci o di
pneumatici per evitare l'esplosione e per essere consumati dalle
centinaia di falò che illuminano la notte. In alcune discariche, poi,
le sostanze tossiche vengono mischiate ai rifiuti, come è successo a Lo
Uttaro, dove idrocarburi, manganese e floruri sono penetrati nel
terreno, inquinando le falde acquifere. Conseguenze documentate da
un'indagine della magistratura che il 20 novembre scorso ha portato
alla chiusura del sito e al rinvio a giudizio di dodici persone con
accuse che vanno da «disastro ecologico» a «falso ideologico». Ma ci
sono addirittura casi in cui le sostanze tossiche vengono spacciate per
fertilizzanti e commercializzate a uso dei contadini. La denuncia più
recente, quella di uno scaricatore di Nola rifiutatosi di trasportare
un carico di concime. Qualcuno lo aveva avvertito: era misto a polvere
di amianto. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=justify&gt;&lt;font size=4&gt; &lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=justify&gt;&lt;br&gt; &lt;font size=5&gt;&lt;strong&gt; Prostitute, schiave tuttofare&lt;/strong&gt; &lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=4&gt;
«Nella regione compresa tra Acerra, Nola e Caserta - afferma Iacuelli -
nella zona che nel 2004 la rivista americana The Lancet Oncology
qualificò come &amp;quot;triangolo della morte&amp;quot;, i clan controllano militarmente
un vastissimo territorio, ridotto ormai ad una discarica a cielo
aperto». La camorra segue sempre lo stesso principio: ottimizzazione
dei guadagni e utilizzo totale delle risorse, fino a esaurimento. Anche
di quelle umane. «Visto l'elevato transito di camion - continua il
giornalista - qualcuno intuì che la zona era ideale per lo sfruttamento
della prostituzione». Dopo un accordo con la mafia nigeriana, così,
migliaia di giovani sono state sistemate ad ogni incrocio, perché i
camionisti restituiscano parte dello stipendio ai clan per cui
lavorano. Schiave che sono anche sentinelle pronte a dare un colpo di
telefono nel caso la polizia si trovi a passare.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=justify&gt; &lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;
Il risultato è sordido e non privo di risvolti paradossali. Anche
quando qualcuno si serve di loro, queste donne non possono allontanarsi
dall'incrocio che controllano e vengono usate vicino alla strada -
coperte appena dall'ombra di un cespuglio - con l'occhio sempre attento
a quello che succede intorno. Senza imbarazzo da parte del cliente, che
ne approfitta malgrado il via vai delle auto. Ognuna di esse, poi,
dovendo proteggere una discarica, ne dichiara la presenza: basta
imboccare una delle strade sterrate che partono dal punto che
controllano, infatti, per incappare su un mucchio di rifiuti, amianto,
detriti ma anche pneumatici accatastati o balle di vestiti pronte per
essere sciolte sotto il peso di infiammabili tossici. «Nei dintorni di
Acerra - spiega Iacuelli - le prostitute dichiarano la presenza
militare dei clan. Una spartizione del territorio visibile anche da
alcuni oggetti che ricorrono nelle discariche». In alcune zone è una
poltrona. In altre un frigo o un altro elettrodomestico. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=justify&gt;&lt;font size=4&gt; &lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=justify&gt;&lt;br&gt; &lt;font size=5&gt;&lt;strong&gt; Un paesaggio cifrato&lt;/strong&gt; &lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=4&gt;
La tipologia del rifiuto indica il gruppo che controlla la discarica.
Quando è in piedi significa che si può scaricare, non c'è pericolo. Se
è reclinato, invece, non è il momento. Una volta accessibile la
simbologia, il paesaggio si rivela come un testo cifrato che offre i
meccanismi di un mostruoso depredamento. Nei pressi di Caivano, una
prostituta davanti a un casolare in rovina fa da sentinella
all'ingresso di una strada di campagna. Più avanti, si incontra una
pira di pneumatici su cui è stata posta un'auto che aspetta di essere
sfigurata. Proseguendo, la strada diventa uno spiazzo con rifiuti. Qui,
un frigo steso a terra indica che non si può scaricare. Più avanti,
dietro un cespuglio, una buca nel terreno permette di accedere a una
botola. Sotto la botola l'imbocco di un grande serbatoio interrato e
pieno di liquami. Ancora più avanti, un frigo in piedi annuncia una
discarica attiva da cui si levano fiamme e fumi tossici. Proseguendo
ancora, si sbuca in via Scotti, strada periferica che inizia con la
scuola elementare del paese. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=justify&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;br&gt; Le
rilevazioni dell'Arpac, l'agenzia regionale per l'ambiente, sebbene
scarse, sono sufficienti a lanciare l'allarme. Malgrado la regione sia
prevalentemente agricola, sostanze cancerogene derivanti da processi
industriali sono sparse ovunque, e sono entrate progressivamente nella
catena alimentare: sali di ammonio, idrocarburi, materiali radioattivi
provenienti da rifiuti speciali ospedalieri, sali di alluminio e
piombo, diossina a livelli dieci volte superiori a quelli di Seveso ma
anche residui di migliaia di copertoni dati alle fiamme. Tutte sostanze
pericolosissime che finiscono nei terreni, nelle falde acquifere,
nell'erba, negli animali (bufale e pecore) e - alla fine della catena -
nell'organismo degli esseri umani. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=justify&gt;&lt;font size=4&gt; &lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=justify&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;strong&gt; Boom di tumori &lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=4&gt;Il
vero problema, accusano le associazioni, è che in mancanza di
prospettive di lavoro gli abitanti partecipano attivamente o
passivamente alla depredazione del territorio. «L'assenza delle
istituzioni - spiega Iacuelli - è indubbia. Pensi che ci sono tre
guardie forestali su un territorio immenso e devastato. Ma questo non
basta a spiegare tutto. A chiarimento, valga il fatto che la camorra
non è una realtà astratta bensì l'intreccio ordinario di favori e
interessi. È il contadino che riceve un po' di soldi da qualcuno per
versare materiali nella sua piantagione di patate. Il sindaco che ha
permesso al cugino di riempire la sua discarica ormai esangue di
immondizia». È un sistema di potere alternativo e talvolta
consustanziale a quello dello stato che si tiene in piedi grazie a
persone concrete. Un sistema generato da una società clanica e
familistica che antepone la legge naturale a quella positiva ed è
perciò contraddittoria ai concetti di bene collettivo e di cosa
pubblica. Qualcosa, però, sta lentamente cambiando. Non perché si stia
diffondendo un maggior rispetto per la legalità ma perché, dopo anni di
esposizione a queste sostanze, in molti, moltissimi cominciano a
morire. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=justify&gt;&lt;font size=4&gt; &lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;div align=justify&gt;&lt;font size=4&gt;«Stando
a dati in nostro possesso, confermati da rilevamenti dell'Oms - afferma
Antonio Marfella, tossicologo all'istituto Pascale di Napoli - in
queste zone la percentuale di alcuni tumori raggiunge il 30%, oltre il
doppio della media nazionale. Nella tragedia - continua - questi tumori
sono la nostra unica speranza». Secondo i dati più recenti, infatti, la
camorra, vedendo crescere il malcontento della popolazione e timorosa
di perdere il controllo del territorio, starebbe utilizzando il porto
di Napoli per spedire rifiuti tossici in Africa e in Cina, con una
progressiva diminuzione dei reati contro l'ambiente. Un epilogo
possibile che in realtà sposterebbe soltanto più in là la frontiera
degli abusi necessari al buon rendimento del sistema industriale. «Si
rende conto? - ragiona Marfella con amarezza - Se ci salveremo, è
perché saranno altri a morire al nostro posto»&lt;/font&gt;&lt;/div&gt; &lt;br&gt;IL LIBRO PUò ESSERE SCARICATO DA QUESTO SITO : http://www.lulu.com/content/649193&lt;br&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+COSI'+LA+CAMORRA+RICICLA+I+RIFIUTI&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!613.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!613.entry</guid><pubDate>Sat, 15 Dec 2007 13:22:00 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!613/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!613.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2007-12-15T13:26:16Z</dcterms:modified></item><item><title>CAMBIAMENTI CLIMATICI...COLPEVOLI O INNOCENTI?</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!474.entry</link><description>&lt;font size=6&gt;&lt;span style="font-weight:bold"&gt;CAMBIAMENTI CLIMATICI : UN ALTRO PUNTO DI VISTA SULLA QUESTIONE&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;
&lt;p&gt;&lt;img alt="global_warming_panic.jpg" src="http://www.masternewmedia.org/images/global_warming_panic.jpg" height=473 width=455&gt;&lt;br&gt;
&lt;span&gt;&lt;br&gt;&lt;a href="http://www.stockxpert.com/browse.phtml?f=profile&amp;amp;l=ginosphoto"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;
&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;font size=5&gt;Siamo ormai tutti coscienti ed
allarmati dal problema del &lt;b&gt;surriscaldamento globale&lt;/b&gt; e ci
sentiamo anche in colpa per questo,poichè non si fa che dire
che è colpa del nostro inquinamento e di anni di feroce
industrializzazione.Ma siamo certi che tutta la comunità
scientifica sia concorde con la teoria secondo la quale il
surriscaldamento globale sia causa dell'inquinamento prodotto
dall'uomo?&lt;/font&gt;

&lt;p&gt;&lt;font size=5&gt;Beh direi di no,molti sono gli
scienziati che hanno parere diverso sulla faccenda e che analizzano i
cambiamenti climatici e le variazioni di temperatura studiando più
aspetti che possano determinarli.&lt;br&gt;Io non sono abituato a credere a tutto
ciò che i media con tanto fervore enfatizzano e sono sempre
attento ad ascoltare + versioni di uno stesso fatto anziché
credere cecamente ad uno. 
&lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;font size=5&gt;Inoltre mi sono posto queste domande:
&lt;b&gt;come mai un paese come gli Stati Uniti finanziano ricerche volte a
dimostrare che il cambiamento climatico è  dovuto
all'eccessiva emissione di CO2? &lt;br&gt;Perchè sottolineano il
problema inquinamento e allo stesso tempo non sottoscrivono il
trattato di Kyoto sulla riduzione dei gas nocivi?&lt;br&gt;e perchè un
presidente tanto legato al mercato petrolifero sottoscriva un accordo
con il Brasile per la futura produzione di una fonte di energia
alternativa al petrolio come Il bio-Etanolo? &lt;/b&gt;&lt;/font&gt;















&lt;p align=justify&gt;
&lt;font size=5&gt;&lt;font face="Times New Roman, serif"&gt;Credo
perchè resisi conto che la più grande fonte di
ricchezza e di energia,il petrolio,si stia esaurendo,gli USA ed altre
potenze,cercano fonti alternative. Ma c'è un problema! come
si può guadagnare sul sole o sull'acqua o su altre fonti
alternative?&lt;br&gt;Bisogna
creare un &lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;nuovo mercato&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;
che richieda questo tipo di energia, che sostituisca il petrolio ma
che allo stesso tempo mantenga il &lt;span style="text-decoration:underline"&gt;controllo economico&lt;/span&gt; e la ricchezza
dei paesi (USA in primis) che fino ad ora hanno basato la loro intera
economia sul greggio.&lt;br&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;Il
petrolio sta finendo&lt;/span&gt;&lt;/u&gt; e quel poco che rimane è tra
le mani di &lt;u&gt;paesi arabi&lt;/u&gt; sempre + avidi ed incazzati e nelle
mani del &lt;u&gt;Venezuela&lt;/u&gt; anch'esso sempre più forte autonomo
ed incazzato.&lt;br&gt;Inoltre
la &lt;u&gt;Cina&lt;/u&gt; aumenta la sua produzione industriale
minacciando sempre + le grandi potenze industriali.&lt;br&gt;&lt;b&gt;Come
fermare tutto come riappropriarsi del controllo economico?&lt;/b&gt;&lt;br&gt;Creare
panico il panico da surriscaldamento globale,dire che dobbiamo frenare l'avanzata industriale di paesi
“sleali” come la Cina, ridurre le emissioni ed i consumi di
petrolio e cercare nuove fonti alternative,sfruttando magari i soliti
paesi del 3° mondo(vedi accordo Brasile-Usa) questa volta per 
altro e non più per  il petrolio&lt;br&gt;Questo
giustificherebbe anche perchè gli USA,il Paese che più
produce, acquista e vende petrolio al mondo abbia instaurato rapporti
politici ed economici per  gli anni avvenire con il Brasile per la
ricerca, lo sviluppo e la produzione di fonti  energetiche
alternative come il bioEtanolo.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;span&gt;&lt;br&gt;
&lt;p align=justify&gt;
&lt;table style="width:743px;height:250px" align=center border=0 cellpadding=0 cellspacing=5&gt;

&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;
&lt;td&gt; &lt;img style="width:265px;height:190px" alt="" src="http://www.midiasemmascara.com.br/images/articles/Aperto.JPG" border=0&gt;
&lt;tr&gt;
&lt;td&gt;&lt;span style="font-style:italic"&gt;Stretta di mano tra il presidente del Brasile Lula &lt;/span&gt;&lt;br style="font-style:italic"&gt;&lt;span style="font-style:italic"&gt;e il presidente americano Bush&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;font face="Times New Roman, serif"&gt;&lt;b&gt;Morale
della favola&lt;/b&gt;: pagheremo sempre più caro il petrolio finchè
non si sostituirà con altro, ma sarà allora che
cominceremo a pagare caro anche &amp;quot;l'altro&amp;quot;(sole,acqua,l'aria
magari!),e anche allora gli Usa deterranno il controllo economico
sulle future fonti energetiche.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p&gt; 

&lt;p&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;


&lt;p&gt;&lt;font size=5&gt;Vi mostro brevemente la teoria che è
alla base di una ricerca sul tema del surriscaldamento globale e dei
cambiamenti climatici. &lt;br&gt;La ricerca è condotta da &lt;span style="font-weight:bold"&gt;Adriano
Mazzarella&lt;/span&gt;,&lt;/font&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;font face="Times New Roman, serif"&gt;&lt;span style="font-style:normal"&gt;&lt;span style=""&gt;direttore
del osservatorio  meteorolodico del dipartimento di geofisica e
vulcanologia e prof. di climatologia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face="Times New Roman, serif" size=5&gt;&lt;span style="font-style:normal"&gt;
alla Federico II di Napoli, in collaborazione con altri &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size=5&gt;ricercatori
italiani.&lt;br&gt;Ci tengo a precisare che non sono 2
studentelli a cui piace andare in controtendenza ma studiosi che
autofinanziano la loro ricerca, poiché scarseggiano i
finanziamenti per chi cerca di studiare il fenomeno dei cambiamenti
climatici da un punto di vista diverso da quello antropico.&lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;br&gt;


&lt;p align=center&gt;&lt;a&gt;&lt;/a&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;b&gt;IL
SOLE E I RECENTI MUTAMENTI CLIMATICI&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p align=center&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;/font&gt; &lt;font style="color:rgb(128, 0, 128)" size=6&gt;&lt;/font&gt;&lt;p style="color:rgb(128, 0, 128)" align=center&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;img alt="tanto sole a tutti... ma a te stellina in particolare..." src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2002/02_Febbraio/08/SOLE.jpg" height=448 width=500&gt;&lt;/font&gt;&lt;font style="color:rgb(128, 0, 128)" size=6&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;p style="color:rgb(128, 0, 128)" align=center&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;p align=center&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;b&gt;ADRIANO
MAZZARELLA&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;RIASSUNTO&lt;/font&gt;
&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;i&gt;Viene attualmente
riservato molto interesse al riscaldamento della Terra 
attribuito all’immissione nell’atmosfera da parte dell’Uomo dei
gas ad effetto serra. Pochi, però, si sono  posti il
quesito se tali variazioni siano fisiologiche e rientrino perciò
nelle oscillazioni naturali a lungo periodo del clima. La
descrizione  e la relativa  quantificazione della
variabilità naturale del clima dovrebbe essere, invece, la
premessa necessaria per una corretta  valutazione di eventuali
cambiamenti climatici di natura antropica. Questo lavoro si pone in
quest’ottica e mira all’individuazione di segnali   di
origine esclusivamente solare  in grado di  
giustificare una significativa  percentuale dell’aumento 
della temperatura dell’aria  a scala planetaria. &lt;/i&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;a&gt;&lt;/a&gt; &lt;i&gt;INTRODUZIONE&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;i&gt;Stiamo vivendo un
periodo di intenso antropocentrismo con  l’Uomo che si illude 
di governare la macchina termica del sistema atmosfera-Terra alla
stregua di un capo macchinista, costruisce modelli di circolazione
atmosferica  in grado di risolvere  centinaia di equazioni
per ogni scatoletta di una griglia tridimensionale che ricopre il
globo e  fa di tutto per dimostrare che le cause  del
recente riscaldamento del Pianeta sono attribuibili alla sua azione
forsennata  di produzione di CO&lt;sub&gt;2&lt;/sub&gt;.  Questo
perché  uno dei paradigmi dominanti della scienza  è
quello del determinismo: ogni evento possiede una causa e il futuro è
univocamente determinato dal presente.   Ma un tale
approccio  riduzionista non si può applicare al sistema
atmosfera dove i processi fisico-chimici  sono, invece, regolati
da  parametri  dinamici e termodinamici interconnessi  
e con innumerevoli processi  di retroazione positivi  e
negativi. A tal proposito si è solito  affermare che il
battito di una farfalla in Amazzonia può scatenare  una
tempesta  a New York  dopo un mese: cioè eventi
atmosferici microscopici sono capaci di innescare eventi atmosferici
macroscopici ed imprevedibili. La debolezza  dell’approccio
riduzionista può essere superata solo con un approccio
olistico (Bak, 1996) che  analizzi il sistema atmosfera nella
sua interezza per evidenziarne  una  variabilità
naturale che, premessa necessaria per una corretta  valutazione
di eventuali cambiamenti climatici di natura antropica. &lt;/i&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;i&gt;DISCUSSIONE
&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;i&gt;L’inadeguatezza dei
modelli di circolazione generale dell’atmosfera dipende
dall’elevato numero di parametri che in maniera complessa ed
interdipendente interessano il clima, dalla scarsa conoscenza dei
processi climatici essenziali e dalla inadeguata  informazione
dei fenomeni di retroazione. I modelli GCM sono stati costruiti in
maniera subdola, con lo scopo di attribuire alla CO&lt;sub&gt;2&lt;/sub&gt; un
ruolo primario sulle variazioni termiche dell’aria trascurando
perfino quello del vapor d’acqua, ritenendo talvolta che
l’incremento della concentrazione di H&lt;sub&gt;2&lt;/sub&gt;O sia conseguenza
di quello di CO&lt;sub&gt;2&lt;/sub&gt;. L’atmosfera  non può
essere   costretta  in scatolette ed   è
sconvolgente  come  questi modelli vengano comunque
considerati gli unici strumenti disponibili per consentire decisioni
politiche e sociali.   L’evidenza geologica di segnali coerenti di
100000 anni sia nella concentrazione di CO&lt;sub&gt;2&lt;/sub&gt; che nella
temperatura globale dell’aria T   (figura 6) dimostra, in
maniera definitiva, che l’attuale recente aumento del CO&lt;sub&gt;2, &lt;/sub&gt;sul
quale tanto gli pseudoambientalisti amano disquisire per formulare
scenari apocalittici, appartiene, invece, semplicemente  
alla fisiologia del Pianeta.  &lt;/i&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;i&gt;L’esistenza,
inoltre,  di una modulazione solare significativa della
temperatura dell’aria globale T, sia nel dominio del tempo che 
in corrispondenza dei cicli  di 11, 22 e 60 anni, dimostra 
la realtà fisica  di una  variabilità
naturale  di origine esclusivamente solare e non ascrivibile
certamente ad attività umana alcuna.   I cicli  di
11, 22 e di 60 anni, tipici dell’attività  solare, sono
attualmente in fase tra loro  e questo  ha determinato gli
elevati valori sia nell’attività geomagnetica misurata al
suolo che nella temperatura dell’aria planetaria. Ma questo
scenario non durerà all’infinito! I cicli 
dell’attività solare tenderanno a non essere più in
fase tra loro con il passar del tempo e l’attività del Sole 
tenderà a diminuire. In tali condizioni, la circolazione nel
Mediterraneo, per esempio, tenderà progressivamente ad
acquistare il suo carattere zonale che si tradurrà nel ritorno
progressivo delle stagioni intermedie e di un regime
termo-pluviometrico regolare come osservato nel medio periodo.&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p align=justify&gt;&lt;font size=5&gt;Questa
ovviamente è soltanto una semplificazione estrema di questa
ricerca,poichè il mio scopo è soltanto informare chi
legge questo articolo dell'esistenza di un altro punto di &lt;span style="text-decoration:none"&gt;vista
&lt;/span&gt;&lt;u&gt;scientifico&lt;/u&gt;&lt;span style="text-decoration:none"&gt;
sull'argomento.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p align=justify&gt;&lt;br&gt;
&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+CAMBIAMENTI+CLIMATICI...COLPEVOLI+O+INNOCENTI%3f&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!474.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!474.entry</guid><pubDate>Thu, 05 Jul 2007 13:49:58 GMT</pubDate><slash:comments>1</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!474/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!474.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2007-07-07T11:19:12Z</dcterms:modified></item><item><title>CITYCAT, L'AUTO AD ARIA COMPRESSA</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!472.entry</link><description>&lt;h2 style="font-style:italic"&gt;Non inquina, è economica: fare un pieno costa meno di due euro&lt;br&gt;Entro un anno la Tata produrrà le prime seimila vetture&lt;/h2&gt;&lt;h1&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;b&gt;Aria compressa al posto della benzina&lt;br&gt;Dall'India arriva Citycat, l'auto del futuro&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;/h1&gt;
												
												&lt;br&gt;
								&lt;div&gt;
					&lt;img src="http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/scienza_e_tecnologia/citycat/citycat/este_06072550_26000.jpg" alt="&amp;lt;B&amp;gt;Aria compressa al posto della benzina&amp;lt;br&amp;gt;Dall'India arriva Citycat, l'auto del futuro&amp;lt;/B&amp;gt;" width=280&gt;
																			&lt;/div&gt;
								&lt;font size=5&gt;
ARRIVATE al distributore con la macchina in riserva, ma mentre tutti
gli altri fanno la coda alla pompa di benzina, voi andate direttamente
alla colonnina d'aria per controllare la pressione delle ruote.
Infilate il tubo nel serbatoio e... pfft! in 3-4 minuti avete fatto il
pieno. Passate alla cassa, versate un euro e mezzo (contro i 60-70
degli altri) e ripartite sereni. La vostra macchina ad aria vi porterà
per altri 200 chilometri fino al prossimo pieno. Non è un cartone
animato e neanche uno spot visionario di qualche gruppo estremista
dell'ecologia. &lt;br&gt;&lt;br&gt; Dietro il progetto c'è la Tata, il più
grande gruppo automobilistico indiano, appena reduce da un ambizioso
accordo strategico con la Fiat. E, se tutto andrà come previsto, con
qualche piccolo aggiustamento (ci vorrà un compressore ben più potente
di quello delle ruote per sparare 340 litri di aria nel serbatoio),
quella scena comincerà a svolgersi in India fra poco più di un anno,
nell'agosto 2008, quando la Tata metterà in commercio le prime seimila
Citycat, macchine ad aria compressa capaci di andare a 100 km l'ora e a
emissioni zero, neanche una molecola di anidride carbonica e di effetto
serra. E l'India sarà solo il primo passo: ci sono già accordi per
portare la Citycat in 12 altri paesi, fra cui Germania, Francia, Usa,
Spagna, Brasile, Israele e Sud Africa. &lt;br&gt;&lt;/font&gt;


								

												&lt;div&gt;

&lt;/div&gt;


								&lt;font size=5&gt;&lt;br&gt; Ai profani, il motore ad aria compressa appare
un incrocio fra la locomotiva a vapore e il vecchio, caro fucile
Flobert dei giochi di antichi bambini. L'idea non è nuova. Guy Nègre,
la cui Mdi è il partner della Tata nel progetto, ci lavora, con alterna
fortuna e parecchie false partenze (compresa una italiana, con la Eolo)
dal 1991. Sostanzialmente, si tratta di un motore a due cilindri,
dentro cui si muove un pistone. Grazie ad un particolare design, il
pistone non si muove in sincronia con l'albero motore. Per il 70% del
tempo di rotazione dell'albero motore, il pistone resta fermo in cima
al cilindro, consentendo alla pressione interna di crescere. Questo
ritardo aumenta l'efficienza complessiva del motore, che si mette in
azione quando l'aria compressa, sparata nel cilindro, fa muovere il
pistone, esattamente come succede con il motore a scoppio. Quando
l'auto si ferma, si ferma anche il motore, che riprende a funzionare
quando si pigia l'acceleratore. Non ci sono marce, sostituite da un
computer. Semplice com'è, richiede manutenzione praticamente zero e un
cambio d'olio ogni 50 mila chilometri. Anche le emissioni di anidride
carbonica sono zero, salvo quelle legate all'elettricità per far
funzionare il compressore al momento del pieno. &lt;br&gt;&lt;br&gt; Ad aria, però, non si va più veloce di
50 chilometri l'ora, cioè in città. Su strada - come accade anche con
le ibride benzina-elettricità - entra in funzione un normale motore a
scoppio. In compenso, non c'è bisogno di andare dal distributore, per
l'aria. A casa, si attacca la spina della corrente e un compressore
interno, in 4 ore, ricarica il serbatoio. Un po' come accade per le più
avveniristiche macchine elettriche. Il costo di esercizio della Citycat
è più o meno lo stesso di una macchina elettrica. Senza le batterie,
però. Infatti, costa molto meno: la Tata dovrebbe commercializzarla ad
un prezzo di 12.700 dollari, un decimo di una macchina elettrica. Per
non parlare della macchina ad idrogeno, rispetto alla quale la Citycat
ha anche il vantaggio di non richiedere la creazione di una costosa
rete alternativa di distribuzione del combustibile. Per come funziona,
è gratis anche l'aria condizionata: quella che esce dal tubo di
scappamento è, infatti, a meno 15 gradi. Il rovescio della medaglia è
la difficoltà di riscaldare l'abitacolo e, forse anche per questo, Guy
Nègre sembra guardare soprattutto a paesi caldi. &lt;br&gt;&lt;br&gt; La temperatura dell'aria è anche
all'origine del più consistente dubbio che i tecnici avanzano verso il
motore ad aria compressa. L'aria così fredda, infatti, gela la condensa
nei condotti di aspirazione, bloccandone il funzionamento. Non è ancora
chiaro come Nègre abbia risolto questo problema. Anche una Citycat
perfettamente funzionante, peraltro, incontrerà seri ostacoli sui
mercati occidentali. Per arrivare alle prestazioni dichiarate, infatti,
l'auto deve essere straordinariamente leggera, e la Citycat è quasi
tutta in fibra di vetro, molto fragile per reggere i normali test di
sicurezza. &lt;br&gt;&lt;br&gt; La Citycat, infine, potrebbe
arenarsi in tribunale. Se Nègre è stato il profeta dell'auto ad aria
compressa, altri ci hanno lavorato, come l'uruguayano Armando Regusci.
Secondo alcuni, l'ultimo progetto di Nègre assomiglierebbe un po'
troppo a quello brevettato da Regusci. Se la Citycat arriverà su
strada, aspettatevi una battaglia di brevetti.&lt;/font&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+CITYCAT%2c+L'AUTO+AD+ARIA+COMPRESSA&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!472.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!472.entry</guid><pubDate>Sat, 30 Jun 2007 09:02:42 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!472/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!472.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2007-06-30T09:02:42Z</dcterms:modified></item><item><title>ADDIO ALLA BUSTA DI PLASTICA!</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!459.entry</link><description>&lt;h2&gt;&lt;font size=5&gt;San Francisco e Parigi hanno già stabilito il divieto&lt;br&gt;In Italia saranno fuorilegge dal 2010, come previsto dalla Finanziaria&lt;/font&gt;&lt;/h2&gt;
                                                &lt;h1&gt;&lt;font size=5&gt;&lt;b&gt;Addio alla busta di plastica&lt;br&gt;E' già il tempo dell'eco-shopper&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;/h1&gt;
                                                &lt;h3&gt;&lt;font size=5&gt;E i sacchetti biodegradabili saranno prodotti anche con il pomodoro&lt;br&gt;&lt;span&gt;&lt;i&gt;&lt;br&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/h3&gt;
                                				      &lt;font size=5&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;

								&lt;div&gt;
                   &lt;font size=5&gt;&lt;img src="http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/ambiente/sacchetti-pulizia/sacchetti-pulizia/este_26130913_09560.jpg" alt="&amp;lt;B&amp;gt;Addio alla busta di plastica&amp;lt;br&amp;gt;E' già il tempo dell'eco-shopper&amp;lt;/B&amp;gt;" width=280&gt;&lt;/font&gt;
                                            	        &lt;/div&gt;
                	         	      	            	   	&lt;font size=5&gt;
SAN FRANCISCO e Parigi le hanno appena vietate. Hong Kong e Melbourne
lo faranno nei prossimi mesi; in Italia l'ultimatum è previsto per il 1
gennaio 2010: le buste di plastica non biodegradabili stanno per
lasciare il posto alle più ecologiche soluzioni in materiali agricoli.
Fra le tante disposizioni contenute nella Finanziaria 2007 è prevista
una piccola norma: nel 2010 in Italia ci sarà una piccola rivoluzione
nei nostri comportamenti quotidiani. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
Nell'articolo 1 comma 1129, 1130 e 1131 della Finanziaria si stabilisce
infatti che a partire dal 2007 verrà avviato un &amp;quot;programma sperimentale
di riduzione della commercializzazione di sacchi da asporto che,
secondo i criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme
tecniche approvate a livello comunitario, non risultino
biodegradabili&amp;quot;. I cosìddetti sacchi da asporto non in regola vengono
consumati oggi per circa 250 mila tonnellate all'anno per un mercato di
circa di 500 mila euro, facile immaginare che la disposizione cambierà
e non poco il quadro della produzione nazionale di shopper. Per questo,
il programma di riduzione, che dovrebbe entrare in vigore entro
centoventi giorni dall'approvazione della legge con un costo non
inferiore al milione di euro, prevede un passaggio graduale dall'una
all'altra produzione, ancora ferma oggi ad un mercato di 1500
tonnellate di sacchetti all'anno per un fatturato di circa 15 milioni
di euro. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
Ma perché le buste di plastica devono andare in pensione? La
Finanziaria parla di riduzione delle emissioni di anidride carbonica in
atmosfera, di rafforzamento della protezione ambientale e di sostegno
alle filiere agro-industriali nel campo dei biomateriali, si parla
inoltre anche di un contributo al raggiungimento degli obiettivi
fissati dal Protocollo di Kyoto e di messa in regola rispetto alla
diretta EN13432 della Comunità Europea. Per circa 300 mila tonnellate
di buste vengono infatti bruciate quasi 430 mila tonnellate di
petrolio, il divieto comporterebbe quindi la riduzione di 200 mila
tonnellate di biossido di carbonio. &lt;br&gt;&lt;/font&gt;


                                        


                                        
                                                                                &lt;div&gt;
&lt;/div&gt;


                                        &lt;font size=5&gt;&lt;br&gt;
Quali i futuri sostituti alla plastica? Basta mezzo chilo di mais e un
chilo di olio di girasole per produrre cento eco-shopper. La soluzione
al problema è stata individuata quindi nell'utilizzo di prodotti
agricoli biodegradabili realizzati tramite la coltivazione di 200 mila
ettari di terreno a granoturco e girasole che andrebbero a ridurre
l'attuale gap tra il costo di un sacchetto ecologico, circa 8
centesimi, e uno in plastica tradizionale, circa cinque. Fra i
possibili materiali agricoli che potrebbero sostituire la plastica ci
sarebbe anche il pomodoro, alimento simbolo dell'economia nazionale
prodotto in 65 milioni di quintali l'anno: i polisaccaridi estratti
dagli scarti dell'ortaggio una volta purificati potrebbero diventare
eco-shopper. Ad oggi in Italia la maggioranza dei sacchetti
biodegradabili vengono realizzati con un ricavato dell'amido di mais
chiamato Mater-Bi e prodotti dalla bioraffineria Novamont, unica nel
suo genere fino alla recente apertura di stabilimenti simili nell'area
industriale di Terni. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
La direttiva italiana arriva però in ritardo rispetto al resto del
mondo: in alcune metropoli, quella delle buste di plastica pare essere
già una moda d'altri tempi. Parigi, con una scelta pionieristica
rispetto al resto dell'Europa e della stessa Francia, ha vietato le
buste di plastica già dall'inizio di quest'anno. Anche se nei fatti la
misura non sembra sia stata ancora applicata. A San Francisco ad
esempio dove già da tempo era possibile scegliere la carta, la plastica
sarà definitivamente bandita a partire da settembre 2007 dai maggiori
supermercati e in seguito vietata anche nelle farmacie. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
Melbourne pratica già dallo scorso luglio una sovratassa sull'acquisto
delle buste di plastica. Hong Kong, che svetta con un consumo di circa
otto miliardi di sacchetti non biodegradabili all'anno, sta
pianificando un programma di riduzione che porterà nel giro di un anno
all'utilizzo di un miliardo di sacchetti inquinanti per poi passare al
definitivo divieto. Molti gli altri paesi che hanno già vietato o
stanno muovendosi in questa direzione: dal Bangladesh al Sudafrica, da
Taiwan all'Irlanda. &lt;br&gt;&lt;/font&gt;


                                        


                                        





                				&lt;br&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+ADDIO+ALLA+BUSTA+DI+PLASTICA!&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!459.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!459.entry</guid><pubDate>Wed, 27 Jun 2007 16:02:55 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!459/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!459.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2007-06-27T16:05:29Z</dcterms:modified></item><item><title>Pannelli solari</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!418.entry</link><description>&lt;h2&gt;Ecco il decreto del governo per favorire il fotovoltaico&lt;br&gt;Anche ospedali e scuole potranno vendere l'energia in rete&lt;/h2&gt;
                                                &lt;h1&gt;&lt;font size=6&gt;&lt;b&gt;Ogni casa una minicentrale&lt;br&gt;premi a chi usa pannelli solari&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;/h1&gt;
                                                &lt;h3&gt;&lt;span&gt;&lt;br&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
                                				      &lt;br&gt;

								&lt;div&gt;
                   &lt;img src="http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/ambiente/solare/conto-energia-2007/stor_9731600_07190.jpg" alt="&amp;lt;B&amp;gt;Ogni casa una minicentrale&amp;lt;br&amp;gt;premi a chi usa pannelli solari&amp;lt;/B&amp;gt;" width=200&gt;
                                                         &lt;p&gt;Pannelli solari
                         	        &lt;/div&gt;
                	         	      	            	   	






                															                    &lt;font size=4&gt;&lt;b&gt;ROMA - &lt;/b&gt;La
trafila è semplice. Si va in banca per prendere 7 mila euro a tasso
agevolato, il 2 per cento. Con questi soldi si comprano 7-8 metri
quadrati di pannelli fotovoltaici, quanto basta per ottenere un
chilowattora di potenza. Si mette l'impianto in giardino, o sul tetto,
o sul terrazzo. Lo si collega al contatore elettronico, già arrivato in
molte case, per vendere all'Enel o alle ex municipalizzate l'energia
prodotta. E si aspetta. Ogni giorno che passa porta un credito virtuale
che alla fine dell'anno si trasforma in vantaggio materiale: circa 500
euro di incasso che permettono di ammortizzare la spesa d'installazione
in 15 anni, ottenendo due vantaggi accessori. Il primo è che la mini
centrale fotovoltaica dura 25 anni e gli ultimi 10 garantiscono il
guadagno. Il secondo è la soddisfazione di utilizzare energia pulita,
che non minaccia la stabilità del clima. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
E' questo il senso del nuovo &amp;quot;conto energia&amp;quot;, il decreto che ieri, dopo
essere stato messo a punto dai tecnici del ministero dell'Ambiente e
del ministero dello Sviluppo Economico, ha ricevuto il via libera
definitivo dalla Conferenza Stato-Regioni. E la prossima settimana
verrà inserito nel pacchetto energia che contiene le misure volute dal
governo per rilanciare l'efficienza e le rinnovabili. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
&amp;quot;Il precedente conto energia era stato un disastro perché si erano
privilegiati gli impianti di taglia più alta innescando fenomeni
speculativi&amp;quot;, spiega Fabrizio Fabbri, capo della segreteria tecnica del
ministero dell'Ambiente. &amp;quot;Di 500 megawatt concessi ne sono stati
effettivamente realizzati solo 6. Questa volta abbiamo adottato il
modello tedesco: niente tetti massimi per gli incentivi, chi vorrà
diventare un mini produttore di energia fotovoltaica potrà farlo. E i
piccoli verranno premiati più dei grandi&amp;quot;. &lt;br&gt;&lt;/font&gt;


                                        


                                        
                                                                                &lt;div&gt;&lt;font size=4&gt;&lt;a href="http://ad.it.doubleclick.net/jump/N3991.manzoni.it/B2178499.2;sz=180x150;ord=1511367429?" target="_blank"&gt;
&lt;img src="http://ad.it.doubleclick.net/ad/N3991.manzoni.it/B2178499.2;sz=180x150;ord=1511367429?" alt="Click Here" border=0 height=7 width=7&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;


                                        &lt;font size=4&gt;&lt;br&gt;
Scegliendo un impianto di potenza compresa tra 1 e 3 chilowatt si
otterrà infatti un bonus pari a 40 centesimi per ogni chilowattora
prodotto se i pannelli sono collocati in piano (in giardino, in
terrazzo), 44 centesimi se poggiano su un tetto inclinato, 49 se
diventano parte integrante del tetto. Fra i 3 e i 20 chilowatt di
potenza le tariffe sono rispettivamente 38, 42 e 46 centesimi, sopra i
20 chilowatt 36, 40 e 44 centesimi. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
In sostanza l'energia fornita da un singolo utente, o da un condominio,
viene immessa in rete e venduta a una quotazione calibrata in modo da
sostenere lo sviluppo del settore. Oltre a incassare il prezzo
maggiorato, si ottiene poi una seconda agevolazione: per ogni
chilowattora fotovoltaico prodotto si può usare gratuitamente un
chilowattora ottenuto con sistemi convenzionali; e il consumo extra
viene pagato a tariffa standard, 9 centesimi a chilowattora. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
L'unico limite economico di questo sistema è che l'obiettivo massimo è
il pareggio: bolletta zero. Se si vogliono mettere i pannelli
fotovoltaici nella casa al mare, dove magari si finisce per produrre
più di quello che si utilizza, è possibile però firmare un altro
contratto che prevede la vendita di tutta l'energia prodotta (in questo
caso è possibile ottenere un attivo) e il pagamento a parte
dell'energia consumata. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
Ancora più conveniente (più 5 per cento) la tariffa per chi produce
l'energia che consuma, per chi toglie le coperture in eternit, per
scuole e ospedali. Una possibilità subito rilanciata dal ministro della
Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni: &amp;quot;Se in cinque anni solo su un
quarto degli edifici scolastici italiani venisse realizzato un impianto
di produzione di energia elettrica con un sistema fotovoltaico di
piccole dimensioni (50 kwh, ndr), la totalità degli impianti
produrrebbe l'energia di una grande centrale elettrica a gas o a
carbone impedendo l'emissione di 3 milioni di tonnellate di anidride
carbonica in atmosfera&amp;quot;. &lt;/font&gt;


                                        


                                        


                                        &lt;br&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+Pannelli+solari&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!418.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!418.entry</guid><pubDate>Sat, 17 Feb 2007 12:31:08 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://touching-the-sun.spaces.live.com/blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!418/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!418.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2007-02-17T12:31:08Z</dcterms:modified></item><item><title>Lontre di fogna</title><link>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!417.entry</link><description>&lt;h3&gt;&lt;font size=5&gt;Lontre di fogna&lt;/font&gt; &lt;/h3&gt; 

&lt;img alt=lontra.jpg src="http://www.beppegrillo.it/immagini/lontra.jpg" height=251 width=300&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=4&gt;
Vicino a &lt;strong&gt;Serre&lt;/strong&gt;, Salerno, ci sono &lt;strong&gt;lontre e aironi e acque pure&lt;/strong&gt;.
Posto ideale per una mega discarica con topi di fogna. Gli abitanti
protestano, ma non dovrebbero. Anche loro vanno omologati alla m..da.
Chi credono di essere?&lt;br&gt;Per risolvere l’annoso problema delle &lt;strong&gt;discariche&lt;/strong&gt; ci sono però &lt;strong&gt;due soluzioni&lt;/strong&gt;.
La prima è di lasciare i rifiuti dove si trovano: nelle città. Tra
Pm10, escrementi di cane (e anche umani) e spazzatura urbana di ogni
tipo nessuno se accorgerà. Chi nota infatti il puzzo delle città? Una
discarica in Piazza del Duomo a Milano o in Piazza Venezia a Roma
passerebbe inosservata.&lt;br&gt;Altra soluzione:&lt;strong&gt; la Cina&lt;/strong&gt;. Da quel lontano e immenso Paese arrivano ogni giorno bastimenti pieni. Tornano vuoti. Vanno &lt;strong&gt;riempiti di rifiuti&lt;/strong&gt;.
Si paga qualcosa alla Cina che ci guadagna. A noi costerebbe meno della
costruzione di depuratori e megadiscariche. Con beneficio delle aziende
e dell’occupazione e del commercio con l’estero.&lt;/font&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=5414825038112796330&amp;page=RSS%3a+Lontre+di+fogna&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=touching-the-sun.spaces.live.com&amp;amp;GT1=touching-the-sun"&gt;</description><comments>http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!417.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://touching-the-sun.spaces.live.com/Blog/cns!4B2552AEE59AAEAA!417.entry</guid><pubDate>Sat, 17 Feb 2007 12:24:09 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http: